Gli USA
e l’immigrazione messicana

24/11/2014

Come annunciato qualche giorno fa, Obama intende regolarizzare la posizione di circa cinque milioni di immigrati che ora vivono negli Stati Uniti senza regolare permesso. Suscitando non poche polemiche da parte repubblicana, il Presidente ha scelto lo strumento del decreto esecutivo, che riguarderà gli immigrati arrivati negli Stati Uniti da bambini, le loro famiglie e i bambini nati negli USA da genitori irregolari, ma che vivono negli Stati Uniti da almeno cinque anni. Queste persone non diventeranno cittadini, né avranno un permesso legale di residenza a tempo indeterminato, ma otterranno un permesso di lavoro e il numero di previdenza sociale, senza rischiare più l’espulsione.

Obama ha motivato la decisione richiamandosi alla storia degli Stati Uniti: «Siamo sempre stati e saremo sempre un Paese di immigrati. Anche noi eravamo stranieri una volta, e ciò che ci rende Americani è la nostra adesione a un ideale comune, quello che tutti siamo creati uguali». Gli Stati Uniti hanno bisogno di immigrati, ne hanno sempre avuto bisogno e continuano ad averne. L’immigrazione è sempre stata uno dei motori dell’economia, anche se è considerata un potenziale problema proprio dal punto di vista economico, oltre che culturale, da coloro che già vivono negli Stati Uniti.

Il tasso di natalità sta diminuendo in tutto il mondo, anche se a ritmi ancora molto diversi. Gli USA non possono permettersi un calo demografico: hanno ancora pochi abitanti rispetto al potenziale del territorio. Uno dei fattori di stabilizzazione demografica è proprio l’immigrazione.

Molti degli immigrati che saranno regolarizzati dal provvedimento provengono dal Messico. Ora l’economia messicana cresce (è già la 13° economia del mondo) e ancor più rapidamente cresce la domanda di manodopera qualificata, dunque si può ipotizzare che sempre meno Messicani emigreranno. Da qualche anno ormai il numero di Messicani che lasciano gli Stati Uniti per tornare in patria è pari a quello di connazionali che intraprendono il viaggio contrario. Molti immigrati negli USA oggi arrivano dal Guatemala o da altri paesi del Centro America, ma sono anch’essi di lingua spagnola.  

L’immigrazione messicana ha una sua specificità nel rapporto dell’immigrato con il suo paese di origine. Tutti gli immigrati giunti negli USA nel corso dei secoli, che fossero irlandesi o italiani, avevano legami forti con il loro paese di origine. Ma era molto tempo fa, i paesi di origine non erano raggiungibili in macchina e gli immigrati si allontanarono sempre più, anche in senso metaforico, dal loro paese. Nel caso degli immigrati messicani, invece, le distanze sono molto ridotte. Ma ancor più importante è il fatto che, spostandosi a nord, entrano in un territorio che un tempo era parte del Messico: i toponimi sono in spagnolo, vi si parlano dialetti spagnoli, c’è una popolazione spagnola. Per questo negli Stati Uniti una parte dell’opinione pubblica teme che l’impatto politico e sociale dell’immigrazione messicana abbia un peso diverso rispetto alle altre immigrazioni, e possa poco a poco incidere sul senso di appartenenza ad un’unica nazione e un unico stato, almeno in alcune parti del territorio.

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