L’Algeria post-Bouteflika
tenta la cooptazione degli islamisti

22/12/2014

In vista dell’imminente fine del mandato del presidente Abdel Aziz Bouteflika, gravemente ammalato, l’establishment politico-militare ha iniziato a sondare il terreno per intessere nuove alleanze con altre forze politiche, anche in ambienti islamisti – in particolare con i membri del Fronte Islamico di Salvezza (FIS) Abbassi Madani e Ali Benhadj, nonché con l’ex leader dell’ala militare del movimento, l’Esercito Islamico di Salvezza, Madani Mezrag. Si tratta di un’operazione che vale la pena seguire con attenzione. 

La storia del FIS

Nel 1990 il FIS, che raccoglieva diverse organizzazioni radicali islamiste, ottenne circa il 54% dei voti alle elezioni amministrative, e poco dopo ottenne una schiacciante vittoria al primo turno delle elezioni nazionali, conquistando 188 dei 231 seggi parlamentari. Il Fronte di Liberazione Nazionale (FLN) del presidente Chadli Bendjedid e dell’allora giovane Bouteflika, al potere dall’indipendenza, ottenne appena 15 seggi. Di fronte al rischio di perdere il potere, i militari del FLN organizzarono un colpo di stato, presero il controllo del paese e incarcerarono gli oppositori. I movimenti salafiti imbracciarono le armi e organizzarono un feroce jihad, sgozzando a volte in una notte la popolazione di interi villaggi ‘colpevoli’ di avere scelto un sindaco non islamista. Il solo GIA, Gruppo Armato Islamico, fu responsabile di oltre 200.000 vittime durante la guerra civile.

Negli anni ’90 fra i jihadisti emerse il Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento, che poco dopo aderì ad al Qaeda dando origine ad Al Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM). Gli elementi meno radicali si avvicinarono invece al FIS e crearono l’Esercito Islamico di Salvezza, che però nel 1997, preso di mira non soltanto dai militari ma anche dai salafiti, dichiarò un cessate il fuoco unilaterale e due anni dopo si sciolse – prendendo le distanze dai terribili eccidi del GIA.

Durante la guerra civile i Fratelli Musulmani, organizzati nel Movimento per la Società e la Pace, rimasero fedeli allo stato schierandosi con i militari, e a metà degli anni ’90 parteciparono alle elezioni e presero parte alla vita politica del paese. Nel 1999 il Fronte di Liberazione Nazionale guidato da Bouteflika riuscì a cooptarli, formando una grande coalizione e sconfiggendo i salafiti.

Per porre fine alla guerra civile il FNL nel periodo 1999-2004 fece un tentativo di riconciliazione adottando la Carta per la Pace e la Riconciliazione, che divenne legge nel 2006. Ma dopo l’11 settembre ci fu un inasprimento contro i gruppi salafiti che, per quanto indeboliti, rappresentavano ancora una minaccia per il governo. Il patto con i Fratelli Musulmani resse, e Bouteflika riuscì a vincere tutte le successive elezioni.

Ma lo scoppio delle ‘Primavere Arabe’ nella regione causò una frattura nella coalizione: il Movimento per la Società e la Pace, incoraggiato dal successo dei Fratelli Musulmani in Tunisia, Marocco ed Egitto, lasciò il governo e si unì ad altri gruppi islamisti creando la Coalizione Verde. Ora che i Fratelli Musulmani sono usciti dalla coalizione, i militari cercano l’alleanza con il FIS.

I leader ad Algeri sono consapevoli del pericolo islamista, specialmente ora che una branca di AQIM ha dichiarato fedeltà allo Stato Islamico prendendo il nome di Jund al-Khalifah. Sperano che la cooptazione del FIS serva a frenare l’avanzata di jihadisti e salafiti, e causi ulteriori scissioni in un panorama islamista già molto frammentato. Ma il successo della strategia dipenderà dall’abilità politica del futuro presidente.

 

 

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