Mind the gap

30/01/2015

In un articolo per Strategic Forecasting Jay Ogilvy avanza una ipotesi che anche altri analisti stanno valutando, a proposito delle diffuse condizioni di ribellione armata e di guerra civile in atto in tante regioni del globo: che non si tratti soltanto di regressione e di conflitti civili all’interno di culture che non riescono a trasformarsi per affrontare con successo la modernità (come la cultura islamica) ma che si tratti di un fenomeno che potrà presto estendersi a tutte le culture, man mano che aumenta il numero di quelli che ‘non ce la fanno’. 

L’ipotesi è che acquisire tutte le conoscenze necessarie per operare con successo nel mondo e farlo progredire ulteriormente sia oggi un processo così lungo e così difficile, che sempre meno persone ci riescono, perché la nostra evoluzione biologica non è stata abbastanza veloce per renderci mediamente capaci di conoscere e capire la quantità di nuova cultura e di nuove tecnologie prodotte nel mondo. Sempre più persone perciò non raggiungono un livello di cultura sufficiente per aver successo, nonostante il periodo di formazione e di studio sia ormai talmente lungo da raggiungere l’età in cui pochi secoli fa era normale morire, dopo una vita adulta e produttiva.

?Lo storico Philippe Aries ha sottolineato che nella società medievale l’idea di adolescenza non esisteva. I ragazzini di 12 anni erano già adulti, con compiti e responsabilità da adulti. Oggi difficilmente un giovane è pronto per un compito di responsabilità prima dei 30 anni, ammesso che riesca a crescere intellettualmente e culturalmente fino a quell’età. Aumenta costantemente il numero dei giovani che non riescono a raggiungere una formazione che permetta loro buone possibilità di vita sociale ed economica, neppure dopo 15 anni di studio. Aumenta costantemente il numero di persone che finiscono col sentirsi ‘lasciati indietro’, ‘abbandonati’ dalla storia. È un sentimento che genera rabbia, come ripete il saggista indiano Pankaj Mishra, o come lo scrittore turco Orhan Pamuk fa spesso dire ai suoi personaggi.

Ecco un esempio dell’edizione inglese del romanzo ‘Snow’: "We're poor and insignificant," said Fazul, with a strange fury in his voice. "Our wretched lives have no place in human history. One day all of us living now in Kars will be dead and gone. No one will remember us; no one will care what happened to us. We'll spend the rest of our days arguing about what sort of scarf women should wrap around their heads, and no one will care in the slightest because we're eaten up by our own petty, idiotic quarrels. When I see so many people around me leading such stupid lives and then vanishing without a trace, an anger runs through me…"

Lascia un commento

Vuoi parteipare attivamente alla crescita del sito commentando gli articoli e interagendo con gli utenti e con gli autori?
Non devi fare altro che accedere e lasciare il tuo segno
Ti aspettiamo!

Accedi

Non sei ancora registrato?

Registrati

I vostri commenti

Per questo articolo non sono presenti commenti.