La polarizzazione politica in Ucraina
origini e storia

01/07/2015

Camminare per le strade di Kiev è come camminare attraverso un libro di storia. Qui nel IX secolo le tribù orientali, organizzate in federazione dai Vichinghi scandinavi, fondarono la Rus di Kiev (mappa a lato), prima manifestazione storica della Russia, che al suo apice abbracciò la maggior parte dell’Europa Orientale, dal Mar Baltico al Mar Nero. Kiev ne fu il centro politico e commerciale. Il re Vladimir il Grande di Kiev si convertì al cristianesimo ortodosso nel 988, determinando il futuro religioso dell’Ucraina e della Russia. 

Il regno ebbe vita breve: già nel XII secolo iniziò a declinare a causa di conflitti interni e nel 1240 fu annientato dalle orde mongole che arrivarono da est. Kiev e il resto dell’attuale Ucraina finirono sotto controllo del Granducato di Lituania nel XV secolo (mappa sotto) , poi della Confederazione polacco-lituana. Nel frattempo il principato di Mosca, a nord est di Kiev, crebbe fino a diventare il nuovo centro della civiltà slava orientale.

Da allora il destino dell’Ucraina è sempre stato influenzato da Polonia e Lituania a Ovest e dalla Russia a Est, che per secoli si contesero il controllo del territorio, ponendo le basi per la divisione est-ovest del paese che persiste ancora oggi. La valle del Dnieper, su cui giace Kiev, può essere considerata la divisione geografica fra le due anime del paese. 

Nella valle del Dnieper si insediarono i Cosacchi nel XVI secolo. Popolo di frontiera, costantemente in guerra sia con le popolazioni asiatiche e musulmane, sia con i Tatari ortodossi di Crimea, i Cosacchi possono essere considerati i precursori del movimento indipendentista ucraino moderno, con un’identità distinta sia dai Polacchi cattolici che dai Russi ortodossi. Il cosacco Bohdan Khmelnytskyled si ribellò contro la Confederazione polacco-lituana, creando uno stato cosacco indipendente sugli argini del fiume Dnieper nel 1648, ma appena un secolo dopo la sua fondazione la regione venne spartita fra Russia e Ucraina. Nel XIX secolo l’influenza culturale russa sull’Ucraina crebbe per l’ascesa dell’Impero russo. Kiev divenne allora un centro industriale prospero.

La storia contemporanea

Un forte movimento nazionalista emerse nell’Ucraina occidentale dopo la caduta dell’Impero russo nel 1917. Ma nel 1922 la regione fu incorporata nell’Unione Sovietica. Il programma di collettivizzazione forzata presto ridusse l’Ucraina alla fame. Nel 1932-33 circa 6 milioni di Ucraini vennero lasciati morire di fame per decisione di Stalin. Pochi anni dopo il paese fu invaso dalle truppe naziste, accolte con simpatia da quella parte della popolazione che ormai odiava l’Unione Sovietica, che però riuscì a ricacciare i nazisti e vincere la guerra. La guerra fece altri milioni di morti.

Nel 1991 l’Unione Sovietica crollò e Kiev divenne la capitale del nuovo stato indipendente di Ucraina, che raggiunse un livello di sovranità e indipendenza senza precedenti. Il Paese divenne presto oggetto di due influenze contrapposte: la Russia a Est e l’Unione Europea a ovest. Questo contribuì alla nascita di partiti politici e fazioni in fortissima competizione fra loro.

Negli anni ‘90 un debole governo ucraino tentò di ricostruire il paese e di stabilire un fragile equilibrio tra la Russia e l’occidente. Ma nel 2004 le elezioni presidenziali produssero la dubbia vittoria del candidato filo-russo Viktor Yanukovich sul suo oppositore filo-occidentale, Viktor Yushchenko, ma proteste di massa esplosero a Kiev, ricordate come la Rivoluzione Arancione. I risultati elettorali furono dichiarati illegittimi; Yushchenko e Yulia Timoshenko salirono ai vertici del potere. Nei dieci anni successivi, il baricentro politico ucraino si spostò verso occidente, con la richiesta formale di adesione all’Unione Europea e alla NATO. Mosca rispose tagliando il gas all’Ucraina nel 2006 e nel 2009, e mostrando aperta alle politiche filo-occidentali di Kiev.

Le tremende lotte intestine anche fra i politici filo-occidentali non permisero al paese di completare il processo di integrazione europea. Il governo perse il sostegno della popolazione, che nel 2010 votò in maggioranza per il filo-russo Yanukovich, soprattutto nelle regioni orientali e meridionali. Yanukovich rese illegale l’adesione alla NATO, estese di 25 anni l’affitto della base navale russa in Crimea in cambio di un abbassamento dei prezzi del gas russo. Yanukovich si oppose anche all’accordo di libero scambio con l’Unione Europea. Allora la fazione filoccidentale, frustrata, diede vita al “Movimento di Euro Maidan”, culminato con l’estromissione di Yanukovich nel febbraio 2014. La portata e la ferocia delle proteste di Maidan fu senza pari nella storia dell’Ucraina post-sovietica. La Russia rispose in maniera aggressiva annettendo la Crimea e istigando una rivolta pro-russa nell’est dell’Ucraina. Nonostante il cessate il fuoco di febbraio 2015, il conflitto in Ucraina potrebbe continuare per parecchi anni, dato che il paese non ha un’unità culturale, geografica o storica forte.

Tre città ucraine, tre anime diverse

Odessa ha una storia speciale. Fu fondata nel 1794 da Caterina la Grande per essere il principale porto russo sul Mar Nero. Prima della fondazione della città l’area era scarsamente popolata e occupata da una fortificazione ottomana. La Russia la conquistò nel 1789 e la incorporò nella Novorossya – Nuova Russia - che si estendeva dal Dniester a Mariupol.

Fin dall’inizio Odessa fu una città cosmopolita. Nel 1800 il boom commerciale della città e l’atmosfera relativamente tollerante attrassero immigrati da vari paesi, compresi Russi, Turchi, Polacchi ed Ebrei. La città visse pogrom anti-ebraici, soprattutto nel 1905. Durante la Seconda Guerra Mondiale i nazisti uccisero l’80% degli Ebrei della città e della regione circostante. Dopo la guerra l’Unione Sovietica disperse anche le altre minoranze. Oggi la maggior parte degli abitanti della città sono o Ucraini o Russi. Ma la città porta ancora i segni di un passato cosmopolita che le ha fatto assumere un atteggiamento neutrale nei confronti del conflitto. Dall’inizio del conflitto però il commercio con la Russia è crollato, gli abitanti sono scontenti per le paghe stagnanti e l’alta inflazione.

Lviv (Leopoli), all’estremo ovest del paese, fino al 1919 fu parte della Galizia austro-ungarica, che comprendeva anche parti delle moderne Ucraina e Polonia. E’ stata per secoli un importante centro culturale e commerciale, grazie anche a una fiorente comunità ebraica, poi sterminata dai nazisti. Nel periodo tra le due guerre mondiali divenne polacca, durante la Seconda Guerra mondiale fu invasa dai nazisti, quindi conquistata dall’Unione Sovietica. Durante le agitazioni del 2014 i dimostranti filo-occidentali presero d’assalto i palazzi del governo locale e dichiararono la città indipendente, due giorni prima che le proteste di Euro Maidan a Kiev obbligassero il presidente Yanukovich a rinunciare al potere.

Lviv è la più europea fra le città dell’Ucraina, per storia e cultura. Cadde sotto il controllo russo soltanto dopo la seconda guerra mondiale, quando fu tolta alla Polonia e annessa all’Ucraina sovietica.

Kharkiv, la seconda città dell’Ucraina per grandezza, è a soli 40 chilometri dal confine russo. La città, la cui architettura mostra i segni del dominio sovietico, ha una popolazione divisa a metà fra filo-russi, che parlano russo, e filo-ucraini, che parlano ucraino. Molte famiglie hanno parenti in territorio russo. Kharkiv è ancora sotto il controllo del governo ucraino, pur avendo subito numerosi attacchi. La popolazione teme che la guerra proseguirà ancora a lungo e crede che la migliore soluzione sia garantire autonomia amministrativa o status federale alla regione cui appartiene, che si chiama Donbass. La guerra ha portato una grande crisi economica a Kharkiv: le sue industrie stanno estinguendosi, gli scambi commerciali sono bloccati sia con l’est che con l’ovest.

 

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