La svalutazione dello Yuan
e l'assurdità dei mercati finanziari

01/09/2015

Perché la svalutazione, per altro di poco conto, dello yuan cinese ha innescato una catena di preoccupanti reazioni sui mercati finanziari, e ha fatto crollare i valori dei titoli delle aziende in America, in Europa, in Africa, non soltanto in Cina? Perché così funzionano i mercati finanziari oggi: con reazioni sproporzionate, perché sproporzionati sono i capitali in circolazione. 

Le economie di tutti i paesi del mondo sono strettamente interconnesse, perciò gli avvenimenti in una parte del globo hanno ripercussioni ovunque, anche su aree lontane, soprattutto attraverso tre canali:

1-     L’incidenza sui prezzi delle materie prime, soprattutto sul prezzo dell’energia. Se i prezzi dell’energia e delle materie prime salgono o scendono, variano i costi di produzione per tutto il mondo. Le variazioni impattano pesantemente e immediatamente sui paesi che sono grandi produttori ed esportatori di energia, ma nell’arco di poche settimane cambiano anche i costi dei servizi e dei prodotti nelle aree più remote del globo.

2-     L’incidenza sul mercato delle esportazioni e delle importazioni in tutto il mondo, in due modi diversi: cambiando la competitività relativa fra le economie dei vari paesi (ad esempio l’Italia si avvantaggia se scendono i prezzi dell’energia e delle materie prime, dato che non ne ha sul proprio territorio e le deve importare), e cambiando le quantità di denaro che i vari paesi possono destinare all’importazione di beni di consumo (ad esempio i paesi produttori di petrolio importeranno meno beni di lusso dall’Italia se i prezzi del petrolio scendono molto).

3-      Lo spostamento dei capitali (risparmio e credito) dall’una all’altra parte del mondo, che oggi avviene online in pochi minuti. Le reazioni sono dunque immediate, e innescano contro-reazioni altrettanto immediate. Ma non è la velocità delle azioni e reazioni che si susseguono a catena a creare sgomento, bensì la loro entità, dovuta allo squilibrio della finanza globale, che mette a repentaglio l’economia reale un po’ ovunque nel globo. Se ne sono resi conto tutti sin dal 2008, ma non abbiamo ancora trovato soluzioni al problema dell’eccesso di capitali rispetto ai possibili impieghi nell’economia reale.

Oggi il totale dei risparmi globali e del credito che le banche erogano in tutto il mondo è talmente alto che eccede di decine di volte il possibile valore reale di tutte le attività economiche. Perciò le attività economiche vengono quotate in borsa a valori spropositati: più capitale circola, più aumenta il valore delle attività quotate. Accade come nel mercato dell’arte, dove un’opera può venir comperata o venduta per qualche decina di euro o per centinaia di milioni di euro, a seconda non soltanto della bellezza dell’opera, ma soprattutto della sua notorietà e della quantità di denaro che le persone possono spendere per acquistarla. Un dipinto di fiori di girasole di Van Gogh è sempre uguale nel tempo, eppure il suo valore di mercato è salito in cinquant’anni da quindicimila dollari a sedici milioni di dollari. Si ha un fenomeno analogo per i titoli in borsa, anche se teoricamente il mercato delle attività economiche dovrebbe rispecchiare il valore di realtà economiche, che per definzione sono quantificabili e sono effettivamente quantificate nei bilanci delle aziende.

Ecco un esempio. Nell’ultimo bilancio pubblicato la Apple dichiarava attività nette per circa 261 miliardi di dollari, inclusi 8.7 miliardi di valori ‘intangibili’, cioè i valori stimati di brevetti e marchi di fabbrica. Le azioni della Apple quotate nelle borse mondiali hanno una valutazione complessiva di circa 720 miliardi, cioè circa 459 miliardi in più di quanto la Apple stessa dichiara di valere nei suoi bilanci. Perchè? In parte perchè chi compra le azioni spera che la Apple guadagni tanto ogni anno, e distribuisca ogni anno una bella cifra in utili. Perciò è pronto a pagare le azioni più care, pensando di ripagarsi con gli utili che riceverà negli anni successivi. Infatti la Apple è un campione di fatturato e di guadagni: l’utile netto ultimamente è quasi di 24 miliardi l’anno. Ma, ammesso che la Apple continui a guadagnare tanto, quanti anni di guadagni occorrono per andare alla pari con la differenza di 459 miliardi che esiste fra il valore della Apple in bilancio e il valore della Apple in borsa? Quasi 20 anni! Chi compra le azioni della Apple o è uno stupido che non sa fare i conti, oppure pensa di guadagnare non dall’attività della Apple, ma da qualche altra cosa. Così è: i gestori di grandi capitali comprano titoli quando pensano che nelle settimane successive più persone vorranno acquistare quei titoli, il prezzo aumenterà e loro potranno rivendere i titoli con un utile. I gestori dei grandi capitali sono sempre alla ricerca di titoli che possano aumentare di valore a breve termine per gli effetti psicologici delle campagne di stampa, o della diffusione di notizie impreviste, o dell’aumento della liquidità in circolazione, quando le banche centrali ‘pompano’ denaro nel sistema. Si affrettano a vendere titoli che nelle settimane successive potrebbero perdere di valore per gli stessi motivi: effetto psicologico di notizie e campagne di stampa, restrizione della liquidità. I mercati finanziari sono non soltanto estremamente complessi, caotici, ma dipendono anche in maniera preponderante dalle previsioni degli operatori sull’andamento del mercato stesso. Le previsioni si auto-realizzano, perchè gli operatori agiscono in massa secondo le proprie previsioni, e spostano masse spropositate di denaro, rispetto alle attività economiche reali.

Il guaio è che, quando le ondate di vendite innescano la paura che sia giunta davvero la resa dei conti, che cioè si sgonfi davvero la ‘bolla’ finanziaria che le borse creano abitualmente sui titoli (perchè ci sono molti più capitali che attività economiche reali), è l’economia reale a patirne: le aziende si ritrovano senza capitali e licenziano gli addetti, le banche non fanno più credito, i risparmiatori vedono andare in fumo tutti i loro risparmi. Che fare quando questo capita? Sembra sensato diminuire la quantità di capitale in circolazione, per diminuire la ‘bolla’ finanziaria globale. Questa è stata la decisione presa ad esempio da chi ha stilato il trattato per l’istituzione della moneta unica in Europa: la Banca Centrale non deve mettere liquidità in circolazione se questa crea inflazione, cioè aumento dei prezzi. Ma l’esperienza insegna che, quando si scatena l’ondata di panico, occorre comunque fermarla, e per fermarla le autorità monetarie e politiche non hanno altro mezzo che mettere più denaro in circolazione, dare più denaro alla borse… dare come antidoto altre dosi di veleno, finchè gli operatori si tranquillizzano, si convincono che le autorità non permetteranno che si arrivi davvero alla resa dei conti. Il governo cinese infatti è corso a diminuire il costo del denaro, aumentare il credito, mandare i fondi pensione a investire in borsa per contrastare l’ondata di vendite (per un approfondimento vedasi il video: L'utilizzo della finanza come sostituto della produzione).

Non c’è dunque via d’uscita da questa pericolosa situazione in cui ci sono talmente tanti capitali alla ricerca di impiego, che le bolle si creano e ‘scoppiano’ a ciclo continuo, con grave scompenso delle economie reali e sofferenza delle popolazioni che hanno economie in recessione? Sì, la via di uscita c’è, ma chissà quando la troveremo. Non dipende dalle autorità, né dalla buona volontà dei cittadini e degli investitori, ma dalla scienza, in particolar modo dalla scienza applicata. Sono le scoperte scientifiche e le innovazioni tecnologiche a creare sviluppo reale. Tutti abbiamo imparato a scuola che lo sviluppo europeo del XI secolo fu determinato dall’invenzione dell’aratro in metallo, che aumentò molto la produzione agricola, a parità di fatica. Non è un caso sporadico, è la regola dello sviluppo. Basta ricordare lo sviluppo economico dato in epoche recenti dall’invenzione e diffusione dell’automobile, degli elettrodomestici, degli antibiotici, delle varie generazioni di telefoni e di computer, dei vari sistemi di comunicazione e di diffusione dei dati, degli aeroplani e dei sistemi logistici globali integrati basati su container standardizzati. Ora occorre che scienziati e tecnici inventino altro, che possa aprire una intera nuova economia con nuovi servizi o nuovi prodotti utili all’umanità. Forse in qualche garage o in qualche laboratorio in qualche angolo del mondo la creatività di alcuni giovani intelletti sta già creando un nuovo ‘miracolo’ per tutti, mentre altrove masse di loro coetanei credono di migliorare il mondo ammazzando i loro vicini. Se una buona nuova idea si presenterà, le masse di capitali in eccesso potranno essere utilmente impiegate per finanziare una nuova branchia dell’economia reale, e avremo davvero nuovo sviluppo.

Nel frattempo anche i governi, le autorità morali e intellettuali e l’opinione pubblica mondiale cercano di identificare nuovi campi di possibile sviluppo economico reale nella protezione dell’ambiente, ma senza innovazioni tecnologiche di grande portata l’economia dell’ambiente non decolla davvero perchè è troppo spesso a somma zero, cioè i benefici prodotti in un settore sono pagati con altrettante perdite in altri settori di attività. La storia dell’umanità dipende dai cervelli delle persone, dalla loro capacità di capire e di creare, di sperimentare e di inventare, tanto quanto dipende dalla capacità di dare la vita alle generazioni successive, e di allevarle ed educarle.

P.S. La nostra Fondazione ha fatto una serie di video, utili a chi vuole capire la situazione attuale, ma non si è mai interessato a questioni finanziarie ed economiche. Si vedano i dossier su L'attuale crisi economica e finanziaria e su Denaro, Moneta, Mercato

I video possono anche essere usati per seminari rivolti a docenti o a studenti.

 

 

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