Una bella boccata di gas per l’Egitto

07/09/2015

Dopo anni di preoccupante declino nei proventi dalla vendita del gas, la rivelazione che nelle sue acque territoriali c’è un altro grande giacimento di gas (trovato dall’ENI) è una boccata di ossigeno per lo stato egiziano. In Egitto i prezzi al consumo dell’energia sono politici, sovvenzionati dallo stato. Ma lo stato è povero e pieno di debiti: nel 2013 aveva debiti arretrati con i fornitori di gas per oltre 6 miliardi di dollari. 

Perciò le aziende produttrici di energia in Egitto, filiali di grandi multinazionali, da anni non investono più nel rinnovo dei sistemi di produzione, né nella ricerca e sviluppo di nuove fonti, e la produzione di gas dal 2011 è scesa da 61 a 41 miliardi di metri cubi l’anno (tabella a fianco). Nel 2014 il presidente al-Sisi ha ridotto di un quarto le sovvenzioni pubbliche al prezzo dell’energia, approfittando della caduta dei prezzi a livello internazionale, ed è così riuscito a ridurre a circa 3 miliardi di dollari il debito verso i produttori nell’arco del 2014 e 2015. Perciò ora i produttori stanno riprendendo esplorazioni e investimenti. Oltre all’annuncio della scoperta del nuovo giacimento da parte dell’ ENI, le ultime settimane hanno visto l’annuncio da parte della BP di nuovi investimenti che aumenteranno considerevolmente la produzione entro il 2017.

Il Mediterraneo sta diventando un importante bacino di produzione di gas: oltre ai giacimenti egiziani, sono in via di sfruttamento i giacimenti nelle acque di Cipro e di Israele, che però sono giacimenti di profondità, il cui sfruttamento sarà più costoso. Questo significa che l’Egitto potrà esportare a prezzo competitivo rispetto ai vicini, e che perciò Israele e Cipro debbono rivedere i loro progetti di sfruttamento e di esportazione. 

 

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