L’Europa si sta preparando?

15/01/2016

È fin troppo facile predire che gli attentati in Turchia e in Indonesia di gennaio 2016 non rimarranno isolati: gli attentati si intensificheranno, visto che decine di migliaia di persone si sono ideologizzate e addestrate in Siria (e non solo) nel corso del 2015, e hanno grande facilità a muoversi da un paese all’altro, sia nascondendosi fra i rifugiati, sia usando i propri passaporti per tornare a casa propria, in Europa o in Africa o in Asia.

L’attacco in Indonesia è stato condotto contro obbiettivi occidentali, secondo la politica tradizionale di al Qaeda e dei gruppi affiliati. Lo scorso mese il capo di al Qaeda Ayman al-Zawahiri ha rilasciato una dichiarazione secondo cui l’Indonesia e gli altri paesi del sud-est asiatico sono ‘maturi’ per attacchi contro gli interessi stranieri. In Siria sia al Nusra sia l’lSIS sono stati affiliati ad al Quaeda, e al Nusra lo è ancora, anche se il Qatar, sostenitore e finanziatore di al Nusra e proprietario della TV al Jazeera, usa i suoi mezzi di comunicazione per smentire ogni legame fra al Nusra e al Qaeda.

E l’Europa? Sappiamo che non siamo al sicuro, che è necessario un ottimo collegamento fra i servizi di intelligence di tutti i paesi, oltre che un loro rafforzamento numerico, per poter passare al setaccio le decine di migliaia di persone che potrebbero essere capaci di compiere attentati con esplosivi, e che dobbiamo organizzare sistemi più efficaci per controllare e registrare l’identità di immigrati e rifugiati. Noi cittadini dovremmo chiedere in modo pressante che l’Europa promuova un sistema integrato ed efficiente di intelligence, insieme a una politica integrata ed efficiente di accoglienza e inserimento dei rifugiati e degli immigrati. 

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