I Curdi fra Iran, Turchia, Arabi e ISIS

30/01/2016

Fino al 2014 i Curdi avevano visto soltanto benefici dalla caduta di Saddam Hussein, che aveva grandemente aumentato l’autonomia effettiva della Regione Curda del nord dell’Iraq (o Kurdistan iracheno), regione di montagna confinante con l’Iran a est, la Siria a ovest e la Turchia a nord. Le popolazioni oltre i confini del Kurdistan iracheno sono anch’esse curde: il popolo curdo vive in un’area estesa a cavallo fra Iran, Iraq, Turchia e Siria, non ha mai costituito uno stato autonomo. L’unica entità territoriale curda che abbia una qualche autonomia è il Kurdistan iracheno, ricco di petrolio. All’interno dell’Iraq stesso, invece, il Kurdistan iracheno confina con la popolazione araba, per lo più di religione sunnita, dell’Iraq centrale, che dal 2015 è in mano all’ISIS. Anche i Curdi sono in maggioranza di religione sunnita, ma non sono Arabi: hanno una lingua e una cultura tradizionale affine a quella farsi (cioè persiana) dell’Iran. Probabilmente è per questo che la convivenza fra Curdi e Persiani (oggi chiamati Iraniani) è sempre stata meno conflittuale di quella fra i Curdi e i Turchi, o fra i Curdi e gli Arabi.

I Curdi hanno una lunga storia di ribellione in Iraq e in Turchia. Saddam Hussein represse ferocemente i continui tentativi di ribellione dei Curdi iracheni, arrivando anche a uccidere con gas tossici gli abitanti di interi villaggi, che furono allora soccorsi dagli Iraniani.

In Turchia i Curdi rappresentano circa il 15 % della popolazione. Approssimativamente un altro 15% di popolazione è composto da discendenti di matrimoni misti fra Turchi e Curdi. Fino al 1991 l’uso della lingua curda fu proibito in Turchia: chi la usava veniva imprigionato. Dal 1923 in poi la Turchia ha una storia di ripetuti massacri di Curdi, il cui ricordo storico è soffocato dalla politica e dalle leggi turche. In Siria invece la dittatura degli Assad si reggeva su di una coalizione di gruppi minoritari di cui facevano parte anche i Curdi. Perciò in Siria, come in Iran, la storia recente dei Curdi non è costellata di ribellioni e di stragi come quella dei Curdi della Turchia e dell’Iraq.

I Curdi oggi sono tutt’altro che un’entità coesa e omogenea, ma sono suddivisi al loro interno in fazioni sia politiche sia tribali rivali, che a volte si sono scontrate fra loro anche con le armi:

-          nel Kurdistan iracheno il governo regionale è dominato dal KDP (Partito Democratico Curdo) e dal clan dei Barzani;

-          mentre l’anima dell’opposizione è il PUK (Unione Patriottica del Kurdistan) con il clan dei Talabani.

-          In Turchia e nel Kurdistan iracheno è attivo il PKK (Partito Curdo dei Lavoratori) gruppo armato di origine ideologica comunista, elencato fra le organizzazioni terroriste in molti stati occidentali, che è affiliato al

-          PJAK (Partito della Libertà del Kurdistan) che opera in Iran.

-          Affiliato al PKK è anche lo YPG (Unità di Protezione Popolare), gruppo armato dei Curdi del Rojava, cioè della regione curda del nord della Siria, che sta combattendo contro l’ISIS in Siria

-          ed è il braccio armato del PYD (Partito dell’Unione Democratica), principale partito curdo in Siria.

 

I Curdi non sono un’entità coesa e omogenea, ma sono suddivisi al loro interno in fazioni sia politiche sia tribali rivali, che a volte si sono scontrate fra loro anche con le armi.

I combattenti armati curdi si chiamano peshmerga. Sono dunque peshmerga tutti i combattenti curdi affiliati ai diversi partiti nei diversi stati in cui vivono i Curdi, che però possono combattere per cause diverse. Pur essendo tutti ostili all’ISIS, loro nemico comune, i gruppi di peshmerga sono grosso modo divisi in due schieramenti: 

-          i simpatizzanti della politica dei Curdi del KDP, che gestiscono il governo regionale del Kurdistan iracheno e hanno ottimi rapporti con tutti i vicini, inclusa la Turchia, paese che permette loro di esportare il petrolio attraverso l’oleodotto che arriva al porto di Ceyhan, (mappa a lato)

-          e coloro che vogliono prioritariamente la lotta armata per raggiungere l’indipendenza di tutti i Curdi in uno stato d’ispirazione socialista. La Turchia li considera pericolosi nemici e li sta bombardando sia in Turchia, sia in Siria. L’Iran invece mostra loro simpatia per renderseli amici, contando sulla possibilità che la loro lotta armata non arrivi mai all’Iran. Però non rinuncia ad arrestare e impiccare regolarmente i dissidenti curdi al proprio interno. 

Gli USA stanno finendo di costruire una base aerea per le operazioni anti-ISIS in un remoto angolo della Siria curda ai confini con il Kurdistan siriano, a Rmeilan, (mappa a lato), e per ora hanno buoni rapporti anche con i gruppi curdi di opposizione. Ma la necessità degli USA di mantenere buoni rapporti con la Turchia, membro della NATO, che teme ogni idea di indipendenza curda, ha impedito la consegna delle armi che i peshmerga chiedevano per combattere l’ISIS . L’aiuto è venuto invece dall’Iran, impegnato a combattere l’ISIS in Iraq anche a fianco dei Curdi. La guerra dell’ISIS, pianificata dagli ex generali di Saddam Hussein, ha come obiettivo il controllo del petrolio della regione fra Baiji e Mosul e dell’oleodotto che lo porta al mare a Ceyhan. L’ISIS ha poi approfittato dell’insurrezione contro Assad in Siria per cercare di conquistare una fascia di territorio fino al Mar Mediterraneo e non aver più bisogno di passare attraverso la Turchia.

Il Kurdistan iracheno ha ottimi rapporti non soltanto con la Turchia e con gli USA ma anche con l’Iran (benché il partito di maggioranza, il KDP, diffidi tradizionalmente dell’Iran): l’interscambio commerciale fra il Kurdistan e l’Iran è già di circa 4 miliardi di dollari all’anno e secondo un accordo firmato nel 2014 dovrebbe arrivare a superare persino l’interscambio con la Turchia. Il Kurdistan iracheno di Barzani riesce a mantenersi indipendente e in equilibrio fra le opposte pressioni dei paesi vicini, fino al punto di riuscire ad avere ottimi rapporti anche con Israele, nonostante le pressioni dell’Iran perché li interrompa. L’esercizio di alto equilibrio di Barzani e del Kurdistan iracheno può ricordare a noi Italiani la politica dei Savoia sotto Cavour, che riuscì a utilizzare forze nazionaliste di diversa estrazione politica per costruire il Regno d’Italia, e seppe destreggiarsi abilmente fra gli interessi delle diverse potenze europee perché non si opponessero all’unificazione.

 Potrà Barzani riuscire nell’impresa, come Cavour? 

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