Libia: petrolio, Gheddafi e islamismo.
Una storia senza senso?

17/02/2016

La Libia è parte del Sahara, il più grande deserto al mondo, perciò la popolazione è concentrata sulla costa, attorno a due città principali: a occidente Tripoli, al centro della regione Tripolitania, a oriente Bengasi, nella regione chiamata Cirenaica (mappa a lato). Le due grandi aree urbane sono separate da circa 650 chilometri di deserto e sono abitate da tribù diverse, che prima della conquista coloniale italiana del 1911 si governavano in modo autonomo, anche se erano parte dell’Impero Ottomano. 

Nel 1951 la Libia divenne un regno indipendente sotto il re Idris Senussi, della regione della Cirenaica, che durante la Seconda Guerra Mondiale aveva schierato la sua forte tribù contro gli Italiani e in favore degli Inglesi. 

Negli anni ’80 fra l’Arabia Saudita e la Libia ci fu una guerra fredda sotterranea, coperta dal manto della comune appartenenza al mondo arabo, ma non per questo meno feroce. Durante la guerra Iraq-Iran del 1980-88 Gheddafi sostenne l’Iran.

Gli abitanti di entrambe le regioni sono di etnia araba e di religione sunnita (mappa a lato).  Una terza regione, quella di Fezzan, è stata creata nel deserto del sud, dove fra le oasi abitate si spostano i Beduini, popolazione nomade originaria della regione. A sud della Cirenaica, al confine con il Niger, vive un piccolo numero di Tebou, popolazione africana dedita all’allevamento e alla pastorizia, presente in tutto il Niger e in Chad.

I Libici sono circa 6,5 milioni, di cui 6 milioni vivono lungo la costa. Sono molto ricchi, perché fra il 1956 e il 1959 scoprirono grandi giacimenti di petrolio. La maggior parte dei giacimenti sono nella Cirenaica. ll 70 % dei Libici sono dipendenti dello stato, pagati con la rendita del petrolio.

Re Idris era laico e filo-occidentale. Durante la Guerra fredda, nel 1969, un giovane colonnello di simpatie comuniste, Muhammar Gheddafi, organizzò una ribellione fra i militari, rovesciò re Idris e assunse il potere, facendo della Libia una repubblica socialista araba, sorella di quelle create negli stessi anni in Egitto, in Siria e in Iraq, in nome del nazionalismo arabo e del socialismo. Gheddafi era di Sirte, in Tripolitania, e si circondò di uomini della sua regione della sua tribù, con grave scontento della popolazione della Cirenaica. Gheddafi governò per decenni sia con il bastone – la repressione violenta – sia con la carota – la distribuzione della rendita del petrolio. Usò tutti i mezzi per omogeneizzare la popolazione libica, superando il tribalismo.

Negli anni ’70 i prezzi del petrolio erano altissimi, gli stati arabi produttori di petrolio tentavano di mettere in ginocchio l’economia dell’Occidente manovrando il prezzo del petrolio, di comune accordo (vedasi grafico a lato). Ma negli anni ’80 i prezzi del petrolio crollarono e Gheddafi ebbe meno risorse da distribuireil malcontento in Cirenaica tornò a farsi sentire. Ne approfittò l’Arabia Saudita, che durante la Guerra fredda si era schierata contro i comunisti sovietici e i suoi alleati, perché l’ideologia comunista minacciava la loro corona e la loro ricchezza personale. Negli anni ’80 fra l’Arabia Saudita e la Libia ci fu una guerra fredda sotterranea, coperta dal manto della comune appartenenza al mondo arabo, ma non per questo meno feroce. Durante la guerra Iraq-Iran del 1980-88 Gheddafi sostenne l’Iran, paese non arabo e non sunnita, contro l’Iraq arabo e sunnita, per di più formalmente socialista! La posizione di Gheddafi era ispirata da forti sentimenti anti-americani e anti-sauditi. Gheddafi, che aveva finanziato la rivoluzione degli Ayatollah in Iran, voleva che l’Iran indebolisse i Sauditi e gli Americani, così come lo voleva la Siria, altro paese arabo che sostenne l’Iran nel conflitto con l’Iraq.

Per decenni Gheddafi organizzò, o aiutò a organizzare, attentati contro leader filo-occidentali in Arabia Saudita, in Egitto, in Sudan, Chad, Zaire, Tunisia. La Libia degli anni ’70 e ’80 ospitava e finanziava i campi di addestramento di tutte le organizzazioni terroriste anti-occidentali, dall’IRA in Irlanda alle Brigate Rosse in Italia, dalla RAF tedesca all’ETA spagnola al PLO palestinese. Organizzava attentati internazionali come quello che provocò l’esplosione in volo dell’aereo Pan Am 103 nel 1978 e la morte di tutti i passeggeri. Ma Gheddafi si allarmò quando fra le organizzazioni terroriste apparve al Qaeda, di ideologia anti-occidentale ma di cultura saudita e finanziata dai Sauditi. Il laico Gheddafi reprimeva duramente gli islamisti in Libia, che accorsero a combattere per Bin Laden in Afghanistan, contro i Sovietici. Non a caso la ribellione contro Gheddafi del 2011 scoppiò in Cirenaica fra gli islamisti guidati da reduci dall’Afghanistan e dal Pakistan, dove avevano combattuto con Bin Laden. Sin dal 1990 il Libyan Islamic Fighting Group, affiliato ad al Qaeda, aveva tentato ripetutamente di assassinare Gheddafi.

Il timore dell’islamismo di matrice saudita e la caduta dell’Unione Sovietica obbligarono Gheddafi a cambiare politica e a cercare l’avvicinamento all’Occidente. Nel 2004 gli Stati Uniti rimossero la Libia dall’elenco degli stati colpiti da sanzioni internazionali in quanto fiancheggiatori del terrorismo: Gheddafi aveva iniziato a collaborare con l’intelligence inglese e americana, contro gli islamisti di al Qaeda. Aveva consegnato anche armi nucleari e chimiche, per mostrare la propria determinazione a collaborare, e aveva pagato un indennizzo alle vittime del volo Pan Am 103, ammettendo la propria responsabilità. Paradossalmente anche gli odiati Sauditi collaboravano in quegli anni con l’intelligence inglese e americana per neutralizzare gli islamisti di al Qaeda, da loro originariamente finanziati e sostenuti!

I rapporti fra l’Italia e Gheddafi divennero quasi idilliaci: costruimmo i 540 chilometri del gasdotto Greenstream da Mellita a Gela, sotto al Mediterraneo, e la Libia investì pesantemente in aziende italiane – inclusa la Juventus F.C. Ma nel 2011 nessuno intervenne a salvare Gheddafi dagli islamisti che l’avevano rovesciato: il suo convoglio fu anzi bombardato da aerei francesi, permettendo agli inseguitori di catturarlo e ucciderlo.

Come si vede, capire chi è amico o nemico di chi nel mondo arabo non è facile per noi, abituati alla logica degli stati-nazione con interessi geopolitici stabili, di lunga durata. 

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