India: l’industria stenta a crescere

25/07/2016

Quando l’India divenne indipendente, nel 1947, il PIL indiano era costituito per il 75% da prodotti agricoli. Oggi l’agricoltura apporta soltanto il 16% all’economia, ma impiega ancora il 50% della manodopera, che perciò guadagna pochissimo. Per questo l’India non riesce a uscire dalla povertà. Nehru avrebbe voluto sviluppare posti di lavoro nell’industria, ma questo avrebbe richiesto riforme della burocrazia pubblica, dell’educazione e della struttura della proprietà agraria, che non si sentì di compiere. L’attuale presidente Modi nel 2014 ha lanciato il programma ‘Made in India’ che si propone di raggiungere 100000 posti di lavoro nell’industria entro il 2022, ma per ora i posti di lavoro nell’industria sono soltanto 50000. L’industria apporta il 16% al PIL indiano e stenta a crescere, perché le riforme si sono fermate. Le riforme non fatte per decenni sono state imposte dal Fondo Monetario Internazionale nel 1991, come condizione per concedere prestiti di cui l’India aveva urgente bisogno − ma ora la spinta riformista si è fermata e la crescita ristagna. Il settore più prospero è quello dei servizi, che apporta ben il 57% al PIL. Ma senza sviluppo industriale l’economia indiana rimane povera, cioè rimangono poveri gli Indiani.

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