Parte II - Le radici tecnologiche delle grandi trasformazioni nella storia d’Europa

05/12/2016

Le società umane tendono a organizzarsi in modo da favorire la crescita della propria ricchezza, cioè per potenziare la produzione di beni e servizi.

Le possibilità di produrre ricchezza dipendono dalla geografia, perciò le risorse economiche di ogni territorio rimangono teoricamente stabili nel tempo. In realtà le attività di una certa popolazione su di un certo territorio possono produrre più o meno ricchezza se si verificano cambiamenti di posizione geopolitica, oppure cambiamenti tecnologici che modificano la forza-lavoro e quindi la produttività. Quando questo si verifica, cambiano anche la struttura sociale e la politica.

Un buon esempio di cambiamento di posizione geopolitica è la storia della nostra penisola. Posta al centro del Mediterraneo, fu il centro geografico della civiltà occidentale, il centro degli scambi economici e culturali e il centro della politica fino all’inizio del XVI secolo. Ma con la scoperta dell’America si svilupparono i commerci attraverso l’Atlantico e perse d’importanza il Mediterraneo. La posizione geopolitica dell’Italia cambiò: a metà del Cinquecento era già chiusa in un mare periferico, dunque destinata a un ruolo di secondo piano in campo economico, culturale e politico. Riprese un po’ di vigore con l’apertura del Canale di Suez, che rese di nuovo importante il Mediterraneo per i commerci con l’Asia. Non a caso la realizzazione del Canale di Suez e la realizzazione dell’Unità d’Italia avvennero nello stesso periodo.

Ancor più importanti nel modificare l’economia, la società e la politica sono le innovazioni tecnologiche, perché moltiplicano l’efficacia della forza-lavoro degli uomini. La maggioranza degli storici concorda nel ritenere che attraverso i millenni la produzione di ricchezza nel mondo è mediamente aumentata o diminuita in modo proporzionale all’aumentare o diminuire della popolazione attiva, salvo le grandi impennate originate dalle grandi innovazioni tecnologiche. È stato calcolato che l’incremento medio della popolazione e della ricchezza globale sia stato dell’1% l’anno fino a 300 anni fa, quando imparammo a utilizzare come forza lavoro l’energia fossile in aggiunta ai muscoli, e da allora lo sviluppo divenne velocissimo.

Il primo periodo di sviluppo eccezionale storicamente documentato è quello fra l’anno 1000 e il 1300. L’introduzione del vomere di acciaio aumentò moltissimo la produttività dei terreni in Italia e nel resto d’Europa. Il lavoro delle stesse braccia nello stesso campo produceva molto di più del passato. Finalmente fu possibile produrre abbastanza cibo non soltanto per sopravvivere, ma anche per scambiarlo con tanti altri prodotti: tessuti, ceramiche, vetri, altri tipi di piante, altri strumenti di metallo. Fu anche possibile dar da mangiare a più figli e far sì che alcuni di loro invece di coltivare i campi imparassero a fare attrezzi e abiti, progettare e costruire edifici… I prodotti di bravi artigiani o artisti erano nuova ricchezza, grazie al lavoro dei mercanti che scambiavano i prodotti fra le varie regioni, per mare o lungo le vie carovaniere.

Cambiò la società e cambiò la politica. Artigiani, mercanti e banchieri portavano molta nuova ricchezza al territorio, ma dovevano godere di libertà di iniziativa, di movimento e di pensiero per poter fare il loro lavoro. Nacquero così i primi Comuni indipendenti, retti dai Consigli di Arti e Mestieri, spesso sotto la guida dei primi banchieri. Il potere dei grandi signori feudali si indebolì di fronte al nuovo potere di mercanti, artigiani e banchieri. L’agricoltura non sparì, anzi continuò a produrre la base della ricchezza delle nazioni, né sparirono re e imperatori, ma il loro potere diminuì, mentre le nuove fonti di ricchezza crearono nuove classi sociali e nuovo potere.

Società e politica vennero nuovamente modificate da innovazioni tecnologiche messe a punto in Europa nel corso del XV secolo, che resero possibile la costruzione di grandi navi che potevano resistere alle tempeste dell’oceano e trasportare abbastanza provviste per sostenere per mesi ciurme di centinaia di uomini, oltre alle armi per difendersi. Con queste navi nell’arco di un secolo gli Europei raggiunsero le coste di tutti i continenti, incluse quelle di un continente ancora sconosciuto, che poteva fornire grandi quantità di oro e gemme preziose, e ogni altro tipo di risorsa. I paesi europei che si affacciano all’Atlantico parteciparono alla gara per la scoperta e lo sfruttamento delle terre al di là degli oceani.

Ma il costo di costruire ed equipaggiare flotte di grandi navi oceaniche era tale che poteva essere affrontato soltanto da governi che potessero tassare tanto territorio e tanti sudditi. I re di Spagna, Francia e Inghilterra accentrarono e potenziarono il loro potere, i governi divennero più aggressivi e più efficienti. Il potere dei signori feudali venne grandemente indebolito: alla fine del 1500 i territori di tutti i grandi stati erano controllati, tassati e difesi direttamente dai governi centrali, non dai feudatari, che assunsero il ruolo di alti burocrati al servizio del governo centrale.

Ma nell’arco di 300 anni l’eccesso di tasse e di controllo statale portò a insurrezioni e rivolte sanguinose e all’alleanza degli addetti ai lavori ‘moderni’ (mercanti, artigiani, tecnici e altri imprenditori o professionisti), che sfociò nella Rivoluzione Francese. Dovette cambiare la forma dello stato: non più possedimento per diritto divino della famiglia regnante, ma res publica della nazione che lo abita, lo difende e ne sceglie i governanti. Il concetto di ‘nazione’ assunse nuovo rilievo e l’appartenenza alla nazione divenne base di alcuni diritti di proprietà, entrando in conflitto con l’universalismo dei diritti dell’uomo proclamati dalla Rivoluzione Americana e fatti propri dalla Rivoluzione Francese.

L’invenzione del motore a vapore nel XVIII secolo permise di muovere a minor prezzo e con minor fatica grandi flotte attraverso gli oceani. Il commercio intercontinentale via mare divenne fonte di nuova enorme ricchezza, cui presto si associò la ricchezza prodotta, grazie ai motori, in grandi opifici industriali che usavano materie prime giunte dalle colonie dei grandi stati europei in tutti i continenti. Iniziava la produzione industriale di massa, che avrebbe rapidamente cambiato nel mondo intero i ruoli e i rapporti sociali, i modi di vivere e il paesaggio urbano. Contadini e artigiani non sparirono, ma la loro importanza economica e quindi sociale diminuì. La maggioranza dei contadini nell’arco di alcuni decenni lasciarono le campagne per diventare operai o impiegati in città.

Fino al tardo 1600 la ricchezza prodotta negli stati europei era ancora basata sull’agricoltura e sulla pesca e più del 70% della popolazione lavorava per produrre cibo. Oggi l’agricoltura produce soltanto il 6.1% della ricchezza globale. Negli stati ad economia più sviluppata l’agricoltura produce una percentuale modesta della ricchezza totale. Questo non significa che la produzione di cibo sia diminuita, ma che gli altri rami dell’economia, cioè l’industria e i servizi, sono cresciuti talmente che la produzione di cibo rappresenta una quota modesta del totale. I servizi coprono una serie di attività innumerevoli e diverse: i trasporti, il giornalismo, la creazione di software, il cinema, la medicina, la scuola, il commercio, l’avvocatura, l’architettura, la ristorazione, il turismo, i musei, la ricerca scientifica, la distribuzione di acqua elettricità e gas, il design, la banda larga e la rete telefonica, le banche e la borsa, il governo, la polizia e l’esercito… Si fa prima a dire che cosa non è servizio: l’agricoltura, l’allevamento, l’estrazione e la lavorazione dei metalli, la manifattura di oggetti.

Ogni sviluppo di nuovi settori dell’economia non distrugge mai la produzione di ricchezza precedente, anzi la potenzia, aumenta la produttività, grazie all’impiego di macchine e sistemi di lavorazione sempre più efficienti. Ma cambia il modo di lavorare, o rende addirittura superflue metodologie e strumenti di lavoro obsoleti, diminuisce i posti di lavoro in tipologie di lavorazione obsolete e crea la necessità di nuove competenze per nuovi posti di lavoro che impiegano nuove tecnologie, nuove procedure, nuova organizzazione. Sarebbe assurdo opporsi al progresso tecnologico, tanto più che non è mai il lavoro a mancare nelle società, ma la capacità di adeguarsi al variare alle necessità.

La vita umana avrà sempre bisogno di lavoro.

 

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