Gli interessi russi in Afghanistan

01/02/2017

I Russi hanno una lunga storia di interazione con l’Afghanistan, ma non con i Talebani.

L’Afghanistan ha sempre giocato un ruolo importante nella politica russa volta a consolidare e allargare la propria egemonia regionale e il proprio prestigio internazionale.

Nel XIX secolo l’Afghanistan fu il centro del ‘Grande Gioco’ geopolitico fra la Russia zarista e l’Impero britannico. Negli anni ’20 l’Unione Sovietica sostenne il potere di re Amanullah Khan, che tentò la prima modernizzazione del paese. L’egemonia sovietica fu chiara e forte nell’Afghanistan di re Mohammad Zahir negli anni ’50 e ’60. Aumentò ancora sotto il regime di Daoud Khan, primo presidente afgano dopo la cacciata di re Zahir (1973-78) e durante il successivo periodo di regime marxista (1978-92). 

Negli anni ’80 Mosca impiegò oltre 100000 soldati in Afghanistan per difendere il regime marxista dall’insurrezione islamista sostenuta dall’Arabia Saudita, dagli USA e dal Pakistan. Fu lì che Bin Laden sviluppò le sue capacità guerrigliere e il suo odio per l’Occidente!

Dopo il ritiro dell’Armata Rossa dall’Afghanistan nel 1989 e la caduta del regime sovietico, Mosca sostenne alcune fazioni islamiste che combattevano i Talebani, pur mantenendo rapporti anche con i Talebani. Ma il prestigio e il potere di Mosca erano nulli in quel periodo. Il nuovo assetto regionale obbligò i Russi a dedicare molta attenzione ai gruppi jihadisti e islamisti afghani negli anni ’90, dati i loro collegamenti con le repubbliche islamiche dell’Asia Centrale che avevano fatto parte dell’Unione Sovietica, ma erano ormai pienamente indipendenti. I Russi, così come l’Iran e l’India, sostennero l’Alleanza del Nord, ostile al regime talebano, dal 1996 al 2001. Sostennero i gruppi ostili ai Talebani dopo l’11 settembre, fornendo anche basi logistiche alla NATO durante la guerra che rovesciò il governo talebano. Evitarono però di impegnare attivamente le loro truppe sul terreno, avendo altre priorità. Finché gli USA erano impegnati nelle guerre in Afghanistan e Iraq, Putin poteva badare senza timori a ricostituire il potere di Mosca all’interno e all’estero.

Ora che gli USA si sono disimpegnati dall’Afghanistan, i Russi debbono rientrare nel gioco per tornare a esercitare il controllo sulla regione. Secondo il governatore della provincia afgana di Farah, la Russia oggi fornisce armi sofisticate ai Talebani attraverso l’Iran (forse anche attraverso il Pakistan): mortai da 82mm, missili e sistemi di visione notturna. I Russi e i Talebani non fanno mistero di agire di concerto contro l’ISIS, nemico comune.

Il 27 dicembre 2016 a Mosca si è tenuto il terzo di una serie di incontri ad alto livello fra Russi, Cinesi e Pakistani per discutere la situazione dell’Asia Centrale dopo il ritiro della NATO (USA) dalla regione. A conclusione dell’incontro la portavoce russa ha dichiarato che occorre sospendere le sanzioni contro una parte dei Talebani, nell’interesse della pace. I Russi stanno tracciando una netta differenza fra l’ISIS e al Qaeda da un lato, gli altri gruppi islamisti dall’altra, e cercano la collaborazione con questi ultimi in tutta l’Asia. È una politica simile a quella dell’amministrazione Obama, che però non ha dato i risultati sperati per gli USA. Avranno risultati migliori i Russi? È tutt’altro che certo, ma a differenza degli USA la Russia non può andarsene: l’Afghanistan è troppo vicino alla sua frontiera e ai suoi interessi in Asia.

Gli USA hanno ancora circa 10000 uomini in Afghanistan: il gioco dei Russi con i Talebani è rivolto anche a condizionare gli Americani per spingerli al dialogo con i Russi su tutti i conflitti e i dossier aperti nella regione.

Ora sarà interessante vedere come percepirà la situazione la nuova amministrazione americana, e come agirà nei confronti dei Russi. 

I Russi stanno tracciando una netta differenza fra l’ISIS e al Qaeda da un lato, gli altri gruppi islamisti dall’altra, e cercano la collaborazione con questi ultimi in tutta l’Asia. È una politica simile a quella dell’amministrazione Obama

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