Il futuro del lavoro... è già oggi

12/05/2017

Occorrono circa 100 persone per preparare e lanciare una missione di volo di un cacciabombardiere F-16. Ne occorrono 168 per lanciare e mantenere in aria per 24 ore un drone armato. Ne occorrono addirittura 300 per tenere in aria un drone Global Hawk di grandi dimensioni con funzioni di raccolta dati per l’intelligence. Questi dati forniti dalla NASA e riportati da John Mauldin nel libroThe Age of Transformation sono l’esempio di come le nuove tecnologie non richiedano necessariamente meno lavoro umano – ma ne cambino la natura. La NASA ha molte difficoltà a trovare le persone con le competenze che servono per utilizzare i droni senza pilota e ha difficoltà anche a trovare persone che tengano i continui corsi di aggiornamento per il personale.

L’anziano economista premio Nobel Tyler Cowen sostiene in Average is Over che le persone capaci sia di risolvere problemi reali sia di utilizzare con disinvoltura tutti gli strumenti tecnologici digitali sono – e sempre più saranno – i grandi vincenti nell’economia e in tutti gli ambiti della società, mentre tutti gli altri cadranno nella grande palude di chi vivacchia con difficoltà. Sta sparendo a grande velocità la cosiddetta classe media, composta di persone dotate di competenze utili per compiere lavori di media difficoltà e con capacità personali nella media. Nel mondo di domani – ma il processo è già in atto da anni – non ci sarà un livello medio, ci sarà un enorme divario fra le élite (capaci di risolvere problemi e di imparare sempre, nonché di usare personalmente le tecnologie più avanzate) e tutti gli altri. Il lavoro richiederà l’integrazione completa fra l’uomo e l’intelligenza artificiale, che sarà costantemente usata e che costantemente evolverà, richiedendo all’uomo capacità di auto-apprendimento continuo.

Il problema, sostiene Cowen, è che l’educazione e la pressione sociale non preparano affatto gli studenti al ruolo richiesto nella realtà di oggi e di domani. Le università, pur costosissime, non forniscono competenze e forma mentis adatte alle necessità, perciò la maggior parte dei giovani laureati rimarrà nella palude, non riuscirà a diventare classe dirigente. Che cosa non insegnano le scuole e le università, neppure le migliori? La necessità del cambiamento e dell’autoapprendimento continuo. La società e il mondo della cultura e della scuola aspirano invece alla sicurezza, alla continuità, alla protezione garantita. Cowen qui cita le parole del grande storico inglese Edward Gibbon sugli Ateniesi:"Alla fine più che la libertà volevano la sicurezza.  Quando gli Ateniesi giunsero non a voler dare di più alla società, ma a volere che la società desse di più a loro, quando la libertà cui aspiravano fu l’essere privi di responsabilità, gli Ateniesi cessarono di essere liberi".

Ci sarà un enorme divario fra le élite (capaci di risolvere problemi e di imparare sempre, nonché di usare personalmente le tecnologie più avanzate) e tutti gli altri

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