ISIS: gli USA cambiano tattica, a parole

06/06/2017

Il Segretario di stato alla difesa James Mattis ha dichiarato che gli USA adottano la tattica di ‘annientamento e umiliazione’ contro l’ISIS, anziché proseguire con una guerra di assedio e logoramento. Si aspettano che la guerra sarà ancora molto lunga, ma sarà vinta. L’annientamento consiste nel rendere impossibile la fuga o la ritirata al nemico, poi scovarlo e ucciderlo casa per casa, strada per strada. Così è stato fatto negli ultimi otto mesi a Mosul e a Tal Afar in Iraq, ma la riconquista delle due città è costata un numero spaventoso di morti alle forze irachene. Ora lo stesso modello sarà applicato alla conquista di Raqqa, capitale dell’ISIS. Per evitare che altri giovani corrano ad arruolarsi nelle forze dell’ISIS ora e in futuro, occorre però vincere anche la guerra delle idee, per questo occorre umiliare l’ISIS e il suo messaggio di odio e di violenza.

Il discorso è chiaro da un punto di vista logico. Sarà tuttavia molto difficile in partica sia convincere gli Arabi che è soltanto l’ISIS la causa della morte di tanti civili, sia dimostrare che i jihadisti non potranno vincere. L’umiliazione dell’America è proprio la tattica usata dai gruppi jihadisti per dimostrare la loro invincibilità fin dai tempi della presa del potere degli Ayatollah in Iran. Fu usata da al Qaeda in modo spettacolare, e via via da tutti gli altri: si pensi a come fu ucciso in Libia l’ambasciatore americano. Rovesciare questa tattica e usarla contro chi l’ha inventata che cosa può significare? Una gara di ferocia?

Nella guerra all’ISIS e agli altri gruppi jihadisti, inclusi Hamas e Hezbollah, Mattis richiede l’impegno delle altre nazioni. Quali? Mattis ha indicato l’Iran come fomentatore di caos e di violenza nella regione, eppure proprio le forze sciite alleate dell’Iran hanno conquistato Tal Afar combattendo l’ISIS casa per casa. Anche Hezbollah, alleato dell’Iran, ha sostenuto Assad in Siria evitando che l’ISIS si espandesse ulteriormente. A favorire la formazione dell’ISIS e degli altri gruppi jihadisti sunniti, dai Talebani in poi, fu invece l’Arabia Saudita. Chi sono gli alleati e chi sono i nemici nel terribile mosaico islamista? Quali ‘nazioni’ combatteranno con l’Occidente? Il concetto stesso di ‘nazione’ è estraneo al mondo arabo, ed è questo il grande problema all’origine delle guerre civili in corso.

Annientare i combattenti è molto più facile che annientare le ideologie. Il mondo islamico è preda di un’ondata di ideologie radicali, fondamentaliste e violente, che sono diffuse ovunque, anche fra gli ‘alleati’ dell’Occidente. Un cambiamento di tattica non è sufficiente a garantire la vittoria in un teatro di guerra in cui amici e nemici sono costantemente intercambiabili fra di loro. 

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