Lo Sri Lanka si destreggia fra India e Cina

07/08/2017

La piccola isola equatoriale di Ceylon costituisce lo stato di Sri Lanka, storicamente sempre in lotta con l’India per la propria indipendenza. La posizione dello Sri Lanka, al centro delle rotte navali dell’Oceano Indiano, lo rende molto appetibile e gli permette di controbilanciare l’ingombrante presenza indiana con la presenza ‘protettiva’ di altre potenze interessate a usare l’isola come approdo. La grande rivalità per il controllo dei porti dello Sri Lanka è fra India e Cina. 

La Cina ha raggiunto un accordo con lo Sri Lanka per la costruzione di un porto di grande profondità, di un aeroporto e di una zona industriale a Hambantota, che costituirà una delle perle della collana di porti che i Cinesi si stanno costruendo lungo l’Oceano, dalle coste dell’Asia a quelle dell’Africa, per realizzare la Via marina della Seta del XXI secolo nell’ambito della BRI (Belt and Road Initiative): Gwadar in Pakistan, Chittagong in Bangladesh e la base di Djibouti.

Lo Sri Lanka intendeva realizzare il progetto in proprio con finanziamenti cinesi e ha iniziato i lavori di sviluppo fin dal 2008, ma si è reso conto di non saper fare e di rischiare di gestire il porto in perdita per anni, se non viene subito terminato e usato massicciamente dai Cinesi. Perciò nel 2016 il governo di Sri Lanka ha ceduto l’85% del progetto e il diritto d’uso per 99 anni a China Merchants Port Holdings per un ammontare di 1,1 miliardi di dollari, che verranno scalati dagli 8 miliardi di dollari che lo Sri Lanka deve alla Cina.

L’India teme che le basi mercantili cinesi possano diventare basi militari in futuro e perciò sostiene la parte di popolazione dello Sri Lanka che già ha iniziato a protestare contro quello che definisce ‘il colonialismo cinese’. A maggio 2017 il primo ministro indiano Modi si è recato a Colombo, capitale dello Sri Lanka, e ha raggiunto un accordo, ancora da formalizzare, con il governo per cui la partecipazione cinese in Hambantota scenderà dall’85% al 65% e la gestione della sua sicurezza sarà nelle mani di un ente (Sri Lanka Port Authority) controllato in maggioranza dallo Sri Lanka. L’accordo prevede anche l’impegno dello Sri Lanka a non permetter l’attracco di navi militari di nessun paese straniero. La crisi con l’India era proprio iniziata quando un sottomarino militare cinese era attraccato a Colombo nel 2014.

L’altro porto oceanico dello Sri Lanka è a Trincomalee, e qui è previsto il sorgere di una joint venture energetica fra India e Sri Lanka. Anche in questo caso la cessione della gestione dei depositi di petrolio all’India ha provocato ansie e alimentato dimostrazioni di protesta nella popolazione, per cui l’accordo è stato momentaneamente congelato.

Lo Sri Lanka ha una storia di guerra civile alle spalle, durata quasi quarant’anni e conclusa soltanto nel 2009, che renderà molto difficile la gestione degli accordi internazionali, perché l’una o l’altra fazione non l’accetta. 

La rivalità fra Cina e India è destinata a durare a lungo, ma il confronto fra le due potenze si giocherà alla periferia, nei piccoli stati quali il Bhutan e lo Sri Lanka e forse anche nel Kashmir, regione contesa fra Pakistan e India, in cui i Cinesi potrebbero far precipitare la bilancia nell’una o nell’altra direzione con il loro appoggio. 

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