Un’Unione autoritaria

11/08/2017

Nelle ultime settimane si sono susseguite una serie di dichiarazioni da parte della Commissione Europea che ‘lamentano’ che i negoziatori britannici sulla Brexit non sono sufficientemente esperti e non capiscono la complessità degli argomenti di cui discutono. L’obiettivo delle dichiarazioni sembra essere gettare discredito sui negoziatori e sul governo inglese, dire indirettamente che escono dall’Unione perché sono stupidi. Ma nelle negoziazioni avere una controparte poco esperta e poco capace è un vantaggio per la parte più esperta e più capace, che riesce a ottenere condizioni più favorevoli: perché lamentarsene? Per il gusto di mostrarsi più intelligenti e più capaci? È un atteggiamento che si ritorce contro l’Unione, visto che già molti partiti nazionalisti o populisti europei l’accusano di essere una burocrazia elitista che produce norme cervellotiche e incomprensibili, al servizio degli interessi delle élite economiche e culturali, non dei cittadini comuni.

Se gli alti burocrati della pubblica amministrazione inglese sono troppo stupidi e troppo impreparati per capire di che cosa si parla nelle trattative con l’Unione Europea, il comune cittadino europeo non può che sentirsi crescere in petto il sospetto verso l’Unione stessa, più che verso l’amministrazione inglese, che da duecento anni è nota nel mondo per la sua efficienza.

Gli esperti che hanno stilato e attuato le norme del trattato di Maastricht sono orgogliosi del loro lavoro, che è stato estremamente difficile e complesso, ha richiesto acrobazie verbali e organizzative per riuscire a conciliare in qualche modo richieste e interessi fra loro inconciliabili. Costoro ritengono di aver fatto un lavoro lodevole e pensano che, se i cittadini si lamentano perché l’Europa non serve a gestire i problemi dell’economia e della società, la ‘colpa’ è dei cittadini che non capiscono la situazione e hanno atteggiamenti egoistici, non di un Trattato che fa acqua da tutte le parti, perché privo di indirizzi chiari.

Negli ultimi anni l’Unione Europea ha ripetutamente accusato i paesi del sud di non saper gestire l’economia e la finanza pubblica, i partiti euroscettici di essere ipernazionalisti o addirittura razzisti. I funzionari europei e la Commissione europea paiono convinti che siano i cittadini a doversi adeguare all’Unione, non viceversa. Per questo nella percezione popolare l’Unione viene vieppiù percepita come un’istituzione autoritaria che si atteggia a baluardo della democrazia liberale contro gli interessi e la volontà dei suoi stessi cittadini. È la conseguenza di aver costruito un’Unione finta, che non ha poteri politici e non ha indirizzo politico, non segue procedure democratiche. I commissari non hanno veri poteri decisionali e responsabilità concrete − sono equilibristi della norma e acrobati della diplomazia. Tanto di cappello per la capacità di affrontare il loro difficile compito, ma è meglio che tacciano, perché le loro dichiarazioni possono avere effetti politici controproducenti. 

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A mio parere, senza con ciò voler giustificare la burocrazia, non si deve dimenticare che i poteri della Unione sono quelli che gli Stati le hanno conferito. Lo stesso principio di sussidiarietà porta l'Unione ad operare ad un livello spesso lontano dai diretti interessi dei cittadini. La normativa sulla eliminazione dei costi di roaming telefonico viene percepita, ma così non è per le norme sugli aiuti di Stato, che dovrebbero impedire di bruciare milioni di nostre tasse per mantenere in vita Alitalia da decenni. Quanto a Brexit, interesse di molti Stati è svuotare la city di Londra, portando le banche a Francoforte, Dublino o Parigi. Verosimilmente la strategia è lasciare che siano le banche a muoversi, per poi chiudere le trattative successivamente. In altre parole, il tempo rema contro il Regno Unito, ove economia rallenta e crescono le voci contro Brexit, man mano che se ne comprendono le implicazioni economiche negative. Allora potrebbe essere ipotizzabile che tutto rientri nel contesto di una strategia negoziale. Chissà??