Le cento teste dello Stato Islamico

17/08/2017

In ritirata da Siria e Iraq, lo Stato Islamico (IS) è ricomparso con forza dapprima in Libia, dove nel 2016 ha tentato di conquistare i terminali energetici della costa est (le tribù libiche si sono temporaneamente coalizzate per scacciarlo), poi nelle Filippine e ora in Afghanistan. Il primo agosto 2017 l’IS ha provocato 33 morti e 66 feriti in un attacco suicida alla moschea di Herat, vicino al confine iraniano, e ha attaccato in contemporanea l’ambasciata irachena a Kabul, avviando uno scontro a fuoco con la polizia afghana, che è durato molte ore.

Lo scopo dell’IS è porre le basi per un califfato sovranazionale, disseminando e arruolando militanti armati un po’ ovunque. L’Afghanistan è una tappa importante per raggiungere l’Asia Centrale (Tagikistan, Uzbekistan e Turkmenistan) ricchissima di gas e di petrolio. Il maggiore ostacolo per l’IS in Afghanistan sono attualmente i Talebani, che però si stanno dividendo in fazioni più o meno favorevoli alla ricerca di un accordo con il governo nazionale. La fazione contraria agli accordi potrebbe cercare un’alleanza con l’IS per continuare il jihad.

È stupefacente come l’IS non paia aver patito grandi contraccolpi dal fatto di aver perso centinaia di capi militari e politici in battaglia o sotto i bombardamenti militari in Iraq, Siria, Libia e nello stesso Afghanistan. Anche la radio dell’IS, bombardata e distrutta a più riprese, è sempre tornata a funzionare nell’arco di pochi giorni.

La concentrazione di attacchi anti sciiti ai suoi confini inquieta l’Iran, tanto più che a inizio giugno l’IS ha condotto il suo primo attacco sul territorio iraniano, assaltando contemporaneamente il Parlamento e il mausoleo di Khomeini. In questo caso i terroristi erano stati reclutati dall’IS fra la minoranza curda dell’Iran.

L’Iran da decenni subisce attacchi da parte di jihadisti sunniti lungo la frontiera col Pakistan, ora vede minacciata anche la frontiera col Pakistan, mentre in Iraq e in Siria è impegnato da anni in una lunga guerra. Circondato da gruppi nemici, è probabile che per constare l’IS in Afghanistan l’Iran dia appoggio ai Talebani afghani.

Gli attacchi dell’IS lungo la frontiera nord dell’Afghanistan, vicino ai paesi dell’Asia Centrale, hanno preoccupato molto anche la Russia, che ha reagito anch’essa appoggiando i Talebani contro l’IS. Così i Talebani afghani oggi hanno il sostegno del Pakistan, dell’Iran e della Russia. È una coalizione di interessi formata in reazione al pericolo dell’IS. Che cosa faranno ora gli USA e la NATO, impegnati in Afghanistan da quindici anni? Riusciranno a trattare anche loro con i Talebani per giungere a una pacificazione interna e alla resistenza degli Afghani contro l’IS? Tra la conquista del potere locale da parte di jihadisti nazionalisti come i Talebani e l’espandersi di un jihadismo sovranazionale che vuole portare l’insurrezione e la guerra in tutto il mondo islamico, è facile prevedere che cosa sceglieremo.

È una fine amaramente ironica, ma decenni di guerra in Afghanistan si concluderanno quasi certamente con il reinsediamento del nemico originario, perché meno pericoloso del nuovo nemico. 

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