La requisizione dei beni degli Ebrei

26/09/2017

Un altro capitolo della storia della persecuzione antiebraica è la spoliazione dei beni, proseguita fino al 1945 con una serie di provvedimenti e decreti. Privati della dignità, perseguitati, senza diritti civili, gli Ebrei italiani furono anche oggetto di confische, sequestri, furti, saccheggi e spoliazioni.

Ci sono voluti cinquant’anni per quantificare, solo in linea approssimativa, il valore dei beni che ‘in nome della legge’ furono sottratti: case e terreni, conti bancari, titoli azionari, gioielli, opere d’arte e di antiquariato, ma anche comuni oggetti del vivere quotidiano come spazzolini da denti, barattoli di marmellata, posateria e pentolame. Fu un’operazione metodica di confisca che coinvolse le prefetture di 46 Province e che colpì 8 mila cittadini ebrei e 230 ditte di loro proprietà.

Il 1° dicembre 1998 il governo italiano ha istituito un’apposita Commissione con il compito di ricostruire le vicende che hanno caratterizzato le attività di acquisizione di beni di cittadini ebrei da parte di pubblici privati nel periodo 1938-1945. L’iniziativa ha l’obiettivo di esplorare un aspetto delle persecuzioni che tende a essere trascurato, ma che toglie ai perseguitati ogni possibilità di utilizzare i loro beni per sopravvivere o spostarsi, nascondersi.

Non tutto è ritornato ai legittimi proprietari. Molti beni furono incamerati dallo Stato e veduti in aste pubbliche, o giacciono ancora presso banche, istituti di credito e archivi.

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