La Turchia e i Curdi siriani

13/12/2017

Il 4 dicembre l’esercito russo ha fornito supporto aereo alle milizie siriane che combattono lo Stato Islamico in Siria, incluse le Unità di Protezione Popolare curde (YPG). Fino ad ora non c’è stata reazione da parte del governo turco. Ankara considera il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), che opera in Turchia e compie frequenti attentati contro l’esercito, la prima minaccia alla sicurezza del paese, e vede l’YPG come un’estensione del PKK. Ankara si oppone a entrambi.

È chiaro che la Turchia disapprova il supporto russo all’YPG. Rimane in silenzio perché in questo momento non potrebbe affrontare un contrasto con la Russia, ma opera attivamente contro il YPG alla sua frontiera. Afrin, provincia siriana sul confine turco, è controllata dall’YPG. La Turchia espande da mesi le sue operazioni militari su Afrin per limitare il controllo curdo lungo il suo confine.

A metà settembre Turchia, Iran e Russia si sono accordate per creare una zona di distensione nella provincia siriana di Idlib, dividendosi le aree di sorveglianza. Russia e Stati Uniti discutono da mesi un accordo simile per altre zone abitate da Curdi, ma la Turchia non vede di buon occhio tale accordo.

La Russia e la Turchia hanno interessi contrastanti nel Mar Nero, nel Caucaso e in Siria. Il Bosforo è un imbuto fra il Mar Nero e il Mediterraneo, che sia la Russia sia la Turchia vogliono controllare. I due paesi si contendono anche l’egemonia sulle popolazioni del Caucaso, zona cuscinetto tra Russia e Turchia.

Mosca cerca di limitare il potere turco in Siria e vuole impedire che Iran e Turchia diventino attori importanti nella regione: le due potenze regionali potrebbero minacciare gli interessi russi nel Caucaso, nel Mar Nero e nel Mar Caspio. Questa competizione di fondo rende improbabile un’alleanza strategica di lungo periodo fra la Russia e la Turchia.

Il silenzio turco nei confronti dell’aiuto russo ai Curdi non è segno di accettazione. Il silenzio è parte temporanea della strategia turca. Ankara dovrà perseguire i suoi interessi, primo fra tutti l’indebolimento e il contenimento dei Curdi siriani, e non può permettersi di rimanere ferma a lungo. 

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