Il lato oscuro dell’Illuminismo

15/05/2018

di Yoram Hazony, autore di The Virtue of Nationalism

 

Questo articolo è apparso in ‘Jerusalem letters’ del 6 maggio 2018. Ci pare molto stimolante. Contiamo sui vostri commenti!

 

Oggi l’Illuminismo si vende molto. Dopo il voto per la Brexit e l’elezione del presidente Trump, David Brooks ha pubblicato un peana al ‘progetto Illuminismo’ dichiarandolo sotto attacco e ha chiesto ai lettori di correre a salvarlo. Una rivista mi ha scritto chiedendo un contributo per fornire ai lettori “quell’illuminismo che tutti disperatamente bramiamo”. E ora è uscito un nuovo libro molto corposo di Steven Pinker dal titolo ‘Illuminismo ora’, che può essere l’atto di nascita dichiarato di un movimento neo-illuminista che combatte l’onda del pensiero nazionalista in America, Inghilterra e altrove.

Bramiamo tutti l’Illuminismo? Io no. Ho rispetto e ammirazione per Pinker e Brooks e altri nel loro campo. Ma la filosofia illuminista non ha fatto neppure una frazione del bene che gli attribuiscono e ha fatto molti danni.

I propugnatori dell’Illuminismo ne fanno un caso attraente. La scienza, la medicina, le libere istituzioni politiche, l’economia di mercato – tutte queste cose hanno drammaticamente migliorato le nostre vite. Sarebbero tutte, come scrive Pinker, il risultato di un “processo avviato dall’Illuminismo alla fine del XVIII secolo” quando i filosofi “sostituirono i dogmi, la tradizione e l’autorità con la ragione, il dibattito e istituzioni dedite alla ricerca della verità”. Brooks di ricalzo assicura i lettori che il ‘progetto Illuminismo’ ci ha dato il mondo moderno. Perciò ringraziamo “pensatori come John Locke e Immanuel Kant che sostennero che occorreva smettere di sottomettersi ciecamente all’autorità” e occorreva invece “pensare partendo dai fondamenti”. Come riassume Pinker, “il progresso è un regalo dell’ideale illuministico e continuerà nella misura in cui perseguiremo quell’ideale”

Molto poco di tutto ciò è vero. Considerate l’affermazione che la costituzione degli Stati Uniti fu un prodotto del pensiero illuminista, derivato dall’abbandono delle tradizioni politiche del passato e dall’applicazione della pura ragione umana. Per confutare questa idea basta leggere i primi scritti sulla costituzione inglese. Il trattato del XV secolo Elogio delle leggi inglesi, scritto dal giurista e uomo di stato John Fortescue e ampiamente diffuso, spiega chiaramente il cambiamento in atto e la teoria dei pesi e contrappesi. La costituzione inglese, scrive Fortescue, garantisce la libertà personale e la prosperità proteggendo l’individuo e i suoi beni dal governo. Le garanzie inserite nella Carta dei Diritti degli Stati Uniti sono quelle istituzionalizzate nel 1600 dai giuristi che scrissero i documenti costituzionali d’Inghilterra, uomini come John Selden, Edward Hyde e Matthew Hale. Questi statisti e filosofi articolarono i principi del moderno costituzionalismo anglo-americano secoli prima della creazione degli Stati Uniti. Ma non erano illuministi. Erano nazionalisti inglesi conservatori in politica. Erano religiosi. Sapevano bene che la pura ragione poteva rimodellare la società, ma la rifiutarono a favore di principi costituzionali di provata efficacia. Quando Washington, Jay, Hamilton e Madison crearono le istituzioni nazionali degli Stati Uniti si rifecero a questa tradizione conservatrice, adattandola alle condizioni locali.

Non c’è molta verità neppure nell’asserzione che dobbiamo al pensiero illuminista la scienza e la medicina moderne. Una più seria rivendicazione di origine può essere fatta dal Rinascimento, il periodo tra il XV e XVII secolo, in Italia, Olanda e Inghilterra. I re inglesi legati alla tradizione, per esempio, sponsorizzarono istituzioni scientifiche pionieristiche come il Royal College of Physicians, fondato nel 1518. Uno dei suoi membri, William Harvey, scoprì la circolazione del sangue all’inizio del XVII secolo. La Royal Society of London for Improving Natural Knowledge, fondata nel 1660, fu diretta da uomini come Robert Boyle e Isaac Newton, figure decisive della fisica e della chimica. Anche costoro erano conservatori dal punto di vista politico e religioso. Conoscevano bene gli argomenti contrari alla tradizione politica, morale e religiosa che più tardi avrebbero connotato l’Illuminismo, ma per lo più li rifiutarono.

In breve, i progressi principali rivendicati dagli entusiasti dell’Illuminismo furono avviati molto prima dell’Illuminismo. Né è chiaro quanto sia stato davvero utile il suo arrivo. Che cosa fu l’Illuminismo? Il termine fu coniato alla fine del XVIII secolo dal filosofo Immanuel Kant. Pinker inizia il primo capitolo avallando la dichiarazione di Kant che solo la ragione permette agli esseri umani di emergere dalla propria “immaturità congenita” mettendo da parte i “dogmi e le formule” dell’autorità e della tradizione.

Per Kant la ragione è universale, infallibile e a priori – cioè indipendente dall’esperienza. Per la ragione c'è una risposta eternamente valida e inattaccabile per ogni problema di scienza, morale e politica. L’uomo è razionale soltanto se riconosce ciò e si dedica alla ricerca di quella singola risposta corretta.

Questa stupefacente arroganza è basata su un’idea efficace: la matematica può dedurre verità universali da premesse ovvie – o, come l’aveva posta René Descartes, da “idee chiare e distinte” – per poi procedere attraverso infallibili deduzioni a ciò che Kant definiva “certezza apodittica”. Poiché questo metodo funziona in matematica, Descartes sosteneva che si potesse applicare a tutte le altre discipline. L’idea fu successivamente ripresa e perfezionata da Thomas Hobbes, Baruch Spinoza, John Locke e Jean-Jacques Rousseau, oltre che da Kant.

Questa visione della ragione e della sua potenza – in quanto libera dalle catene della storia, della tradizione e dell’esperienza – è ciò che Kant chiamò “Illuminismo”. Ed è completamente erroneo. La ragione umana è incapace di dare risposte universalmente valide e indiscutibilmente corrette per i problemi della scienza, della morale e della politica, applicando i metodi della matematica.

Il primo passo fu l’opus magnum di Descartes del 1644, I principi della filosofia, che aspirava alla determinazione finale della natura dell’universo, muovendo da premesse ovvie e attraverso deduzioni infallibili. Questa opera voluminosa è così scandalosamente assurda che non ce n’è oggigiorno una versione integrale stampata in inglese. Eppure il capolavoro di Descartes prese d’assalto l'Europa e per decenni fu il principale libro di testo della scuola cartesiana di scienze. Kant seguì questo dubbio esempio con il suo Fondamenti metafisici di Scienze Naturali del 1786, nel quale asseriva di aver dedotto le leggi di moto di Newton usando la ragion pura, senza prove empiriche.

È sempre stato evidente che molti successi del mondo moderno sono frutto di tradizioni conservatrici, apertamente scettiche sui poteri della ragione. Alla Rutgers University negli anni 1980 il corso introduttivo di teoria politica moderna aveva una sezione chiamata “I critici dell’Illuminismo”. Ne facevano parte figure di pensatori conservatori come David Hume, Adam Smith e Edmund Burke. Costoro sottolineavano l’inaffidabilità del pensiero astratto, che ritenevano capace di giustificare virtualmente qualsiasi idea, per quanto disconnessa dalla realtà, purché sembrasse ovviamente vera a qualcuno.

Un mito di tal genere fu l’asserzione di Locke secondo cui lo stato era costituito sulla base di un contratto tra individui liberi e uguali – teoria che i critici dell’Illuminismo capirono essere storicamente falsa e pericolosa. Questa teoria fece relativamente poco danno all’Inghilterra legata alla tradizione, ma portò alla catastrofe l’Europa. Importata in Francia da Rousseau, abbatté velocemente la monarchia e lo stato, producendo una serie di costituzioni fallite, il Regno del Terrore a infine le guerre napoleoniche – tutto in nome della ragione infallibile e universale. Milioni di persone morirono quando le armate di Napoleone cercarono di distruggere e ricostruire ogni governo in Europa secondo l’unica teoria politica giusta per la filosofia illuminista. Napoleone stava solo cercando, secondo una frase di Brooks, di “ripensare le cose partendo dai fondamenti”.

I sostenitori dell’Illuminismo tendono a saltare questa parte della storia. Il libro di Pinker in 450 pagine non cita mai la Rivoluzione Francese. Cita Napoleone quale “esponente di gloria marziale” ma non dice nulla sulla sua dichiarazione universale di guerra in nome della ragione. Questi scrittori tendono anche a omettere il debito di Karl Marx nei confronti dell’Illuminismo. Marx vide se stesso quale promotore della ragione universale, allargando il compito della Rivoluzione Francese e insistendo che i lavoratori del mondo dovevano cessare, come dice Brooks, di “rispettare ciecamente l’autorità”. La ‘scienza’ sviluppata da Marx ‘partendo dai fondamenti’ uccise decine di milioni di persone nel XX secolo.

L’Illuminismo diffuse anche il mito che gli unici obblighi morali delle persone sono quelli liberamente scelti dalla ragione. Tale teoria ha devastato la famiglia, istituzione costruita su obblighi morali che molte persone, si è scoperto, non scelgono liberamente, a meno che non li guidi la tradizione. Il libro di Pinker è pieno di grafici che mostrano il miglioramento delle condizioni materiali in secoli recenti. Non ci sono grafici sui matrimoni falliti o sulle nascite di bambini fuori dal matrimonio in società ‘illuminate’. Pinker non è preoccupato dalla distruzione della religione o dello stato nazionale. Kant credeva che entrambi fossero incompatibili con la ragione e Pinker non vede motivo per non essere d’accordo.

Il che ci porta al cuore di ciò che è sbagliato nel movimento neo-Illuminista: Pinker loda lo scetticismo quale pietra angolare del “paradigma per raggiungere una conoscenza affidabile” secondo l’Illuminismo. Ma le figure principali della filosofia illuminista non erano scettiche. Proprio l’opposto: il loro scopo era creare un sistema di verità certe e universali, e in questo erano rigidi quanto i maggiori dogmatici medioevali.

I conservatori anglo-scozzesi, da Richard Hooker e Selden a Smith e Burke, volevano qualchecosa di ben diverso. Difendevano la tradizione nazionale e religiosa ma coltivavano anche un “moderato scetticismo” − una combinazione che il mondo anglofono definirebbe ‘buon senso’. Se le vecchie istituzioni non mostravano evidenti necessità di restauro o rinnovo, il buon senso tendeva a lasciarle indisturbate, perché c’era sempre il rischio di peggiorare le cose. Ma era chiaro anche il potenziale dei tentativi di migliorare la conoscenza dell’umanità, purché la debolezza e l’inaffidabilità dell’umana ragione fossero fermamente tenute sott’occhio. Come Newton scrisse nel suo Opticks “dimostrare per induzione da esperimenti e osservazioni non conduce a conclusioni generali, tuttavia è il miglior metodo di dimostrazione che la natura delle cose permette”.

Ripenso spesso queste parole moderate e scettiche in questi giorni, quando vedo la trasformazione politica e culturale del mondo anglofono. Le élite americane e inglesi, un tempo caratterizzate da una miscela di tradizione e scetticismo, adesso si sgolano a invocare l’Illuminismo. Insistono di aver raggiunto certezze universali. Mostrano un disprezzo degno di Kant per chi rifiuta di abbracciare i loro dogmi – definendo costoro “oscurantisti”, “immaturi”, “illiberali”, “arretrati”, “deplorevoli” e peggio.

Se queste élite avessero buon senso non parlerebbero così. L’eccessiva fiducia nell’Illuminismo è finita tante volte tanto male da suscitare seri dubbi verso affermazioni fatte in nome della ragione – proprio come è utile suscitar dubbi nei confronti di altri metodi dogmatici. Tali dubbi consigliano tolleranza per modi di pensare diversi. Le istituzioni nazionali e religiose possono non essere illuministe, ma ciò nonostante possono avere cose importanti da insegnarci. La più importante verità politica per la nostra generazione potrebbe essere questa: non si può avere sia l’Illuminismo sia lo scetticismo. Occorre scegliere. 

La ragione umana è incapace di dare risposte universalmente valide e indiscutibilmente corrette per i problemi della scienza, della morale e della politica, applicando i metodi della matematica

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Ho letto l'articolo con crescente imbarazzo, dato che esso è costruito su una sequenza di vistosi errori nel campo della storia delle idee e di gravi approssimazioni lessicali, che fanno rabbrividire e pensare che l'autore sia un neofita. Perché ospitare articoli di questo tipo che non possono neppure essere confutati, dal momento che non offrono argomentazioni ma solo prese di posizione? Non sarebbe meglio esercitare un controllo preventivo?
Grazie. Da qualche anno queste idee e queste tesi circolano e sono dibattute in molti paesi e a vari livelli. Trovano ospitalità anche nel mondo accademico, non soltanto presso gruppi politici, nei paesi dell'Est europa. Ci piacerebbe che se ne discutesse di più, perchè mettere la testa nella sabbia non aiuta nessuno, quando un fenomeno si sta espandendo. Ma ben vengano le confutazioni!
Hazony concentra la sua attenzione sulla filosofia politica (dirige anche una collana di testi su questo argomento) ed è un difensore del nazionalismo di stampo liberale. Data l'evoluzione politica di parti dell'opinione pubblica in Europa (soprattutto nell'Europa dell'est, ma non solo) questo articolo di Hazony ci è parsa l'occasione per aprire un dibattito. Speriamo arrivino confutazioni interessanti!
Concordo sul fatto che l'Illuminismo ha creato molti mostri (ma anche cose buone). In ogni caso l'Illuminismo del 18° secolo è morto e non può risorgere. Il parlarne oggi può però aiutare a combattere le posizioni anti-scientifiche che imperversano attualmente (il cui picco sono i terrapiattisti, così presenti sul web).
Il problema sta nel fatto che non si può discutere su un testo che contiene, dall'inizio alla fine, evidenti errori e riferimenti concettuali infondati. Per esprimere la tesi che intende sostenere l'autore avrebbe potuto tranquillamente evitare affermazioni sulla storia delle idee che lo collocano al di sotto del livello di un pessimo studente liceale. Il problema è che siamo in Italia dove, perlomeno fino a qualche tempo fa, la storia delle idee è stata una cosa seria. Non mi riferisco, quindi, alle tesi politiche di Yoram Hazony, cher emergono faticosamente dalla sua affabulazione, ma all'opportunità di dare spazio a un testo senza controllare la correttezza dei suoi richiami alla storia delle idee e della filosofia. Oppure oggi è davvero possibile dire qualunque cosa persino di Kant, Boyle, Newton, Locke, Hume, Selden, Hooker, Hume , Adam Smith, Marx, per citare alcuni degli autori su cui Yoram Hazony sentenzia appiccicando all'uno e all'altro assurde etichette? Come si fa a prendere sul serio qualcuno che sembra non aver mai letto sul serio gli autori di cui parla? E' chiaro che l'autore è mosso da un intento polemico nei confronti di Steven Pinker e David Brooks, di cui avrà letto i libri, ma non conosce la storia delle idee. Perché dare risalto, su un sito qualificato come il vostro, a un testo così scadente? Cordiali saluti
Il saggio di Hazony è la sintesi di un pensiero complesso, che cerca di individuare i limiti dell'illuminismo. Io credo però che il suo obiettivo sia in realtà lo scientismo, cioè l'idea che la scienza "sperimentale" sia l'unico orizzonte di senso dei tempi moderni. Le cose non stanno così, dati alla mano.