Israele - stato nazionale degli Ebrei

23/07/2018

Il parlamento israeliano ha approvato una legge che definisce Israele lo stato del popolo ebraico, in cui venga riconosciuto il diritto all’autodeterminazione degli Ebrei, pur nel rispetto dei diritti di tutti i cittadini (il 20% circa dei cittadini di Israele non sono Ebrei). La cosa ha destato scalpore in Europa oltre che, ovviamente, fra i Palestinesi. Ma che Israele sia lo stato nazionale del popolo ebraico è affermato nella Dichiarazione di Indipendenza di Israele, fu l’intenzione esplicita della Società delle Nazioni che ne promosse la creazione nel 1920, fu riaffermato nel riconoscimento dell’ONU. Dunque non è cambiato nulla, la legge riafferma le condizioni pre-esistenti.

Perché allora fare questa legge? Israele, come l’Inghilterra, non ha una Costituzione che definisca la natura dello stato, perciò che Israele sia lo stato nazionale ebraico non era scritto, fino a ieri, in nessuna legge formalmente applicabile. Ora la legge c’è e ogni cittadino deve tenerne conto, inclusi i politici e i giudici.

Noi abbiamo uno stato nazionale italiano da quasi quasi 160 anni, all’interno di una Europa che ha sviluppato e consolidato stati nazionali per 600 anni calpestando, perseguitando ed espellendo le minoranze sia religiose sia etniche, ma oggi riteniamo che lo stato nazionale sia superato, che sia anti-democratico. Eppure proprio oggi noi Europei e Italiani ci dividiamo aspramente quando si stratta di riconoscere il diritto alla cittadinanza ai figli di immigrati, o di accettare nuovi migranti. Siamo tutti pronti a riconoscere i diritti degli altri finché gli altri non chiedono di venire a vivere con noi e partecipare a prendere le decisioni che ci riguardano.

In Medio Oriente non c’è stato che non sia periodicamente travagliato da guerre civili, ribellioni e durissime repressioni, stragi di minoranze etniche e religiose. In questa realtà Israele ribadisce con una legge che vuole essere stato nazionale ebraico, che cioè può avere cittadini non ebrei, ma non in numero così grande da avere grande peso politico.

Perché questa legge è stata proposta e approvata proprio adesso? Da circa un anno in Medio Oriente si sta discutendo della possibilità di costituire in Palestina due stati, quello ebraico e quello arabo, con un solo esercito – quello israeliano − che sorvegli e protegga i confini con l’esterno e con diritto di residenza e di lavoro agli uni e agli altri in tutto il territorio, ma con diritto di cittadinanza e di voto soltanto nel proprio stato di appartenenza nazionale. È un tipo di accordo su cui oggi sarebbero d’accordo molti stati arabi, in primo luogo l’Arabia Saudita e l’Egitto, ma non l’Iran, né gli amici dell’Iran, né la Turchia. Ma è proprio in vista di eventuali tentativi di implementazione di un accordo di questo genere che Israele ha approvato la legge che riconosce formalmente Israele come stato nazionale ebraico.

E i Palestinesi? È molto difficile capire se una simile proposta, se mai verrà avanzata formalmente, potrà venire approvata oppure no. I Palestinesi dipendono molto dagli aiuti internazionali e hanno bisogno della collaborazione dei paesi vicini, perciò la pressione dei paesi donatori e dei vicini conterà molto, ma non potrà prevalere sulle convinzioni e sulle emozioni profonde della maggioranza dei Palestinesi. Sicuramente contrari saranno i cittadini arabi di Israele, che temono di perdere i diritti di cittadinanza di cui godono.

Quando Israele nacque i Palestinesi non ebbero la possibilità di scegliere se vivere in pace con Israele oppure no, perché Egitto e Giordania invasero i territori palestinesi e mossero guerra a Israele. Dopo tre guerre combattute e perse, Egitto e Giordania fecero accordi con Israele: l’Egitto nel 1979, la Giordania nel 1994. Da allora in poi i Palestinesi divennero formalmente arbitri del proprio destino, ma le divisioni interne e le divergenti pressioni degli stati vicini e degli stati donatori impedirono loro di raggiungere un consenso politico abbastanza forte da imporsi sia all’interno sia nelle trattative con Israele e con la comunità internazionale. Nel frattempo il territorio palestinese, precedentemente controllato da Giordani ed Egiziani, rimase sotto il controllo degli Israeliani, in attesa di un accordo che non si raggiunse mai.

I Palestinesi non ebbero mai un loro stato nella storia, potrebbero averlo ora per la prima volta, ma confederato con Israele per motivi sia economici sia di sicurezza: il territorio è piccolissimo e non è geograficamente divisibile in modo da permettere ai due stati sia lo sviluppo economico sia la possibilità di difendere i propri confini. L’integrazione economica dei due territori è non soltanto possibile ma necessaria a entrambi. La sicurezza del confine comune interessa invece soprattutto Israele, che corre il rischio di essere invaso dai molti milioni di nemici che lo circondano, perciò vuole avere il controllo dei confini e delle grandi vie di comunicazione.

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