L’incertezza globale mostra i primi effetti

24/10/2018

Cliccare sulle immagini per ingrandirle.

 

Molti paesi stanno lavorando intensamente per capire come mettersi nella posizione più adatta a gestire i propri interessi all’interno dei futuri equilibri globali, ancora largamente da definire, ma in cui è certo che gli USA e la Cina saranno in crescente competizione fra di loro, innanzi tutto sul piano delle nuove tecnologie, mentre la Russia cercherà di essere il cardine di un terzo gruppo di paesi euro-asiatici (fra cui Putin spera ci sia la Germania e tutta l’Eurozona) pronti a cambiar allineamento a seconda del variare della situazione, e a sviluppare piattaforme tecnologiche e produttive proprie.

Anche la recente denuncia da parte degli USA del trattato per la limitazione dei missili terra-aria di media gittata mira a liberare le mani al Pentagono nella pianificazione di sistemi difensivi adatti ai nuovi equilibri strategici, non a minacciare il vecchio rivale della Guerra fredda, cioè la Russia. La Russia ne sarà tuttavia danneggiata, perché dovrà destinare maggiori risorse allo sviluppo di nuovi missili, se non vorrà diventare una potenza militare di secondo piano.

Tutti i principali paesi asiatici hanno incontri frequenti fra di loro e con il governo cinese in questo autunno 2018, perché la loro posizione commerciale e politica nei confronti della Cina dovrà essere tarata ex novo, insieme alla loro posizione nei confronti degli USA. India, Giappone, Corea del Sud, Filippine e Vietnam sono i paesi più immediatamente coinvolti. Tutti stanno rivalutando la propria dipendenza economica dal commercio con gli USA e con la Cina e rivedono le proprie opzioni nella corsa verso l’economia high tech, mente tacitamente valutano anche i rischi militari che potrebbero correre in caso di scontro armato fra Cina e USA, e che azioni possono intraprendere per scongiurare la possibilità di uno scontro.

Il Vietnam ad esempio è uno dei paesi che gode di maggiore crescita economica al mondo da oltre 20 anni, grazie a un mix di fattori: disponibilità di mano d’opera molto abile ma ancora a basso prezzo, stabilità politica e tasse basse sugli investimenti produttivi. Il 50% del PIL del Vietnam oggi è frutto di investimenti produttivi dall’estero, che danno lavoro direttamente o indirettamente a oltre 8 milioni di persone nella manifattura di beni di consumo. Ora il Vietnam ha iniziato a sviluppare anche un’economia high tech, il che richiede partnership con paesi all’avanguardia, che portino in Vietnam gli impianti e il know how, il diritto d’uso dei brevetti. Ora nel campo dell’high tech operano in Vietnam Samsung, Intel, LG and Microsoft. Con Samsung ci sono accordi diretti, mentre Intel, LG e Microsoft operano in Vietnam nell’ambito dell’accordo multilaterale China Plus, cioè producono soltanto una frazione di componenti in Vietnam, che poi vengono utilizzati dalle fabbriche principali situate in Cina. Se il governo americano proibisse alle proprie aziende di traferire nuovo know how in Cina, o imponesse alti dazi sui prodotti tecnologici prodotti in Cina da aziende americane, il Vietnam potrebbe trarne profitto e sostituire la Cina come piattaforma produttiva, oppure così facendo perderebbe la possibilità di ritagliarsi una fetta dell’enorme mercato di consumo asiatico, in cui probabilmente predominerà la telefonia cinese e la tecnologia digitale cinese? Non sono valutazioni facili. 

Il futuro economico globale è diventato molto meno prevedibile. Non è un caso che le borse di tutto il mondo stiano perdendo valore

La Corea del Sud nel frattempo sta avvicinandosi alla Corea del Nord, con grande soddisfazione della Cina. È probabile che, dovendo scegliere fra il cooperare con la Cina o con gli USA, le aziende coreane e i governi coreani finiranno con lo scegliere la Cina, di cui sono un’appendice geografica. Ma le aziende industriali della Corea del Sud hanno fabbriche e mercati di vendita in tutti i continenti, sono giganti mondiali. Come riusciranno a mantenere la posizione, se gli USA imponessero dazi punitivi e molti altri paesi si allineassero con gli USA?

Sino ad ora tutti i paesi dell’estremo oriente hanno potuto stringere liberi accordi commerciali, produttivi e finanziari sia con la Cina sia con gli USA, sia con l’Europa, utilizzando al meglio ogni possibilità. Ora che tutti hanno capito che presto sarà necessario scegliere alcuni partner e rinunciare ad altri, ogni paese è impegnato in discussioni, valutazioni e calcoli molto complessi, mentre sta a osservare come si muovono gli altri. Gli scenari sono fluidi, gli attori si muovono di pochi passi in una direzione, poi di pochi passi nella direzione opposta, incerti delle reazioni e delle conseguenze. Il futuro economico globale è diventato molto meno prevedibile. Non è un caso che le borse di tutto il mondo stiano perdendo valore. 

Lascia un commento

Vuoi parteipare attivamente alla crescita del sito commentando gli articoli e interagendo con gli utenti e con gli autori?
Non devi fare altro che accedere e lasciare il tuo segno
Ti aspettiamo!

Accedi

Non sei ancora registrato?

Registrati

I vostri commenti

Per questo articolo non sono presenti commenti.