L’Asia Centrale era una terra di città

22/12/2018

Ben prima dell’invasione araba, il più celebre geografo greco, Strabone, che aveva scritto nel I secolo a.C., descriveva il cuore dell’Asia Centrale come «una terra dalle mille città». (…)Qualcosa delle città centroasiatiche lasciava sbalorditi anche i viaggiatori provenienti da una regione altamente urbanizzata come il Medio Oriente. Nonostante il gran numero di agglomerati urbani dell’Asia Centrale che presentavano le svariate caratteristiche in grado di lasciare meravigliati i visitatori, è forse utile per noi concentrarsi su uno solo di essi: la città di Balkh, situata circa settanta chilometri a sud dell’Amu Darya (l’antico fiume Oxus), che segna l’attuale confine tra Afghanistan e Uzbekistan. Balkh era sotto ogni aspetto una delle più grandi città della tarda antichità. Le mura più interne racchiudevano una superficie di oltre quattro chilometri quadrati, mentre i bastioni esterni, che proteggevano l’area suburbana e i suoi giardini erano lunghi più di centoventi chilometri. Sui ricchi terreni delimitati dalle mura esterne, l’antico viaggiatore incontrava boschetti di aranci, campi di canna da zucchero e vigneti ordinatamente curati, per non parlare dell’abbondanza di fiori e orticelli. Vi erano poi case suburbane, mercati e alloggi per i mercanti in visita nel quartiere chiamato rabat. Poco dopo, il visitatore si trovava di fronte alle mura incombenti della città vera e propria. A Balkh, come in decine di altre città centroasiatiche, non si trovavano i semplici muraglioni verticali con parapetto, normalmente in uso nel mondo mediterraneo e nella maggior parte della Persia, bensì una massiccia costruzione inclinata di mattoni essiccati al sole abbinati con mattoni cotti, in cima alla quale si ergeva un altro muro di notevole altezza in mattoni cotti, coronato da lunghe gallerie interrotte da feritoie per gli arcieri e da frequenti torri che proteggevano le gallerie e offrivano una vista panoramica sulla campagna circostante. Tali bastioni delimitavano la zona denominata shahristan, ovvero una città interna, fitta di case a uno e due piani, bazar e templi consacrati a vari culti. All’interno dello shahristan si trovava la cittadella principale, o ark, dotata a sua volta di mura ancora più alte. Qui erano situati il palazzo del sovrano e i principali uffici governativi.

Per apprezzare appieno le dimensioni di Balkh, si consideri che la sola cittadella, chiamata Bala-Hisar, (…) superava di dieci volte la superficie complessiva dell’antica Troia. La roccaforte, a sua volta, occupava meno di un decimo della superficie totale di Balkh! Tutto a Balkh trasudava l’immensa ricchezza accumulata grazie a una forte espansione del settore agricolo, basata sulla coltivazione di frumento, riso e agrumi; alla fabbricazione di utensili in metallo, articoli per la casa in ceramica, pietre preziose (turchesi) e pelletteria; al commercio internazionale che raggiungeva l’India, il Medio Oriente e la Cina. Balkh, infatti, si trovava in una posizione ideale lungo la strada principale che conduceva al subcontinente indiano attraverso l’Afghanistan e, verso ovest, all’area del Mediterraneo. (….) Non c’è da stupirsi che già gli scrittori romani descrivessero Balkh come una città di favolose ricchezze e che i visitatori arabi di epoca successiva, che conoscevano bene i bazar e i palazzi di Damasco, Antiochia e il Cairo, vi si riferissero come alla «madre delle città».

(….) Un certo numero di altre grandi città dell’Asia Centrale rivaleggiava per dimensioni con Balkh. Una di queste era Afrasiab, che oggi costituisce la parte più antica di Samarcanda nell’attuale Uzbekistan. La superficie della città, che prosperava grazie alla massiccia produzione di tessuti e altre merci, copriva più di due chilometri quadrati fittamente edificati. Un altro importante centro urbano era il porto fluviale di Tirmidh (Termez), che si estendeva per quasi quattro chilometri quadrati lungo la sponda uzbeka dell’Amu Darya, di fronte all’Afghanistan. Vi era poi Merv, nell’attuale Turkmenistan meridionale, un enorme complesso urbano ritenuto antico già nel 500 d.C. Molte di queste città rivaleggiavano a loro volta con Xi’an (Chang’an) in Cina, che a quel tempo si diceva fosse la più grande città della Terra, protetta da mura che si estendevano per venticinque chilometri.

A differenza delle città cinesi, gli agglomerati urbani dell’Asia Centrale avevano diverse cinte murarie, la più esterna delle quali doveva proteggere la città sia dalle invasioni dei nomadi sia dalla sabbia che penetrava ovunque. Il bastione più esterno dell’oasi di Merv si estendeva per quasi centocinquanta chilometri, tre volte la lunghezza del vallo di Adriano che separava l’Inghilterra dalla Scozia. Per coprire quella distanza a dorso di cammello erano necessari almeno dieci giorni. Le lunghe mura proteggevano una regione di agricoltura intensiva, molti piccoli centri con una produzione diversificata e la città vera e propria, che superava Balkh per dimensioni e popolazione. Città satellite e villaggi, come quelli che circondavano Merv, si trovavano in tutte le altre grandi aree metropolitane.

(….) Molte di queste città di medie dimensioni erano state centri consolidati di vita commerciale e civile per diversi millenni prima dell’arrivo degli Arabi. Gli scavi condotti in una dozzina di tali centri hanno stabilito che i loro abitanti non avevano bisogno di viaggiare fino alle megalopoli per avere accesso alle ultime novità e mode. Era tipico il caso di Isfijab, oggi Sayram, nel Kazakistan meridionale, dove una popolazione altamente diversificata aveva accesso ai prodotti più in voga importati dal Mediterraneo, India, Cina e paesi intermedi. (…) La popolazione di Isfijab, tipica di molti piccoli centri commerciali dell’Asia Centrale, era simile a quella di Parigi nell’alto medioevo. Oltre ai centri grandi e medi, le terre occidentali e settentrionali dell’Asia Centrale erano punteggiate di castelli solidamente costruiti e manieri fortificati appartenenti ai grandi proprietari terrieri, o dihqan. (….) I duecentocinquanta calici di terracotta di raffinata fattura rinvenuti in un’area adibita a cucina nel centro di grandi commerci di Paykand, nell’oasi di Bukhara, attestano che le comodità della vita non erano limitate alle metropoli più grandi.

Le città centroasiatiche erano densamente popolate – secondo le stime di un esperto vi abitavano normalmente da duecentotrenta a duecentosettanta persone ogni 0,4 ettari – e la superficie media di quattro quinti delle case si aggirava sui centotrenta metri quadri, benché ospitassero comunemente un massimo di sei persone distribuite su due o tre piani. (….) Già nel II secolo d.C. troviamo un ricco nucleo familiare centroasiatico, formato da quattro persone, che aveva al proprio servizio non meno di diciassette schiavi! Qualche famiglia viveva in abitazioni molto più grandi, alcune delle quali arrivavano fino a cinquanta stanze. I residenti, compresi gli schiavi, avevano facile accesso all’acqua corrente e dormivano su letti di mattoni incassati nella muratura e confortevolmente riscaldati in inverno dal calore generato da camini a carbone e convogliato attraverso condutture opportunamente realizzate all’interno delle pareti. Nelle regioni più calde dell’Afghanistan e del Khorasan si costruivano torri del vento in grado di disperdere nelle abitazioni la calura estiva, mentre altrove si costruivano appositi scantinati che offrivano riparo dal sole e dal caldo.

Oltremodo funzionali per garantire la circolazione di aria e luce erano le cupole a costolature in muratura usate dagli architetti centroasiatici come copertura dei più svariati edifici, da palazzi ed edifici per uso commerciale alle più sontuose residenze private. (…) Nel grande centro buddhista di Mes Aynak e in diversi altri siti dell’Afghanistan e della valle dell’Amu Darya si incontrano non solo i consueti archi a tutto sesto, ma anche archi a sesto acuto. In Europa, l’arco gotico a sesto acuto è fatto di solito risalire all’XI secolo. (…) Una linea genealogica degli archi gotici potrebbe pertanto risalire all’Asia Centrale buddhista.

(….) Oltre alle comodità domestiche, la vita delle città aveva raggiunto un alto livello di sviluppo nel millennio antecedente alla conquista araba. Le strade erano lastricate, i bagni pubblici erano ampi e spaziosi ed esistevano vaste zone destinate alla vendita al dettaglio, di solito nei pressi di templi e santuari, che includevano spesso foresterie e ostelli per i mercanti in visita da altri paesi. (…) In effetti, nella regione, la tradizione urbana risale quasi a cinquemila anni fa, quando iniziarono a formarsi grandi comunità di allevatori di bestiame.

 

S. F. Starr, L’illuminismo perduto. L’età d'oro dell’Asia Centrale dalla conquista araba a Tamerlano, Einaudi, Torino, 2017.

 

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