L’Asia Centrale, civiltà idraulica

22/12/2018

Fu l’irrigazione, e solo l’irrigazione, a rendere possibile la nascita di una civiltà su alcune delle terre centroasiatiche altrimenti sterili. In questo senso, è giusto definire l’Asia Centrale una «civiltà idraulica», in cui l’obiettivo principale delle energie sociali era la costruzione e la manutenzione di complessi sistemi per conservare, distribuire e in generale gestire una risorsa quanto mai scarsa: l’acqua. (…) I governi si assumevano la piena responsabilità dei grandi e complessi sistemi di irrigazione, incluso il compito – di rilevanza critica – di mobilitare e gestire la forza lavoro destinata alla loro manutenzione.

Si deve notare tuttavia che non tutte le forme organizzate di irrigazione hanno condotto a statalizzazione, centralizzazione e gestione dall’alto in basso. Anche nell’antica Grecia vi era carenza d’acqua, ma il suo terreno collinare impediva la realizzazione di sistemi di irrigazione su larga scala, organizzati e controllati dallo stato come quelli che prevalevano invece nell’Asia Centrale. In Grecia, al contrario, i singoli coltivatori cooperavano con i loro vicini a livello locale per risolvere i problemi idrici con progetti su piccola scala. (…)

Già nell’Asia Centrale dell’età del ferro la popolazione aveva cominciato a costruire sistemi di irrigazione essenziali alla vita delle città. Molto tempo prima dell’arrivo di Persiani, Greci e altri invasori stranieri, i sistemi di irrigazione avevano finito per influire in modo sostanziale sulla vita di queste civiltà delle oasi. (…) Considerando che i canali erano spesso lunghi parecchi chilometri, raggiungevano novanta e più metri di profondità e passavano direttamente sotto intere città, vanno considerati anch’essi una meraviglia dell’ingegneria. (…) Era necessario mantenere con precisione i gradi di pendenza, calibrati per assicurare flussi uniformi, e un perfetto funzionamento dei vari tipi di meccanismi di sollevamento, accuratamente progettati e collocati a intervalli regolari. All’interno delle città, il labirinto di tubature sotterranee di argilla cotta che fornivano acqua a bagni pubblici e abitazioni private diventava ancora più intricato, in quanto comprendeva valvole, pozzetti di raccolta e punti di accesso per la pulizia e la manutenzione, così pure cambi di gradiente estremamente complessi. (…) Nel XII secolo una città come Merv disponeva di uno staff di dodicimila addetti alla manutenzione del sistema idraulico, inclusi trecento sommozzatori! Premesso che a quel tempo Merv era la più grande città del mondo e superava perfino Hangzhou in Cina, non va dimenticato che essa era un centro urbano di grandi dimensioni e con un antico sistema idrico altamente sviluppato già in epoca preislamica.

(…) L’acqua disponibile doveva essere attentamente convogliata, canalizzata e distribuita, il che pose i Centroasiatici di fronte a enormi sfide in molti campi di attività. Essi seppero rispondere a quelle sfide con concentrazione e forza di immaginazione. Basti pensare ai tanti ricoveri per le carovane (caravanserragli) che utilizzavano tecnologie ingegnose e altamente efficienti per raccogliere la rugiada, o agli intricati sistemi di tubazioni sotterranee che rifornivano le abitazioni urbane di acqua potabile. Tale intraprendenza incarnava una civiltà che sfruttava le proprie risorse in modo intensivo anziché estensivo. Le civiltà intensive, di cui il Giappone tradizionale è l’esempio più significativo, aumentavano la produttività ottenendo sempre più «prestazioni straordinarie» dalle limitate risorse esistenti, anziché cercare di reperire più risorse. La Russia zarista e l’Unione Sovietica, al contrario, furono grandi esempi di utilizzo estensivo delle risorse, poiché aumentarono la produttività agricola aggiungendo all’infinito sempre più terreni e forza lavoro, anziché coltivare in modo più produttivo i campi esistenti e impiegare in modo più efficiente i lavoratori agricoli a disposizione.

 

S. F. Starr, L’illuminismo perduto. L’età d'oro dell’Asia Centrale dalla conquista araba a Tamerlano, Einaudi, Torino, 2017.

 

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