Le radici della cultura europea: una lettura geopolitica

21/03/2019

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Che cosa intendiamo dire quando parliamo di cultura europea? Che cosa hanno in comune i Siciliani con gli Scozzesi, i Russi con gli Spagnoli?

In un saggio di George Friedman per Geopolitical Futures i tratti comuni vengono identificati nella sintesi dei mondi intellettuali e morali di Atene e Gerusalemme − sintesi operata dalla Roma cristiana e diffusa attraverso l’Impero romano. Atene è la città che pose la conoscenza di sé alla base di ogni altra conoscenza, è la civiltà del logos, cioè della ragione. Gerusalemme è la città che pose la legge di Dio, cioè la morale, al sopra di ogni altra conoscenza. Non a caso il Vangelo di Giovanni inizia con la sintesi ‘In principio era il Verbo (italiano per ‘logos’), il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.’ Da Tommaso d’Aquino a Maimonide la tensione fra le leggi della ragione e la legge morale caratterizza a fondo tutte le culture appartenenti alla civiltà europea − e le caratterizza ancor oggi.

Atene e Gerusalemme erano distanti fra di loro e appartenevano a realtà geografiche ed economiche molto diverse. Atene si protendeva sopra al porto del Pireo e viveva di commerci, di scambi. Era una città cosmopolita e molto ricca, i cui abitanti potevano permettersi il lusso di oziare, ragionare, discutere, creare bellezza. Gerusalemme era appollaiata su di una collina circondata da terre brulle e da predoni nomadi, e si affacciava su rotte battute dai ben più potenti popoli d’Egitto e di Persia o di Anatolia. Gerusalemme riusciva a sopravvivere soltanto se tutta la popolazione era costantemente pronta alla difesa comune, senza divisioni interne, in nome della volontà di Dio (la situazione non è sostanzialmente diversa per l’Israele contemporaneo, perché è la geografia a determinarla).

L’incontro fra Atene e Gerusalemme avvenne tramite la Persia. La Persia era un pericolo mortale sia per Atene sia per Sparta. Le due città erano rivali, ma si allearono per combattere il comune nemico persiano: Sparta aveva un forte e disciplinatissimo esercito di terra, che poteva controllare i valichi; Atene aveva una grande flotta, dotata di abili comandanti pronti a manovrare in modo flessibile col variare dei venti e delle necessità, capaci di proteggere le coste. La Persia attaccava sia per mare che per terra, dunque la collaborazione fra Sparta ed Atene per proteggersi dalla Persia era indispensabile ad entrambe le città. La loro alleanza contro i Persiani non dipese dalla libera volontà dei leader, fu una necessità imposta dalla geografia. Così sia Sparta sia Atene si salvarono dai Persiani e svilupparono una cultura politica aperta alla collaborazione pragmatica, nonostante le loro profonde differenze culturali.

Israele invece fu insieme sconfitto e salvato dalla Persia. Ogni volta che il popolo d’Israele non fu coeso e pronto a difendersi con le unghie e con i denti sulle sue colline, fu sconfitto e conquistato. Successe nel 597 avanti Cristo a opera dei Persiani sudditi di re Nabucodonosor, ma gli Ebrei ridotti in schiavitù ritrovarono solidarietà e forza morale e nel secolo successivo convinsero un altro imperatore persiano, Ciro il Grande, a restituire loro la libertà. Israele ricostruì lo stato con il beneplacito dei Persiani, quello stato che fu poi sottomesso da Roma. Così i due popoli di Atene e Gerusalemme si ritrovarono parte di uno stesso impero, entrambi sottomessi politicamente a Roma, ma entrambi capaci di affascinare e conquistare intellettualmente e moralmente i loro dominatori. La cultura di Israele continuò a esser caratterizzata dalla disciplina dello studio e del rispetto delle leggi (incluse quelle naturali, matematiche e fisiche) e dal dovere di solidarietà sociale. Atene e Gerusalemme furono i modelli dell’Europa post pagana, modelli declinati in modo diverso nelle diverse regioni d’Europa, ma con caratteristiche di fondo sufficientemente costanti e comuni perché si possa parlare di comune civiltà europea, cristiana, con radici riconducibili ad Atene e Gerusalemme. 

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