Finisce la guerra civile in Siria. A vincere sono soltanto i Russi

26/10/2019

Con l’incontro e l’accordo fra Putin ed Erdogan del 22 ottobre 2019, che pone fine alle incursioni dell’esercito turco nel Rojava cioè nel territorio dei Curdi nel nord della Siria, Assad riassume il controllo di tutto il territorio siriano, con l’aiuto dei Russi.

All’interno della Siria ritorna formalmente la situazione antecedente alla ribellione del 2011 e alla successiva guerra civile. In quella guerra nel 2014 si inserì l’ISIS, creato dalle tribù irachene che avevano costituito il nerbo dell’esercito e dell’amministrazione di Saddam, ma avevano perso ruolo, autorità e stipendi dopo la sua caduta. L’ISIS mirava a impossessarsi di parte della ricchezza petrolifera dell’Iraq e della Siria e di un tratto di costa sul Mediterraneo per poterla esportare.

La Siria oggi è un cumulo di macerie, centinaia di migliaia di persone sono morte, una generazione di bambini è cresciuta conoscendo quasi soltanto paura, fame e orrori. Assad è di nuovo al potere e dovrà ricostruire il paese. Tutto tornerà come prima? Forse no, perché sono cambiati i pesi e i ruoli delle potenze regionali che hanno sostenuto l’una o l’altra parte nella guerra civile: Russia, Iran, Turchia.

La Russia è la vincitrice della prova di forza nella regione. Qualche soldato turco rimane attorno a Idlib, ma i Turchi hanno dovuto arrestare l’offensiva lungo il confine e ora sono i soldati russi a ‘garantire la sicurezza’ in larga parte dell’area curda, oltre che lungo la costa mediterranea. I Russi hanno lasciato a Erdogan il modo di salvare la faccia, ma la sua umiliazione è evidente. Il 20 ottobre faceva ancora la voce grossa nei confronti degli USA e dell’Europa, il 22 si è zittito di fronte a Putin nell’arco di mezza giornata, e ha accettato di andarsene dalla Siria.

Così i Turchi hanno capito che, se salta l’alleanza NATO, non possono contare su altri amici nella regione. Forse potrebbero cercare un’alleanza tattica con l’Iran, ma Turchi e Persiani sono sempre stati rivali per l’egemonia sul Medio Oriente, parlano lingue radicalmente diverse, appartengono a due correnti islamiche rivali (i Turchi sono sunniti, i Persiani sciiti). Anche Turchi e Russi sono sempre stati rivali – e ancora lo sono – per il controllo del Mar Nero e dell’affaccio al Mediterraneo. Russi e Iraniani sono rivali, ma più alla lontana: oggi condividono la sovranità sul Mar Caspio e sui suoi giacimenti, da sempre rivaleggiano per l’egemonia sull’Asia Centrale. Ma finché l’Iran non è intervenuto in forze in Siria contro l’ISIS, mirando a fare della Siria e del Libano un protettorato iraniano, i Russi non si sono allarmati. Sono invece intervenuti quando l’intervento in Siria poteva dare all’Iran via libera fino alle sponde del Mediterraneo orientale, che i Russia considerano di importanza primaria anche per loro. Gli Iraniani sanno di non poter tener testa ai Russi in un possibile scontro nei cieli o sul mare, ma hanno una grande capacità di combattimento sul terreno. In Iraq e in Siria hanno mantenuto per anni decine di migliaia di proprie milizie, oltre a guidare milizie locali alleate, come gli Hezbollah. Per l’Iraq e per la Siria gli Iraniani hanno dato la vita di molti soldati, molto denaro e molto impegno politico. In cambio hanno ottenuto molto meno di quanto speravano: una traballante egemonia sull’Iraq ma poco spazio in Siria, dove anch’essi sono stati fermati dai Russi, dopo una lunga lotta contro l’ISIS.

E gli USA? Sono contenti di poter allentare l’impegno in Medio Oriente e di mantenere le basi NATO in Turchia. La Turchia umiliata da Putin non abbandonerà la NATO, come ventilato negli scorsi anni, non caccerà gli Americani dalla basi: rimarrebbe troppo indebolita, troppo esposta a eventuali prepotenze russe o iraniane. La presenza delle basi NATO garantisce per lo meno l’integrità territoriale turca.

Ora la Siria deve riprendere a vivere, deve ritrovare un assetto interno sostenibile. Centinaia di migliaia di profughi debbono poter tornare. Auguriamo loro coraggio e buona fortuna: i cuori delle persone di buona volontà sono con loro, ma la loro sorte è nelle loro mani e in quelle degli altri siriani.

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