La trappola di Tucidide

14/07/2020

Da un’analisi di Jacek Bartosiak per Geopolitical Futures

 

2400 anni fa Tucidide narrò come Sparta e Atene si dissanguarono per trent’anni in una guerra nel Peloponneso che nessuna delle due città-stato aveva davvero voluto, ma che era diventata inevitabile perché l’ascesa di Atene preoccupava molto Sparta, sino ad allora potenza egemone nella regione. Prima l’una poi l’altra città-stato furono spinte a entrare in guerra a sostegno di un loro piccolo vassallo, convinti che la sconfitta del proprio vassallo avrebbe ulteriormente rafforzato il rivale, rendendolo difficilmente vincibile. I piccoli stati alleati o vassalli sono indispensabili alle grandi potenze, ma rappresentano nel contempo una limitazione e un pericolo nel confronto fra potenze egemoni e potenze emergenti. È quella che gli strateghi chiamano ‘la trappola di Tucidide’.

Nel futuro prossimo la trappola potrebbe scattare nel confronto fra Cina e USA. Gli USA temono che l’ascesa della Cina metta a repentaglio la loro struttura di sicurezza nel Pacifico, in particolare sulla parte asiatica del Pacifico. La Cina teme che la presenza americana lungo le coste del Pacifico limiti la legittima crescita della propria potenza economica e difensiva. Il momento più pericoloso per l’innesco della trappola è quando l’equilibrio di potere delle due potenze cambia in modo repentino e veloce, destando paure in entrambi i contendenti. Se gli USA rispondessero con la forza a una provocazione cinese, si potrebbe innescare una guerra di grandi proporzioni, senza che la Cina né gli USA l’abbiano davvero voluta e pianificata. Per arrivare a questo però, insegna Tucidide, occorre che un piccolo alleato regionale convinca la grande potenza che deve assolutamente intervenire per non ritrovarsi troppo debole davanti all’avversario. Una delle funzioni basilari degli strateghi militari è impedire al proprio stato di cadere nella trappola.

Nel 1906 re Edoardo VII d’Inghilterra chiese al suo primo ministro perché mai il governo trattasse non come amico ma come rivale suo cugino Guglielmo II, imperatore di Germania, mentre era ovvio che la sola grande potenza capace di sfidare l’Inghilterra sugli oceani erano gli USA. La risposta fu consegnata al sovrano dal Foreign office a capodanno del 1907: la Germania aveva ormai la possibilità e l’intenzione di costruirsi sia l’esercito sia la flotta più potente d’Europa, proprio davanti alle coste inglesi, dunque capaci di impedire agli Inglesi l’accesso sia alle rotte oceaniche sia alla terraferma europea, se l’avessero voluto. Gli USA erano ancor più potenti, ma lontani, dunque molto meno pericolosi. Nel 1910 Guglielmo II e Roosevelt parteciparono entrambi ai funerali di Edoardo VII. Roosevelt chiese all’imperatore perché la Germania continuava a costruire una flotta sempre più grande: temeva l’Inghilterra? No, rispose Guglielmo, noi siamo cugini, io stesso sono cresciuto in Inghilterra e so che fra Inghilterra e Germania non ci potrà mai essere guerra! Quattro anni più tardi iniziava la Prima guerra mondiale e tedeschi e inglesi ai affrontavano sui mari e nelle trincee. C’è una progressione logica negli scontri fra grandi potenze, che neppure i legami culturali e familiari riescono a bloccare.

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