La Cina vorrebbe liberarsi dai vincoli del dollaro

07/08/2020

Il 28 luglio 2020, subito prima di una grande riunione del Politburo sull’economia, la Bank of China ha pubblicato un rapporto che suggerisce di incrementare l’uso del CIPS (Cross-Border Interbank Payment System) per i pagamenti internazionali onde prevenire danni da future possibili sanzioni americane. Suggerisce anche che il governo cinese renda illegali le sanzioni americane per chi vuole fare affari in Cina. Dopo la riunione del Politburo il presidente Xi Jinping ha dichiarato che la Cina deve riorientare l’economia verso l’autosufficienza, cioè verso il mercato domestico, diminuendo la dipendenza dalle esportazioni.

IL CIPS è stato istituito nel 2015 per gestire pagamenti internazionali denominati in yuan (RMBY, la moneta cinese) anziché in dollari e ridurre la vulnerabilità dell’economia cinese alla politica finanziaria e commerciale americana. I pagamenti internazionali possono essere gestiti direttamente fra le due parti nella valuta di una delle parti, se il sistema bilaterale per gestire tali pagamenti è istituito e funziona. Attualmente le pratiche di pagamenti internazionali che non vengono effettuate direttamente fra le due parti passano attraverso il sistema SWIFT (Society for Worldwide International Telecommunications, con base a Bruxelles). Si tratta di circa 30 milioni di pratiche al giorno, per un valore complessivo medio di 5-6 trilioni (sic) di dollari al giorno. In tutto il 2019 il CIPS ha gestito un volume di pagamenti inferiore a quello che lo SWIFT gestisce mediamente in quattro giorni. A giugno 2020 i pagamenti in yuan hanno costituito soltanto 1,14 % del volume dei pagamenti internazionali globali. Lo stesso CIPS dal 2016 opera largamente attraverso lo SWIFT. Mettere in piedi un nuovo sistema multilaterale di pagamenti internazionali richiederebbe diversi anni di lavoro. Molto più semplice è istituire un sistema di pagamenti bilaterali in yuan con la banca centrale di ogni singolo paese (o con la Banca Centrale Europea), a patto che il partner accetti di detenere stabilmente riserve finanziarie in yuan.

Per quanto riguarda la possibilità di dichiarare illegali le sanzioni americane e chiudere l’accesso alla Cina alle aziende che le accettano, si tratterebbe di replicare quanto ha fatto l’Unione Europea nei confronti delle sanzioni americane all’Iran. L’Unione Europea le ha dichiarate illegali e inapplicabili in Europa, perciò le aziende non sono tenute a rispettarle. In realtà le aziende europee che operano sui mercati internazionali evitano ugualmente di commerciare con l’Iran, perché verrebbero poi escluse dall’accesso diretto e indiretto al mercato americano. Per le aziende la scelta fra Iran e USA è chiaramente sempre a favore degli USA, ma nel caso della Cina molte aziende internazionali potrebbero ripensarci: il mercato cinese è tutt’altro che trascurabile ed è in crescita. Si potrebbero formare due fronti, se il confronto fra Cina e USA dovesse diventare più duro, e la predominanza assoluta del dollaro negli scambi internazionali potrebbe essere messa a rischio. 

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