Le contraddizioni del Green Deal europeo

17/01/2022

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Tratto da un saggio di Francesco Casarotto per GeopoliticaL Futures, del 10 gennaio 2022

 

Bruxelles proporrà a breve nuove regole per garantire la sicurezza delle catene di approvvigionamento in periodo di crisi, soprattutto delle materie prime necessarie all’attuazione del Green Deal entro il 2050.

Uno degli obiettivi geopolitici del Green Deal è ridurre la dipendenza dell'’Europa dal gas naturale russo, per non rimanere senza energia in caso di tensioni politiche con la Russia. Ma per rendere l’UE più ‘verde’ Bruxelles dovrà implementare una serie di tecnologie che dipendono fortemente dalle terre rare, correndo così il rischio di diventare fortemente dipendente dai buoni rapporti con la Cina.

Attualmente tre quarti dell’energia consumata dall’Unione Europea è di origine fossile: si tratta per il 36,3% di prodotti petroliferi, per il 22,3% di gas naturale, per il 12,7% di carbone e per il 13,1% di energia nucleare. Le rinnovabili rappresentano solo il 15,5%.

La sicurezza energetica dell’Europa dipende dall’esterno. L’UE importa l’87% del petrolio e il 74% del gas naturale che consuma. Circa metà delle esportazioni di energia della Russia è destinata all’UE e costituisce circa la metà di tutte le importazioni europee di gas naturale. Il gas lega dunque strettamente gli interessi geopolitici di Russia ed UE.

La neutralità del carbonio in Europa può essere raggiunta solo attraverso l’uso massiccio e diffuso di batterie agli ioni di litio, celle a combustibile, generatori eolici, cellule fotovoltaiche e motori elettrici per trazione. Le celle a combustibile vengono utilizzate per convertire l’idrogeno in elettricità senza combustione. Il fotovoltaico converte l’energia solare in elettricità e, insieme all’energia eolica, sarà fondamentale per raggiungere la neutralità del carbonio.

La produzione di queste tecnologie richiede materie prime critiche come litio, grafite, cobalto, titanio e terre rare, tutte importate, o come materia prima o come componenti di celle agli ioni di litio, celle a combustibile e magneti al neodimio-ferro-boro che si importano dalla Cina.

La Commissione Europea rivede ogni tre anni un elenco di materie prime essenziali per l’industria e le moderne tecnologie. Non tutte le materie prime che la Commissione elenca come critiche provengono dalla Cina: l’UE si affida al Cile e al Congo per le forniture di litio, ad esempio. Ma Pechino rimane di gran lunga il principale fornitore di materie prime critiche essenziali. Dato che la Commissione Europea prevede che la domanda di materie prime critiche raddoppierà entro il 2050, la dipendenza del blocco dalla Cina è destinata ad aumentare di pari passo. Questa dipendenza mette l’UE in acque inesplorate. È una scommessa ad alto rischio.

A settembre 2020 la Commissione Europea ha lanciato la European Raw Materials Alliance, accordo industriale per il rilancio della produzione domestica di materie prime. L’UE produce internamente alcuni minerali importanti: gallio, germanio e indio, elementi necessari allo sviluppo del fotovoltaico. Ma non è certamente in grado di soddisfare la domanda interna. La mappa a lato mostra le principali fonti di materie prime indispensabili. La Commissione intende avviare rapporti con molti paesi del mondo per produrvi le materie prime di cui ha bisogno, ma si tratta di iniziative che richiedono lustri per iniziare a realizzarsi, così come la possibile costruzione di centrali nucleari di ultima generazione.

Nel frattempo la dipendenza dalla Russia e dalla Cina rende molto fragile la filiera di produzione dell’energia e mette a repentaglio la sostenibilità economica e politica della transizione verde.

 

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