Il nuovo ruolo strategico dell’Australia

09/07/2023

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L'Australia si prepara quietamente ad assumere un ruolo di peso nella regione indo-pacifica.

Il primo ministro Anthony Albese ha recentemente pubblicato la Defence Strategic Review, che dichiara di voler valorizzare le risorse minerarie per indebolire il ruolo della Cina e aumentare l’influenza dell’Australia nelle alleanze regionali. Il documento inoltre dà priorità allo sviluppo delle capacità navali e aereonautiche rispetto alle forze di terra.

All’interno di questa nuova strategia l'Australia acquisirà sottomarini a propulsione nucleare dagli Stati Uniti, aumenterà la portata missilistica dalle basi lungo la costa settentrionale a più di 500 chilometri, partendo dai 30 chilometri attuali.

Ulteriori migliorie delle forze navali includono l'introduzione di piattaforme senza equipaggio, come i droni sottomarini e il futuro aereo da combattimento MQ-28 Ghost Bat, nonché la decisione di dotare i caccia F-35 di ulteriori sistemi di difesa. Le basi navali settentrionali diventeranno centri logistici non soltanto per le forze armate australiane, ma anche per le marine statunitensi e britanniche. L'Australia vuole inoltre sviluppare all’interno nuovi missili a lungo raggio per la marina militare, con ampio sostegno da parte degli Stati Uniti, ma utilizzando proprie strutture di produzione e manutenzione.

L’Australia è seconda soltanto alla Cina nell'estrazione di minerali critici, il che la rende un partner di grande importanza per le potenze occidentali. I minerali critici sono essenziali per la produzione di veicoli elettrici, turbine eoliche, semiconduttori e batterie. A fine 2022 l'Australia aveva già in cantiere 81 progetti per lo sviluppo di miniere di minerali critici.

La Cina attualmente domina la lavorazione e la raffinazione dei minerali critici, il che significa che l’Occidente, pur potendosi procurare i minerali da un alleato come l'Australia, dipende ancora dalla Cina per prepararli all'uso. L'Australia vuole perciò “andare oltre l'esportazione di minerali e intraprendere una maggiore concentrazione, separazione, raffinazione e fusione all’interno".

Canberra prevede che l'aumento delle esportazioni di minerali critici aggiungerà 71,2 miliardi di dollari al suo PIL e creerà 115.100 posti di lavoro entro il 2040. Serviranno investimenti considerevoli, ma gli alleati sono pronti a intervenire. Nel 2022 gli Stati Uniti sono stati il principale investitore straniero in Australia, con il 24,1% dell'investimento totale; il Regno Unito è secondo con il 22,2%; il Giappone è quarto con il 5,7%.

L'India, che mira ad assorbire gran parte dell'attività manifatturiera che lascia la Cina e a sviluppare le sue industrie manifatturiere e la produzione di veicoli elettrici, ha firmato un accordo con l'Australia per una partnership di investimento in minerali critici. I due paesi sono anche in trattative per un accordo di cooperazione economica globale. L'Australia sta anche lavorando con i suoi partner Quad (Stati Uniti, India e Giappone) su una strategia per sviluppare catene di approvvigionamento sicure di energia pulita.

Ma la strategia australiana presenta anche punti deboli. Il primo è la carenza di manodopera qualificata. Il settore minerario australiano ha attualmente circa 10000 posti vacanti, 25000 sono i posti vacanti nel settore manifatturiero. In secondo luogo, le infrastrutture devono essere potenziate: strade, ferrovie e porti non basteranno.

La visione dell'Australia di diventare un’importante potenza regionale è a lungo termine, i risultati non si vedranno prima di 10 anni, ma la via è tracciata. 

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