I problemi del nuovo Presidente

12/12/2008

2 dicembre 2008

 

Il presidente eletto Barack Obama ha presentato il nuovo team che si occuperà della politica estera durante il suo mandato: Hillary Clinton ricoprirà il ruolo di segretario di stato e l’attuale ministro della difesa, Robert Gates, manterrà il suo posto.

 
La nuova amministrazione dovrà affrontare probabilmente le sfide più importanti dai tempi di Harry Truman. Anche se la guerra in Iraq ha ormai passato il suo apice, più di 140 000 soldati  sono tuttora nel paese.  Prima di porre fine alla presenza  statunitense, l’Iraq dovrà necessariamente firmare un patto che  condizionerà la futura linea di Baghdad nei confronti di Teheran. Le truppe attualmente in loco servono anche come mezzo di negoziazione di questo obiettivo.
 
Tuttavia necessario poter usare le truppe altrove. Le forze alleate in Afghanistan si sono dimostrate incapaci di bloccare l’onda dei Talebani. A meno che gli Stati Uniti non vogliano rinunciare a tutti i progressi raggiunti finora, dovranno inviare nuove truppe per tenere testa ai ribelli. Questo è doppiamente vero, dato che un contingente dovrà essere inviato in Pakistan per sradicare i campi talebani e quelli di al Qaeda, che hanno contribuito all’inasprimento del clima nella regione.
 
Le attività militari in Afghanistan potrebbero essere fondamentali per la definitiva sconfitta di al Qaeda. Ma una nuova minaccia si affaccia sulla scena da nord. Una rinata Russia sta mettendo alla prova  i confini dalla Finlandia al Kazakistan, in cerca di punti deboli.  La Russia sa che gli Stati Uniti sono distratti e impegnati su troppi fronti e vuole  ritrovare il controllo  degli stati cuscinetto che controllava durante la Guerra Fredda.
 
Anche l’India ha da poco fatto irruzione sulla scena internazionale.  L’India non è un problema per gli Stati Uniti – e tantomeno un rivale. Ma i recenti avvenimenti complicano gli equilibri mondiali. Dopo l’attentato dell’11 settembre gli Stati Uniti si sono scagliati contro al Qaeda; per perseguire tale obiettivo hanno dovuto disfarsi del governo che aveva permesso la prolificazione di al Qaeda, ovvero il governo talebano.  Ora l’India segue la stessa logica, accusa il Pakistan di aver concesso un ampio spazio d’azione agli estremisti islamici che hanno attaccato Mumbai e minaccia di prendere seri provvedimenti contro i responsabili.
 
Gli Stati Uniti preferirebbero che il Pakistan mantenesse la propria integrità.  Se le tensioni fra Pakistan e India si acuiranno al punto tale da scatenare un conflitto, la lotta contro al Qaeda subirà inevitabilmente un rallentamento notevole, dato che l’esercito pakistano dovrà essere deviato sul fronte indiano; inoltre le truppe americane in Afghanistan, che riforniscono i soldati pakistani, si troverebbero nel bel mezzo di un conflitto nucleare. Con uno scenario simile ogni soluzione prospettata  finora andrebbe in fumo.
 
La nuova amministrazione dovrà poi fare i conti con la recessione. I ricercatori del National Bureau of Economic – l’ente che stabilisce ufficialmente quando la recessione americana ha un inizio e una fine – ha annunciato recentemente che il picco dell’ultimo ciclo economico è stato nel dicembre del 2007. Dato che la crisi statunitense non è un fatto esclusivamente interno, la nuova amministrazione Obama avrà meno strumenti su cui fare affidamento: con ogni probabilità gli alleati oltreoceano, in primis i paesi europei, faranno di tutto per ridurre le truppe sparse nel mondo. Questo significa un minor contributo in Iraq, in Afghanistan e sul confine russo, proprio in un momento in cui Washington ha una maggiore necessità.  

fonte: Strategic Forecast

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