A Gaza il vero nemico è l'Iran

09/01/2009

di Yossi Klein Halevi and Michael B. Oren
 
4 gennaio 2009
 
Corrispondenza da Gerusalemme – Le immagini dei combattimenti a Gaza sono strazianti, ma in definitiva ingannevoli. Esse ritraggono una potente armata d'invasione equipaggiata con jet F-16 che ha bombardato una popolazione civile difesa da poche centinaia di combattenti armati di primitivi razzi, ma ampliando il campo visivo emerge la vera natura di questo conflitto. Hamas, come Hezbollah in Libano, agisce per procura del vero nemico con il quale Israele si sta confrontando: l'Iran. E l'attuale operazione di Israele contro Hamas rappresenta una chance unica di dare un colpo strategico all'espansionismo iraniano.

Fino ad oggi, la rivoluzione iraniana è apparsa inarrestabile. La guerra tra Iran e Iraq degli anni 80 terminò con truppe iraniane che occupavano territorio iracheno. L'influenza iraniana si estese dunque alle province orientali dell'Arabia Saudita, fortemente sciite e ricche di petrolio, e al Libano tramite Hezbollah. Dalla caduta del loro nemico di lungo termine, Saddam Hussein, gli Iraniani hanno infiltrato profondamente l'Iraq. La Siria è stata portata nella sfera d'influenza iraniana, e anche gli sceiccati sunniti del Golfo ora sono deferenti nei confronti dell'Iran, inviano i loro ministri degli Esteri a Teheran e si oppongono a sanzioni internazionali contro di essa. L'Iran ha cooptato Hamas, un'organizzazione sunnita strettamente legata ai Fratelli Musulmani egiziani, trasformando il conflitto israelo-palestinese in una jihad contro lo Stato ebraico. Ma il più marcato successo dell'Iran è stato l'aver avuto ragione delle pressioni del mondo e l'essersi avvicinato alla soglia del nucleare. Una volta rafforzata dalle armi nucleari, l'egemonia iraniana in Medio Oriente sarebbe completa.Tutto questo aiuta a spiegare le dichiarazioni pubbliche di leader arabi moderati, come il Presidente egiziano Hosni Mubarak e il capo dell'Autorità Palestinese Mahmoud Abbas, che hanno dato la colpa ad Hamas per la fine del fragile cessate il fuoco con Israele.
Il ministro degli Esteri egiziano Ahmed Aboul Gheit ha persino chiesto al mondo arabo di smettere di utilizzare l'ONU come una tribuna per condannare il solo Israele per i combattimenti; sicuramente una novità assoluta. Questi leader capiscono quello che molti in Occidente non afferrano: il conflitto in Medio Oriente non riguarda più la creazione di uno Stato palestinese, ma la necessità di impedire che l'islam radicale prenda il controllo della regione. In realtà la creazione di uno Stato palestinese è impossibile senza neutralizzare gli estremisti che si oppongono ad ogni soluzione negoziata.
 
Se Israele riuscisse ad abbattere Hamas a Gaza, rafforzerebbe le forze anti-iraniane in Medio Oriente e darebbe alla regione il messaggio che è possibile far retrocede l'avanzata iraniana. L'operazione militare israeliana può dare inizio al processo di rovesciamento di un regime terrorista che ha preso il potere nella Striscia nel 2007 e ha sparato migliaia di razzi e colpi di mortaio nei vicini territori israeliani.

Inoltre, Israele può conseguire obiettivi sostanziali, che Hamas sia abbattuto o meno. Il primo è un cessate il fuoco assoluto. Il precedente cessate il fuoco permetteva ad Hamas di lanciare due o tre razzi alla settimana contro Israele e di contrabbandare armi a Gaza attraverso i tunnel. Ora, per ottenere un cessate il fuoco, la comunità internazionale deve riconoscere il diritto di Israele a rispondere ad ogni aggressione che violi il suo confine internazionale e a monitorare la chiusura dei tunnel di Hamas per il contrabbando delle armi.
Soprattutto l'obbiettivo è di assicurare che Hamas non possa proclamare la vittoria e quindi aumentare il prestigio iraniano nel mondo arabo.
 
Anche questi limitati obbiettivi sono lontani dall'essere garantiti. Una precedente opportunità di contenere l'Iran – durante la guerra di Israele contro Hezbollah nel 2006 – venne sprecata per una combinazione di incompetenza israeliana e di pressione internazionale. Hezbollah manipolò i media occidentali gonfiando grossolanamente il numero delle vitime civili e anche “ riciclando” corpi da un sito bombardato a un altro.

La comunità internazionale reagì imponendo un cessate il fuoco prima che Israele potesse conseguire i suoi obiettivi e installando una forza di peacekeeping che da allora ha permesso che l'arsenale prebellico di Hezbollah venisse più che raddoppiato. Benché le forze armate israeliane avessero ucciso un quarto delle truppe di Hezbollah e distrutto il suo quartier generale, Israele venne largamente percepito come il perdente. Il vincitore fu l'Iran.
Israele ha imparato l'amara lezione del Libano. Durante gli ultimi due anni, le forze armate israeliane sono ritornate ai fondamentali, addestrandosi duramente e ristabilendo il loro spirito di combattimento. I leader israeliani hanno fatto ricorso a questo spirito per attaccare le basi di Hamas in una delle più impressionanti incursioni aeree dalla guerra dei sei giorni nel 1967.

Rimane ancora la domanda se la comunità internazionale abbia imparato la sua lezione libanese, o se permetterà ancora una volta i jihadisti di vincere.

Hamas sta cercando di rappresentare l'invasione israeliana come una guerra contro la popolazione palestinese. Ai telespettatori vengono mostrate immagini strazianti di bambini morti o feriti e di devastazioni apparentemente indiscriminate. I medici palestinesi affermano che Israele ha bloccato la fornitura di medicine vitali, e organizzazioni umanitarie mettono in guardia dalla fame imminente. Di fatto, molte di queste affermazioni sono esagerate.

Anche se, tragicamente, sono stati colpiti dei civili, circa tre quarti dei palestinesi colpiti erano uomini armati. Un risultato impressionante, dato che Hamas spara razzi da appartamenti, moschee e scuole e usa degli ospedali come nascondigli .  

Persino sotto il fuoco, Israele ha recentemente permesso a circa 200 camion di cibo e medicine di entrare a Gaza. Minimizzare la sofferenza dei civili e prevenire le critiche internazionali è un urgente interesse di Israele. Per la stessa ragione, Hamas è soddisfatta delle sofferenze dei civili palestinesi. Secondo un report della BBC del 30 dicembre, dozzine di ambulanze sono state mandate dall'Egitto al confine con Gaza, solo per rimanere vuote, perché, secondo le autorità egiziane, Hamas non voleva lasciar partire i feriti palestinesi.

La comunità internazionale non deve farsi ingannare un'altra volta. Se Hamas avrà successo nel manipolare l'opinione pubblica mondiale verso l'imposizione di un cessate il fuoco prematuro, proclamerà la vittoria e continuerà ad accumulare missili a lungo raggio per il prossimo round di combattimenti. Il che significherebbe un altro trionfo per l'Iran.

Non meno cruciale è che la comunità internazionale non permetta alla crisi di Gaza di distogliere la sua attenzione dall'imminente – ed estrema - minaccia di un Iran nucleare. Le fonti di intelligence ora valutano che questa minaccia sia questione di mesi e non di anni.

Il neoeletto presidente Barack Obama ha dichiarato la sua intenzione di affrontare l'Iran con la diplomazia. Idealmente, questo processo dovrebbe avvenire nel periodo immediatamente successivo a una disfatta iraniana. Se a Israele verrà permesso di conseguire i suoi obiettivi a Gaza, l'amministrazione Obama si troverà in una posizione migliore per conseguire in suoi obiettivi con Iran.

 
Yossi Klein Halevi è senior fellow all' Adelson Institute for Strategic Studies dello Shalem Center di Gerusalemme. Michael B. Oren è distinguished fellow allo Shalem Center e professore alla scuola diplomatica della Georgetown University.

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