I difficili giochi di equilibrio di Erdogan

17/07/2013

 

La posizione geografica e la storia della Turchia richiedono oggi doti da equilibrista nei governanti turchi, che Erdogan potrebbe forse avere in dose sufficiente, anche se è presto per averne la certezza.

L'Asia Minore è il cardine geografico fra Europa, Asia Centrale e Medio Oriente. Il Bosforo è il cardine fra il Mediterraneo e il mar Nero. La posizione geografica della Turchia le dà il controllo del passaggio fra l'Europa e il Medio Oriente (attraverso il Mar Egeo e il Bosforo), fra la Russia e il Medio Oriente (attraverso il mar Nero e il Bosforo) fra l'Europa e l'Asia Centrale (attraverso il Mar Nero e il Caucaso). 

Storicamente la cultura turca ha assorbito e trasferito influssi da tutti i popoli vicini, ed è oggi legata sia all'islamismo sia alla laicità europea. L'islamismo prevale nelle masse popolari, la laicità europea prevale fra le classi dirigenti militari ed economiche.

Per questa situazione geografica la Turchia non può sottrarsi alle pressioni dei vicini, ed esercita necessariamente pressioni su di essi. Per non finire schiacciata (politicamente) da queste pressioni, ha due fondamentali possibilità di scelta: 

a) Isolazionismo laico.

La cultura politica dell'esercito turco e della repubblica turca si è forgiata riflettendo sulla catastrofe dell'impero Ottomano. Ataturk indirizzò la Turchia verso l'isolazionismo e l'esercito ancora oggi persegue diligentemente  il disimpegno da possibili avventure ‘imperiali’ o comunque espansionistiche.   

Durante la seconda guerra mondiale sia gli Alleati sia le Potenze dell'Asse cercarono di coinvolgere la Turchia, che volle e seppe rimanere neutrale.

Durante la guerra fredda il pericolo per l'indipendenza turca veniva dalla fortissima pressione militare e politica dell'Unione Sovietica. L'unica difesa poteva essere l'alleanza con gli USA nella NATO. Gli USA sono troppo lontani fisicamente per costituire una minaccia all'integrità territoriale e all'indipendenza politica turca. L'appartenenza alla NATO controbilanciava la pressione sovietica. Era facile spiegarlo alla popolazione. I sovietici volevano il controllo del Bosforo, cedere il controllo del Bosforo significava perdere l'indipendenza nazionale, per non perdere il Bosforo e l'indipendenza nazionale era necessario allearsi con la NATO. Nessun Turco sano di mente poteva ragionevolmente volere una politica estera diversa. L'Unione Sovietica premeva allora sul Medio Oriente con alleanze politiche e militari con il mondo arabo, soprattutto con Iraq e Siria, ai confini della Turchia. La Turchia perciò oltre ad entrare nella NATO strinse accordi tattici con i paesi non arabi della regione, che condividevano il timore dell'espansionismo sovietico ed erano in guerra con Siria e Iraq: Israele e Iran.

b) Internazionalismo Islamico.

Cessata la preponderante minaccia sovietica, in Turchia si è rafforzata la tendenza a considerarsi una grande potenza islamica, che può e deve proiettare influenza su tutto il mondo islamico, ed esserne alleato. L'alleanza con gli USA oggi non è di importanza strategica per la Turchia. Potrebbe tornarlo ad essere soltanto se si materializzasse di nuovo una forte minaccia russa attraverso il Caucaso e il mar Nero.

L'internazionalismo islamico porterebbe la Turchia ad esercitare influenza non soltanto in tutto in Medio Oriente, ma anche nell'Asia Centrale, dove vivono popolazioni in larga parte etnicamente turche, oltre che di cultura islamica. E dove esistono vaste riserve minerarie di cui il mondo ha bisogno. La Turchia ha un’economia importante, è il 17° paese del mondo per PIL nazionale. Ha mezzi tecnologici modernissimi. Ha un forte esercito modernamente attrezzato. Può perciò rappresentare un faro, una guida per i paesi circostanti. E deve avere con i paesi limitrofi, ognuno dei quali ospita al proprio interno forti comunità curde, rapporti tali da riuscire a contenere ovunque il pericolo del nazionalismo curdo, che oggi è la maggiore minaccia potenziale all'integrità territoriale turca.  

 

Oggi l'opinione pubblica turca pare nettamente favorevole ad una politica di internazionalismo islamico. Ma l'esercito e le classi dirigenti non vogliono mettere in pericolo né lo sviluppo economico, né il fondamentale laicismo dello stato né la sicurezza interna né la sicurezza regionale. Pare che Erdogan tenti giochi di equilibrio politico sulla scena internazionale e nazionale, per riuscire ad aumentare l'influenza regionale turca nel mondo islamico senza perdere credibilità agli occhi dell'occidente e senza creare paure e inimicizie.

Il gioco è difficile. Facile è perdere l'equilibrio e creare danni. Staremo a vedere le prossime mosse.

 

 

 

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