La strategia
degli Stati Uniti in Afghanistan

12/05/2009

Il 9 maggio 2009 durante un attacco aereo statunitense nell’Afghanistan occidentale 130 civili hanno perso la vita. Si tratta del più grande numero di morti civili dall’inizio delle operazioni nel 2001. Questo evento ha nuovamente spinto diversi membri dell’establishment americano a porsi alcune domande sulla futura strategia per l’Afghanistan.   L’amministrazione statunitense ha più volte ribadito di voler cercare una soluzione politica al conflitto, dato che le risorse militari scarseggiano e la situazione sul terreno si sta facendo sempre più complicata. Per raggiungere un accordo però, le forze della coalizione devono in primis fare affidamento sulla forza militare e costringere i ribelli a sedersi al tavolo dei negoziati. Al momento le truppe scarseggiano – Washington e gli alleati possono contare al massimo su 100.000 soldati – e quindi gli Stati Uniti devono ricorrere agli attacchi aerei per colpire i Talebani. Questa tecnica non è particolarmente efficace, soprattutto perché i jihadisti Pashtun sono disposti a macchia di leopardo sul territorio e spesso si confondono con la popolazione civile. Inoltre gli attacchi rischiano di essere poco precisi e di colpire la popolazione civile alimentando il malcontento della popolazione e l’odio per i soldati della coalizione.   Il capo del Comando Centrale statunitense, il generale David Petraeus, ha recentemente sottolineato che al momento una soluzione di tipo politico è impensabile, anche perché non si conoscono a sufficienza i Talebani per sapere quali gruppi potrebbero essere coinvolti in una trattativa politica. Quali sono le prospettive future?   Un parallelo con l’Iraq   Petraeus prese il controllo delle forze della coalizione in Iraq nel 2006. A quell’epoca la situazione appariva alquanto difficile in quanto le forze ribelli si erano moltiplicate all’interno del paese impedendo qualsiasi forma di stabilità. L’obiettivo dell’invasione del 2003 - ovvero la creazione di un regime amico a Baghdad su cui fare affidamento per poter contenere gli attori ostili della regione - era molto distante. Per salvare la situazione Bush decise di rinforzare il contingente inviando 30.000 soldati – oltre ai 120.000 già presenti. Petraeus ridisegnò la strategia bellica sulla base del nuovo scenario e intuì la necessità di coinvolgere i ribelli sunniti, che negli anni dal 2003 al 2006 erano stati fra i più violenti oppositori degli Stati Uniti – in quanto esclusi dal processo politico. Le truppe statunitensi offrirono ai Sunniti protezione sia dai jihadisti che dai loro rivali sciiti e gli garantirono un ruolo importante all’interno del governo, riuscendo così a portarli al tavolo delle trattative e riducendo drasticamente la violenza in Iraq. La situazione attuale, pur non essendo ancora del tutto stabilizzata, appare comunque migliore rispetto al 2006, il che dimostra che la strategia di Petraeus si è rivelata fruttuosa.   L’Afghanistan: opinioni divergenti   Petraeus sostiene che per risolvere il conflitto in Afghanistan gli Stati Uniti dovrebbero seguire la stessa strategia adottata in Iraq, ma il presidente Obama e il ministro della difesa Gates sembrano perplessi. In Iraq Gates e Petraeus hanno cercato di creare una coalizione di governo che riunisse tutte le forze in campo per pacificare la situazione e favorire il ritiro delle truppe. In Afghanistan gli obiettivi sono piuttosto diversi: gli Stati Uniti infatti vogliono impedire che l’Afghanistan offra nuovamente asilo ai terroristi di al Qaeda e per ottenere questo risultato devono necessariamente trovare un accordo con l’unica forza rilevante sul terreno, ovvero i Talebani.   Secondo Petraeus però Obama e Gates hanno troppa fretta di raggiungere un accordo e di ritirare le truppe, il che non contribuisce alla causa in quanto i Talebani, che hanno colto questo aspetto, si prenderanno tutto il tempo necessario e non cederanno di fronte a un nemico in “fuga”. La situazione inoltre sta degenerando in Pakistan, dove i ribelli talebani continuano ad alimentare la guerriglia contro le forze della coalizione attraverso l’invio di rifornimenti e nuove reclute.   Il Pentagono ha recentemente annunciato che l’attuale comandante in Iraq, il generale David MacKiernan, sarà sostituito dal generale Stan MacChrystal: questo potrebbe essere un segnale di un cambio di rotta da parte dell’amministrazione Obama. Gli Stati Uniti per ora non sembrano ancora avere elaborato una strategia definitiva per l’Afghanistan ma pare ormai chiaro – dalle divergenze fra Petraeus e il presidente – che l’amministrazione Obama non ha intenzione di giocarsi tutto in Afghanistan rischiando di scoprirsi in altre regioni.   Fonte: Strategic Forecast, a cura di Davide Meinero

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