Islamismo e jihad

15/10/2015

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Nessuna religione è assassina, tutte lo sono. In quanto rapporto dell’Uomo con il metafisico e con l’idea di Dio, la religione è un’esperienza – o una necessità − spirituale positiva, profonda e pacificante. Ma la religione è anche − soprattutto − credenza condivisa, rituale comune, elemento chiave per definire le caratteristiche e i confini del gruppo umano cui apparteniamo, all’interno del quale la solidarietà è dovuta. In quanto tale la religione è sempre politica, è istituzione e struttura di potere, che spesso si trova a combattere con altre istituzioni, altre strutture di potere, altre comunità definite da altre credenze e altri riti. Così la religione diventa strumento di conquista, incitamento alla lotta – talora allo sterminio. Gli esempi storici sono talmente numerosi ed eclatanti che è superfluo citarli.

In questo periodo storico la religione che più viene usata come strumento di incitamento all’azione politica, all’insurrezione e alla guerra è l’islam. È una contingenza: fino a cento anni fa erano soprattutto i Cristiani a usare la religione a fini di aggressione e di conquista. Ora è l’Islam politico che dobbiamo capire, perché in questo periodo minaccia la stabilità di vaste regioni del mondo e viene costantemente invocato come giustificazione per atti di ferocia, di distruzione e di sopraffazione.