Israeliani e Palestinesi: un conflitto che non può terminare?
Due analisi geopolitiche

23/05/2011

24 maggio 2011

Il motore della storia è un miscuglio di ideologie (religioni, fedi politiche, visioni sociali) e imperativi geopolitici di fondo, determinati dalla morfologia e geografia del territorio in cui i popoli vivono e agiscono, nella perenne ricerca di benessere e di sicurezza.

Le due analisi geopolitiche che alleghiamo in pdf (cliccare qui per la Geopolitica dei Palestinesi o qui per la Geopolitica di Israele) chiariscono perché il territorio della regione geografica chiamata Palestina non può essere diviso in due stati che offrano entrambi sufficienti risorse e sufficiente sicurezza a due popoli: per questo la partizione non ha mai funzionato. La soluzione sembrerebbe una sola: che i due popoli collaborino fra di loro per convivere in un unico stato, eventualmente formato di due stati autonomi ma federati, come proposto dall’ONU nel 1947. Lo stato binazionale o multinazionale funziona (quasi) in Belgio, funziona in Svizzera. Funziona in Inghilterra fra Scozzesi, Gallesi e Inglesi. Ma non ha funzionato altrettanto bene in Irlanda, né in Spagna, né nei Balcani. Senza contare i massacri degli Armeni in Turchia, o la lotta contro l’autonomia curda da parte di Turchi, Iracheni, Persiani.  

Quando l’ideologia, soprattutto quella religiosa, divide due popoli, e l’uno demonizza l’altro, non c’è possibilità di convivenza. Gli Arabi – e gli Iraniani – hanno demonizzato gli Israeliani – spesso gli Ebrei in generale – per molti decenni: è del tutto irragionevole sperare che il pregiudizio, il disprezzo, l’odio introiettato per generazioni si dissolva. La demonizzazione degli Ebrei operata dall’antigiudaismo cristiano dei primi secoli è sempre riemersa nella storia d’Europa in ogni periodo di crisi, di rivolgimenti, di paura, pur cambiando ogni volta un po’ il proprio volto, fino alla Shoah – e oggi ritorna nella demonizzazione che parte dell’opinione pubblica europea fa di Israele, senza conoscere e senza capire la realtà.

Forse se la comunità internazionale e gli stati arabi avessero iniziato 50 anni fa una campagna di comprensione e di risoluzione delle opposizioni ideologiche fra Israeliani e Palestinesi, anziché fomentare l’odio a scopo di potere interno ed esterno, oggi la collaborazione sarebbe possibile, e Israele-Palestina sarebbe davvero la Svizzera del Medio Oriente (così veniva definito il Libano negli anni ‘50 – ma già negli anni 70 i gruppi etnici si combattevano armati fino ai denti). 

Ma non è stato così, e il problema oggi non è risolvibile: lo si può soltanto tenere faticosamente a bada. Discorsi e buone intenzioni del mondo occidentale non modificano la realtà sul terreno e nelle menti. I due popoli si temono reciprocamente, e molti Arabi demonizzano e odiano gli Israeliani, perché sono stati educati all’odio fin da piccoli.

Le due analisi geopolitiche ci aiutano a vedere il problema in termini più ampi, e a identificare i vincoli e le opportunità offerte dal territorio, così come si sono mostrati nella storia.

A cura di Laura Camis de Fonseca

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