Messico: il nuovo presidente
e la guerra ai cartelli

10/07/2012

Il 3 luglio 2012 Enrique Pena Nieto è stato eletto nuovo presidente del Messico e dal 1 di dicembre dovrà affrontare la dura realtà di un paese devastato dalla guerra fra i cartelli della droga.

Le promesse che il neoeletto presidente ha sbandierato durante la campagna elettorale dovranno concretizzarsi e non sarà facile. Pena Nieto, come tutti gli altri candidati, ha promesso di ridurre la violenza che ha messo il paese in ginocchio, ma durante la campagna elettorale non ha presentato nessun  piano concreto. Il presidente Pena ha ripetuto che avrebbe messo in atto la riforma del corpo di polizia, aumentato i finanziamenti alle forze dell’ordine e creato una nuova forza paramilitare, iniziative che forse daranno risultati dopo molto tempo e molti investimenti, non subito.

Con Pena Nieto torna al potere lo storico Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI), dopo un susseguirsi di presidenti del Partito di Azione nazionale (PAN). Molti pensano che il PRI saprà riportare lo stato di calma, perché considerano - erroneamente-  che la violenza fra i cartelli sia divampata  a partire dal 2005, da quando cioè il presidente Fox (del PAN), dichiarò guerra ai cartelli.

In realtà mentre la polizia e parte della popolazione si è spesso lasciata corrompere dai cartelli fin dai primi anni ’80 - tanto che ogni cartello oggi ha una propria milizia armata e schiere di “dipendenti”,  formate in gran parte da defettori della polizia, oltre che da informatori privati, mercenari di varie nazionalità, estorsori e assassini a pagamento - i governi di entrambi i partiti hanno sempre cercato di combattere i cartelli più violenti e più organizzati, fin dagli anni ’80.  La necessità di dispiegare addirittura  l’esercito in città come Juarez e Veracruz non è nata dalle azioni governative contro i cartelli, ma dall’escalation della guerra tra i cartelli della droga, che ha portato un profondo cambiamento nella natura interna di queste organizzazioni.  

Sarà molto difficile per qualsiasi presidente messicano ridurre la violenza dei cartelli senza aver prima tolto loro il controllo del paese, che ora esercitano sia con la forza sia con l’enorme flusso di denaro di cui dispongono. E’ un’impresa che richiederà molto tempo. 

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