La rivalità fra Turchia e Iran
si estende in Africa dell’est e nel golfo di Aden

05/11/2012

L’attività iraniana nei paesi della costa orientale dell’Africa si è grandemente intensificata negli ultimi anni. L’Iran si è aperto strade per contrabbandare armi in Yemen (a favore dei ribelli al-Houthi) e in Medio Oriente (a favore di Hamas a Gaza) via terra tramite il Sudan o l’Eritrea e via mare lungo il Mar Rosso. Nel 2007 la marina militare iraniana e quella della Guardia Rivoluzionaria sono state modernizzate e ristrutturate, e ora prendono costantemente parte ai pattugliamenti anti-pirateria nella zona di mare fra Hormuz, e Bab el Mandeb, ed estendono la sorveglianza a oriente fino allo stretto di Malacca. Forniscono così anche copertura al contrabbando di armi. Navi iraniane attraccano con regolarità nei porti di Massaua e Assab in Eritrea, e a Port Sudan. 

Nel 2009 l’aviazione israeliana ha colpito tre convogli di armi iraniane che dal Sudan si dirigevano verso Gaza, nel 2011 ha colpito un altro convoglio e lo scorso 24 ottobre ha bombardato la fabbrica di armi Yarmuk a Kartoum  (Sudan), di proprietà delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane,  che produce munizioni e razzi per la striscia di Gaza e il Sinai. Lo scorso giugno due membri delle brigate Al Quds delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane sono stati arrestati in Kenya perché in possesso di grandi quantità di esplosivo. Già nel 2002 in Kenya al Qaeda aveva usato esplosivi e razzi contro un albergo di proprietà di Israeliani e contro aerei israeliani.

Negli ultimi anni la Turchia ha esteso la propria influenza in Yemen e in Somalia tramite  progetti di cooperazione economica, politica ed energetica, ed ha aumentato la presenza delle sue navi nel Golfo di Aden, entrando  in competizione con l’influenza iraniana. Il governo turco ha aperto recentemente un ufficio per lo sviluppo e la cooperazione a Sanaa, ed ha offerto  fondi per investimenti  in progetti congiunti con il governo yemenita. Ha aperto scuole in Somalia,  sta addestrando la polizia somala, concede borse di studio per portare studenti somali nelle università turche, organizza frequentemente conferenze sullo sviluppo della Somalia sia a Mogadiscio sia in Turchia. 

Nel frattempo il movimento turco Gulen ha aperto scuole e imprese in tutta l’Africa sub-sahariana.

Il 29 ottobre la turca Genel Energy ha annunciato di aver acquistato i diritti di esplorazione dei giacimenti di petrolio del Somaliland, enclave semi-indipendente della Somalia che fu amministrata per quattro secoli dagli Ottomani, il cui porto di Berbera diventerà una base a disposizione dei commerci e della marina militare turca. Berbera si affaccia sullo stretto di Bab el-Mandeb. Navi turche partecipano dal 2009 ai pattugliamenti anti-pirateria  del golfo di  Aden.

La rivalità fra Turchia e Iran  ha come teatro anche la Siria e l’Iraq: in Iraq la Turchia appoggia i Curdi contro il governo centrale filo-iraniano,  mentre in Siria appoggia gli insorti contro il governo filo-iraniano di Assad, il quale ha aizzato contro la Turchia i Curdi siriani. Il 25 ottobre scorso gli insorti siriani sono entrati nei distretti curdi di Ashrafiyeh e Sheykh Masud a nord di Aleppo. Negli scontri fra gli insorti e l’esercito di Assad sono morti anche molti Curdi, pare per i bombardamenti dei governativi. Il giorno seguente i Curdi hanno affrontato gli insorti per protestare e ne è nato uno scontro a fuoco in cui i ribelli siriani hanno ucciso cinque Curdi e ne hanno feriti molti altri. Così la Turchia si trova nella strana situazione di avere una parte dei Curdi ostili, una parte dei Curdi alleati, a seconda della vallata in cui vivono, e del governo da cui dipendono. 

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