Il millenarismo come visione della storia e ideologia politica
Parte II – Il secolo delle idee assassine

25/07/2013

Nella prima metà del XX secolo l’Europa fu travolta da ideologie rivoluzionarie millenariste che provocarono stragi e catastrofi tali da far definire il ‘900 ‘il secolo delle idee assassine’: comunismo e nazismo. Entrambe le ideologie volevano la distruzione della realtà esistente per salvare l’umanità e costruire l’uomo nuovo, puro e libero, dedito al bene della comunità e non al bene personale, di cui tutti vagheggiavano.    Non soltanto il nazional-socialismo  hitleriano, ma anche altri nazionalismi aspiravano alla costruzione dell’uomo nuovo, puro e rigenerato, per costruire la società buona.

Engels e Marx, nella seconda metà del 1800, teorizzarono la rivoluzione come «lotta di annientamento e terrorismo senza riguardi»  fra i ‘proletari’ (che vivono soltanto del proprio lavoro) e i ‘borghesi’ (che usano il lavoro manuale degli altri). La rivoluzione, «l’ultima Guerra Santa alla quale seguirà il Regno millenario della libertà», come scrisse Engels, sarebbe giunta presto… «Un incendio generale brucerà le vecchie istituzioni europee illuminando le nazioni vittoriose verso un futuro libero, felice e glorioso». Noi sappiamo come andò a finire.

Al di là dell’apparente scientificità, anche il pensiero di Marx era per molti versi semplice superstizione: spariti i ‘malvagi’ e la loro strutture, tutto sarebbe andato bene. Quando nella realtà questo non successe, i comunisti al potere avviarono la caccia dei residui ‘malvagi’. Perciò la storia del comunismo reale ebbe tante epurazioni interne, tanti cicli di terrore poliziesco.

La rivoluzione comunista in Russia avvenne nell’autunno del 1917, sotto la guida di Lenin, sostenitore di una guerra di sterminio per «ripulire il suolo della Russia di qualsiasi insetto nocivo, delle pulci: i furfanti; delle cimici: i ricchi». Ottenuto il potere, istituzionalizzò il terrorismo di stato per «purificare la Russia sul campo […] sterminare implacabilmente i nemici della libertà».  «Questa visione portò inevitabilmente a produrre una smisurata scia di cadaveri e un gigantesco cumulo di rovine materiali e morali», scrive Luciano Pellicani nel saggio “Dall’Apocalisse alla Rivoluzione”. E la produsse in tutti i paesi che divennero comunisti, o per conquista, o a seguito di una rivoluzione.

Fra il 1932 e il 1933, Stalin fece morire per fame sette milioni di Kulaki in Ucraina. Ma già nel 1918 Lenin scriveva che il kulakcioè il contadino che è anche proprietario della terra − «è un feroce nemico del potere sovietico […] la lotta contro il kulak è la lotta finale, decisiva […] Questi ragni velenosi, queste sanguisughe… Guerra implacabile contro questi kulaki!».

Non furono da meno i comunisti cambogiani, i Khmer Rossi, quando conquistarono il potere: deportarono tutta la popolazione delle città e ne fecero strage.

Percentualmente meno assassino fu il regime comunista di Mao ZeDong in Cina, dal 1949 al 1977, che però distrusse non soltanto decine di milioni di Cinesi, ma la cultura e l’economia cinese, gettando una popolazione di 1300 milioni di persone in condizioni di grande povertà e di obbedienza nella paura.

La rivoluzione nazional-socialista in Germania, guidata da Hitler, imitò Lenin, ma indicando un ‘nemico’ diverso da distruggere per la salvezza della società: gli Ebrei, anziché i ‘borghesi’. Gli Ebrei erano definiti ‘razza inquinante’ per il sangue e la cultura dei puri e innocenti Tedeschi. Lo scopo era snaturare i Tedeschi stessi, rendendoli spietati conquistatori, assassini di massa, capaci di schiavizzare i popoli del mondo senza provare pietà per nessuno. E sradicare l’individualismo. Hitler usò esplicitamente scenografie e liturgie politiche  ricalcate su quelle del cristianesimo, e si presentò nei discorsi e nelle immagini come il Salvatore inviato dalla provvidenza per difendere e salvare la nazione tedesca, e scatenò stragi apocalittiche, fino alla distruzione della stessa Germania.

Oggi l’ideologia della salvezza attraverso la distruzione delle popolazioni definite 'agenti di satana’ è diffusa nel mondo islamico. Il ‘satana’ da distruggere per i jihadisti sono gli oppositori non-islamici, ma anche gli oppositori islamici.  La legge orale islamica – i detti del profeta o Hadith − cita queste parole di Maometto: «La mia nazione si dividerà in 72 fazioni, solo una sfuggirà all’inferno». Nel frattempo le varie fazioni creano l’inferno in terra, per sé e per gli altri. Come sempre fa ogni ideologia, religiosa o laica, che intenda creare il mondo della giustizia eliminando le ‘impure e imperfette’ persone in carne e ossa.  

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