Kazakistan: ancora nessuna produzione
da Kashagan

22/04/2014

I giacimenti di Kashagan, nel mar Caspio settentrionale, hanno circa 35 miliardi barili di petrolio. L’inizio della produzione continuativa, utilizzabile per l’esportazione, prevista per il 2005, è stata più volte rimandata e rischia ora di slittare al 2016 per problemi tecnici: l’alta concentrazione di zolfo causa guasti alle condutture e continue fughe di gas, perciò pare necessaria la sostituzione di tutte le tubature per mettere in sicurezza l’impianto.

Sono diverse le cause del ritardo:

1.     il giacimento si trova in una zona impervia, ghiacciata per un periodo di 3-6 mesi all’anno, ed enormi placche di ghiaccio rendono difficile la trivellazione;

2.     il governo kazako ha più volte cambiato le regole del gioco per ottenere i massimi profitti dalle aziende coinvolte nel progetto;

3.     i soci del consorzio per lo sfruttamento del giacimento non vanno d’accordo; alcuni in questi anni si sono ritirati e sono stati sostituiti da altri, ma ancora volano le accuse reciproche. Ancora di recente la nostra ENI, che ha un ruolo di spicco nel progetto, è stata accusata di negligenza e di mancato rispetto dei patti.

I ritardi hanno fatto lievitare i costi dai $10 miliardi inizialmente previsti a $46 miliardi, e ora il nuovo slittamento causerà un ulteriore aumento dei costi di $14 miliardi! 

La notizia è una doccia fredda per Astana: il governo kazako credeva di poter contare già nel 2014 sui proventi della produzione, che stimava attorno ai 175 mila barili al giorno, per risollevare il paese dalla crisi finanziaria. La maggior parte delle banche e delle aziende sono piene di debiti e sull’orlo del fallimento, il governo riesce a mantenere la pace sociale soltanto elargendo sussidi alla popolazione.

Il governo ha ancora a disposizione il Fondo di Sicurezza dello stato in valuta estera, che ammonta a $58 miliardi, ma doverlo intaccare significherebbe ammettere di essere in situazione di grave emergenza. 

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