Bahrein:
l’espulsione di un diplomatico USA segna una svolta

11/07/2014

Per dieci anni gli Stati Uniti hanno cercato di sfruttare le divisioni tra Sciiti e Sunniti del Golfo Persico per creare un nuovo equilibrio tra le potenze della regione, ma ora si trovano in disaccordo con entrambe le parti. La forte irritazione dei Sunniti del Golfo è stata espressa dal Bahrein, che il 7 luglio scorso ha dichiarato il diplomatico Tom Malinowski, assistente del Segretario di Stato per la Democrazia, i Diritti Umani e il Lavoro, “persona non gradita”. Il governo del Bahrein ha accusato di ingerenza negli affari interni Malinowski per aver incontrato i vertici del maggior gruppo sciita del paese, Al Wefaq. Il giorno successivo Malinowski ha scritto su twitter di esser stato espulso perché il governo vuole minare il dialogo con l’opposizione a maggioranza sciita. Inoltre il Dipartimento di Stato ha sostenuto che l’incontro con Al Wefaq era stato regolarmente concordato con le autorità bahreinite competenti.

L’espulsione di Malinowski non è un gesto da poco. Il Bahrein è un alleato stretto di Washington, e la V flotta americana staziona proprio lì (anche se gli Usa stanno costruendo una nuova base in Oman). Inoltre Malinowski non è un diplomatico in servizio in Bahrein, ma un assistente del Segretario di Stato in visita ufficiale. Si tratta di un’azione senza precedenti nei confronti di un funzionario americano in visita. Probabilmente il Bahrein agisce su istigazione dell’Arabia Saudita, suo principale alleato nella regione. Da quando − durante le rivolte del 2011 − Riyadh ha inviato le sue truppe per sedare le manifestazioni di malcontento a Manama, il Bahrein dipende sempre più dai Sauditi.

I rapporti tra l’Arabia Saudita e gli Stati Uniti sono nettamente peggiorati nell’ultimo anno. Washington non ha voluto intervenire per rovesciare il regime siriano e sta cercando il dialogo con l’Iran. I Sauditi, dal loro punto di vista, sentono di non potersi più fidare degli Americani per quanto riguarda gli equilibri regionali, specialmente quando sono coinvolti l’Iran e i suoi alleati sciiti.

Il principale compito di Malinowski è promuovere la democrazia, obiettivo in contrasto con gli interessi del governo saudita e di quello bahreinita, perché favorirebbe la maggioranza sciita. Non è chiaro quale sia l’argomento specifico che ha portato all’espulsione, ma indubbiamente il dialogo con gli Sciiti spaventa il governo. Ma la vicenda non riguarda solo la politica interna. Sono in ballo i timori degli stati arabi sunniti, specie di quelli del Golfo Persico che si trovano schiacciati tra jihadismo, processi di democratizzazione e la crescente influenza degli Sciiti. Mentre combatte per contenere l’influenza iraniana in Iraq e in Siria − dove gli Stati Uniti hanno dimostrato di non collaborare − l’Arabia Saudita non può certo permettere che Washington fornisca all’Iran un’opportunità sul versante saudita del Golfo Persico. Riyadh e i suoi alleati vogliono mendare un messaggio forte agli Stati Uniti: la Penisola Arabica deve restare fuori dalla loro politica di equilibrio di potenza. 

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