La Cina e i suoi vicini:
accordi con Pakistan e Afghanistan

17/11/2014

Durante un recente viaggio a Pechino il nuovo presidente afgano Ashraf Ghani Ahmadzai è riuscito a ottenere dal governo cinese promesse di investimenti per 245 milioni di dollari in tre anni, e un programma di formazione di 3000 funzionari nell’arco di cinque anni. Pochi giorni prima la Cina si era impegnata a investire ben 42 miliardi di dollari in Pakistan, in particolare nel settore energetico.  La Cina dimostra così una nuova attenzione verso questi paesi. Perché? Il governo di Pechino è molto preoccupato dal rischio che il terrorismo si estenda dal Pakistan e dall’Afghanistan alla Cina. Recentemente il presidente Xi Jinping ha cancellato una visita in Pakistan per paura delle manifestazioni organizzate da Imran Khan e dall’islamista Tahrir-ul-Qadri.

La Cina vorrebbe che i due paesi fossero stabili e collaborativi, perché il Pakistan può essere un ponte logistico per i commerci fra la Cina e l’Oceano Indiano, l’Afghanistan fra la Cina e l’Asia Centrale.

Pechino sa che in entrambi i paesi, in particolare nelle Aree Tribali pachistane, si nascondono cellule di jihadisti uiguri − di religione islamica – che operano nello Xinjiang cinese.

In cambio degli aiuti economici e degli investimenti Islamabad e Kabul si sono impegnate a tenere a bada il pericolo jihadista. Sharif ha sottolineato di voler prendere ogni misura necessaria per difendere gli interessi cinesi e schiacciare gli estremisti uiguri in territorio pachistano. La Cina spera che gli aiuti contribuiscano a rivitalizzare l’economia di Pakistan e Afghanistan e spingano i rispettivi governi a fare uno sforzo in più per contenere gli estremisti islamici.

L’Afghanistan si trova in una posizione piuttosto delicata: la sua sicurezza e la sopravvivenza del governo dipendono in larga parte dagli aiuti e dagli investimenti esteri. Kabul ha sempre avuto stretti rapporti con l’India, paese con cui però non confina. Ora è pronto ad aprire la porta al Pakistan, oltre che alla Cina. A inizio novembre il generale dell’esercito Raheel Sharif e il tenente generale Rizwan Akhtar, nuovo capo dei servizi segreti pakistani, hanno visitato l’Afghanistan e presto il Presidente afgano dovrebbe ricambiare la visita.

A fine dicembre 2014 le forze della NATO dovrebbero completare il ritiro dall’Afghanistan, lasciando soltanto 12.000 unità sul terreno, quasi tutti Americani. Il governo uscito dalle recenti elezioni è stato formato con un meccanismo singolare: Abdullah, il principale rivale del presidente, è stato nominato “amministratore delegato” del paese – posizione simile a quella di un primo ministro. Non si sa se questa condivisione del potere fra maggioranza e opposizione riuscirà a funzionare e a mantenere il paese in pace.

Kabul spera anche che la Cina riesca a spingere il Pakistan a una maggiore collaborazione contro i Talebani, perché la loro sconfitta non può prescindere da una collaborazione fra Afghanistan e Pakistan. Sono ormai lontani i tempi in cui Islamabad si serviva dei Talebani per influenzare la politica afghana. Le recenti operazioni dell’esercito pakistano nel Waziristan del nord testimoniano che i Talebani sono una seria minaccia anche alla stabilità del Pakistan. Le aree di confine fra Afghanistan e Pakistan rischiano di trasformarsi nella culla di un nuovo califfato, perciò i due paesi cercano le basi per un’intesa mirata a sradicare il pericolo jihadista, e la Cina potrebbe essere il perno e l’arbitro dell’intesa.

                                         

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