Gli Herero,
l’altro genocidio dimenticato

14/04/2015

Rendiamo omaggio al coraggio di papa Francesco nel ricordare il genocidio degli Armeni, passato sotto silenzio per convenienza politica durante la Guerra Fredda e finché si pensava che la Turchia sarebbe entrata nell’Unione Europea.

Ma la strage pianificata degli Armeni da parte dello stato di cui erano cittadini non fu la prima del XX secolo.

Nel 1904 i Tedeschi della ‘liberale’ Germania di Bismark sterminarono in Namibia la popolazione degli Herero, che si ribellava al dominio coloniale.

Il generale von Trotha, inviato in Africa a sedare la rivolta con 15 000 soldati, scrisse a Berlino “la nazione Herero deve essere distrutta”. […] “Ritengo preferibile che la nazione herero perisca piuttosto che infetti i nostri soldati e inquini la nostra acqua e il nostro cibo”.

Oltre la metà dell’intera popolazione herero morì di fame, di sete e di fatica nel deserto, inseguita dai Tedeschi che le impedivano l’accesso ai pozzi e al cibo e sparavano a vista a chi si fermava. Altre migliaia di Herero fatti prigionieri in zone lontane dal deserto vennero messi in campi di concentramento e di lavoro forzato e fatti morire di fatica, malattia e fame. Fu la prima applicazione del metodo di sterminio applicato successivamente dai Tedeschi ai prigionieri di guerra polacchi e sovietici, ai nemici politici e agli Ebrei, prima della ‘soluzione finale’.

Nel campo di concentramento per Herero di Shark Island i Tedeschi diedero avvio agli esperimenti di ‘eugenetica’ proseguiti dai nazisti. Il medico e antropologo Eugen Fischer, che fu poi il maestro di Mengele, fece esprimenti su bambini e adulti che comprendevano la sterilizzazione e l’inoculazione di germi del vaiolo, del tifo e della tubercolosi.

All’inizio delle ostilità la popolazione indigena contava 60-80mila persone. In quattro anni ne scomparve il 75-80%.

 

 

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