L’Artico è sempre più affollato

07/09/2015

Secondo l’esplorazione geologica condotta dagli USA nel 2008, l’Artico potrebbe contenere il 25% delle risorse minerarie del pianeta. Il riscaldamento del globo – Artico incluso – apre la possibilità di sfruttamento di quelle risorse, perciò si assiste alla corsa all’Artico non soltanto dei paesi che vi si affacciano con una parte del proprio territorio (USA, Canada, Russia, Danimarca, Norvegia), ma anche da parte di altri paesi lontani. Il Consiglio Artico dal 2013 è composto anche da Cina, Giappone, Corea del Sud, Singapore, India e Italia. 

La Russia sta rafforzando la propria presenza militare, economica e scientifica nell’Artico. Il 60% del territorio e l’80% della popolazione artica appartengono alla Russia. Gli USA vogliono ora rafforzare la propria presenza e l’importanza del proprio ruolo. Gli USA cooperano da lungo tempo con il Canada nel North Warning System, che sorveglia l’Artico per prevenire possibili invasioni o attacchi missilistici, e raccoglie dati di intelligence. Ma sono in posizione di netta inferiorità: hanno 3 rompighiaccio contro i 41 della Russia, non hanno porti artici per i sottomarini − mentre i Russi hanno la più grande base sottomarina del mondo −, non hanno basi attrezzate per il salvataggio delle persone o per la difesa dell’ambiente.

Gli USA non hanno neppure firmato l’accordo ONU sulla legge del mare, che regola la definizione dei confini marittimi in base all’estensione della piattaforma continentale, perciò non possono far riconoscere dall’ONU i propri confini nell’Artico, come invece hanno fatto Russia, Norvegia, Canada e Danimarca. 

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