Parigi, 13 novembre 2015

17/11/2015

Abbiamo sentito fiumi di parole sugli attentati di Parigi, cui non vogliamo aggiungere altre povere parole nostre. Riprendiamo invece le frasi più significative scritte il 16 novembre da Pascal Bruckner (Pearl Harbour à la française) su le Point.

“La sproporzione è stupefacente: sette o otto persone possono terrorizzare intere folle. Noi non teniamo la morte, proclamano i jihadisti per dimostrare la loro superiorità. È la vita che temono, perciò la calpestano, la umiliano, la distruggono, preparano candidati al martirio fin dalla culla…..

Il loro successo è totale. Dove altri, patetici clowns con coltelli e fucili inceppati, hanno fallito, loro sono riusciti. E non si preoccupano quasi di giustificare i loro atti. Sì, hanno menzionato Siria o Israele, ma per pura retorica: ci uccidono non per quello che facciamo, ma per quello che siamo. Il nostro crimine è esistere; siamo colpevoli di vivere in società libere ed egalitarie. Il vero motore del fondamentalismo non è tanto il rispetto scrupoloso della tradizione (..) quanto la paura di una vita basata sull’autonomia, sull’innovazione costante, sulla precarietà dell’autorità. Accettare l’Occidente significherebbe venire a patti con l’espansione del progresso, del pensiero libero, dell’individualismo.

Il progresso della libertà è inseparabile dall’odio per la libertà e per i diritti delle donne, specialmente per la liberazione delle donne. Questa liberazione è un cambiamento simbolico fondamentale. Di qui nascono queste nuove generazioni di convertiti nati in Europa, questi emiri dagli occhi azzurri, senza posto nelle loro società, che cercano la sicurezza nel rigore delle regole. Perché quelli che accoltellano, che traforano di proiettili i passanti, sono convinti di raggiungere la salvezza con l’assassinio, in una dimensione a un tempo millenarista e nichilista. Questi giovani uomini sono certi di vivere la fine dei tempi: una oscura scatologia li spinge ad affrettare la venuta dell’Ultimo Giorno col massacro. Un gran bagno di sangue purificherà l’umanità peccatrice per prepararne il ritorno al califfato primordiale.

Questo nichilismo ha due fonti: è insieme messianico e fascista (…).  Vogliono farci cadere nella trappola della repressione cieca (…).  Ma più proteggiamo i diritti degli islamici francesi rispettosi delle leggi, più contrastiamo i piani dei ‘pazzi di Dio’.

 

Che cosa dobbiamo fare?

Non cambiare le nostre abitudini; vivere come se il terrorismo non esistesse, lavorare con la consueta naturalezza. Contrastare gli assassini con sdegno civile (….) neutralizzare i militanti rientrati dalla Siria, espellere senza cerimonie gli imam equivoci e i predicatori d’odio, chiudere le moschee salafite.

I deboli di cuore dicono che paghiamo il prezzo dell’intervento nei paesi islamici. È pura idiozia. A parte il fatto che gli interventi hanno sempre salvato vite di Musulmani − Sarajevo nel 1995 ne è un esempio − è proprio in Siria, dove i nostri interventi sono stati estremamente limitati, che lo Stato Islamico ha avuto il suo grande successo. Se la Francia non avesse accettato nel 2013 la richiesta del governo del Mali di fermare l’offensiva di alQaeda nel nord del paese, avrebbe abbandonato un alleato e ignorato per ignavia un pericolo diretto anche all’Europa (….)”.

Bruckner continua ricordando che il fatale errore che ha permesso lo sviluppo del Califfato è stata la decisione degli USA di sciogliere il partito Baath e l’esercito iracheno dopo l’invasione dell’Iraq, per poi andarsene troppo presto, lasciando il paese nel caos. Ora in Europa arrivano milioni di rifugiati, fra cui sappiamo che si sono infiltrati militanti dell’ISIS o di alQaeda, come aghi nascosti nella massa. Rifiutarsi di preoccuparsene e di prendere in considerazione le richieste dei paesi dell’Est Europa è stato un gesto di arroganza imperiale travestita da generosità da parte della Merkel, la quale a giugno sputava duri giudizi sui Greci, in agosto accoglieva i Siriani senza controlli, obbligando i paesi del Balcani e dell’Est Europa ad accettarne il flusso sul loro territorio − per poi andare a omaggiare l’autocrate Erdogan prima delle elezioni, sperando nella sua improbabile collaborazione.  

E conclude: “Dobbiamo distruggere gli assassini”. 

Il progresso della libertà è inseparabile dall’odio per la libertà e per i diritti delle donne, specialmente per la liberazione delle donne. [...] Quelli che accoltellano, che traforano di proiettili i passanti, sono convinti di raggiungere la salvezza con l’assassinio, in una dimensione a un tempo millenarista e nichilista.

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