Alta velocità da Singapore alla Cina?

10/05/2016

Lo sviluppo dei sistemi di comunicazione e di trasporto in Cina e nel sud est asiatico sta procedendo a un ritmo che in Europa neppure immaginiamo. Strade e ferrovie stanno per aprire al commercio globale regioni e popolazioni che ne sono sempre state escluse; la loro costruzione costituisce non soltanto un’attività economica di grande portata, ma crea legami e fiducia fra il paese costruttore e il paese in cui si realizza l’opera.

È in corso una dura competizione fra Cina e Giappone per assicurarsi la costruzione dei 350 chilometri di ferrovia ad alta velocità che unirà Singapore alla Malesia, che è soltanto un tratto dei 1700 chilometri di strada ferrata che dovrà unire il porto di Singapore a Kunming in Cina, e quindi alla rete delle ferrovie che attraverseranno tutta l’Asia da est ad ovest

È in corso una dura competizione fra Cina e Giappone per assicurarsi la costruzione dei 350 chilometri di ferrovia ad alta velocità che unirà Singapore alla Malesia, che è soltanto un tratto dei 1700 chilometri di strada ferrata che dovrà unire il porto di Singapore a Kunming in Cina, e quindi alla rete delle ferrovie che attraverseranno tutta l’Asia da est ad ovest. Da cinquant’anni i Giapponesi hanno la tecnologia e le capacità più avanzate al mondo in campo ferroviario, ma i Cinesi stanno togliendo loro la costruzione di molti progetti. La decisione di affidare un lavoro pubblico di così grande importanza non viene presa dai governi soltanto sulla base dei costi e delle capacità tecnologiche, ma anche sulla base dei rapporti diplomatici da privilegiare e della disponibilità del paese costruttore a fornire finanziamenti agevolati anche per altri progetti bilaterali. La Cina ha già vinto l’appalto per la costruzione di una ferrovia ad alta velocità in Indonesia grazie alla disponibilità a finanziarne il costo completo. I Giapponesi avevano fatto un’offerta a prezzi inferiori, a fronte di una tecnologia di qualità superiore, ma erano disposti a finanziare l’opera soltanto in parte.

I paesi del Sud-est asiatico hanno una geografia che ostacola l’integrazione con l’interno del continente, cioè con la Cina. Si affacciano tutti sul mare, eccetto il Laos, ma alle spalle hanno catene di montagne che dall’altopiano del Tibet corrono verso sud, formando valli separate e parallele, dove scorrono molti fiumi di grande portata, che però non formano un intreccio di acque navigabili fra diversi paesi. Soltanto il fiume Mekong attraversa più stati (Cina, Laos e Cambogia), ma il tratto a monte non è navigabile. La Asian Development Bank, finanziata in modo preponderante dalla Cina e dal Giappone, ha calcolato che occorre investire 8000 miliardi di dollari in infrastrutture, soprattutto ferrovie strade e porti, per sviluppare il mercato comune perseguito dall’ASEAN (Associazione delle Nazioni del Sud Est Asiatico) e far uscire dalla povertà tutte le popolazioni della regione.

Il Laos beneficerebbe grandemente della costruzione della ferrovia, ma non ha capitali da investire, perciò aspetta le decisioni della Cina, cioè del paese che ha il massimo interesse commerciale e militare ad aprirsi corridoi di accesso all’Oceano Indiano, ma è anche riluttante a sostenere i costi di costruzione della ferrovia (inclusi i 76 tunnel e 154 ponti necessari) attraverso le montagne, perché da un punto di vista economico l’investimento sarebbe in netta perdita. Meno costosi sarebbero gli 850 chilometri del tratto tailandese della ferrovia, ma Cina e Tailandia non hanno ancora trovato l’accordo sul percorso. Nei prossimi mesi sia il tratto tailandese sia il tratto malese potrebbero venir definiti e appaltati, dopo di che potrebbe sbloccarsi anche la decisione rispetto al tratto laotiano. Potrebbe allora prendere il via uno dei più grandi progetti ferroviari del mondo, che ha il potenziale di cambiare l’economia dell’intera regione.

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