Il corridoio economico sino-pachistano

11/05/2016

Il primo ministro pachistano Nawaz Sharif sostiene che i legami tra Pakistan e Cina sono “più alti delle montagne” e “più profondi dell’oceano”. A maggio 2015 queste parole hanno trovato conferma: in occasione della sua prima visita in Pakistan, il presidente cinese Xi Jinping ha firmato accordi per un valore di 28 miliardi di dollari, per realizzare una parte del grandioso progetto denominato “Corridoio economico sino-pakistano”, del valore complessivo di 46 miliardi di dollari. Il progetto − che vuol collegare la Cina ai porti pachistani di Gwadar (costruito dai Cinesi) e di Karachi − deve ancora superare una serie di ostacoli, ma se verrà portato a termine aiuterà a stimolare la crescita del Pakistan e in particolar modo della sua parte occidentale, particolarmente povera perché tutta montagne, come si vede nell’immagine di testata.

Per Pechino il ‘corridoio’ rafforzerà l’influenza cinese e aprirà una nuova via per il commercio tra la Cina e i paesi che si affacciano sul Mar Arabico e sul mar Rosso. Ora i mercantili e le petroliere che operano fra il Mar Arabico e la Cina devono attraversare l’Oceano Indiano, lo Stretto di Malacca (una delle zone più minacciate dalla pirateria al mondo) e il Mar Cinese Meridionale, le cui acque sono variamente contese fra gli stati che vi si affacciano. Avere vie di trasporto verso porti che si affacciano ad altri mari è per la Cina una necessità strategica.

Il corridoio economico sino-pachistano è un progetto complesso e articolato, che prevede la realizzazione di una rete di strade, ferrovie, condotti per l’energia e altre infrastrutture che partiranno dalla città di Kashgar, nella provincia occidentale dello Xinjiang, e toccheranno le principali città pakistane. Il progetto si inserisce nella strategia cinese di diversificazione delle vie commerciali e di miglioramento dei collegamenti con i paesi dell’intera Eurasia, denominata “One belt, one road”. La realizzazione di questa rete infrastrutturale è altrettanto importante per il Pakistan, dove porterebbe a superare la cronica carenza di energia, aprendo la possibilità di un boom economico. Il Pakistan potrebbe diventare il fulcro delle vie energetiche della regione, connettendo (tramite oleodotti e gasdotti) il Medio Oriente, l’Asia Centrale, il Sud est asiatico e la Cina. 

Avere vie di trasporto verso porti che si affacciano ad altri mari è per la Cina una necessità strategica. Il Pakistan potrebbe diventare il fulcro delle vie energetiche della regione, connettendo (tramite oleodotti e gasdotti) il Medio Oriente, l’Asia Centrale, il Sud est asiatico e la Cina.

Da vent’anni gli Stati Uniti inseguono lo stesso obiettivo, cercando di mettere in collegamento l’Asia Centrale, ricca di risorse energetiche, con le regioni del Sudest asiatico che ne sono carenti, tramite il gasdotto TAPI, che dovrebbe collegare Turkmenistan, Afghanistan, Pakistan e India (in verde nella mappa a lato). Ma i lavori si sono arenati per problemi di sicurezza. Il timore che milizie fondamentaliste possano diventare attive entro i suoi confini incentiva ulteriormente la Cina a cercare di stabilizzare la regione tramite lo sviluppo economico, e gli investimenti cinesi in Pakistan vanno letti anche in quest’ottica.

Il corridoio sino-pachistano è il più grande progetto di investimenti nella storia del Pakistan ed è già stato etichettato come la soluzione dei problemi del paese, poiché si ritiene che possa creare posti di lavoro, far crescere l’economia e rivoluzionare il settore energetico. Ma la mancanza di riforme strutturali – più democrazia, meno corruzione, rafforzamento delle istituzioni civili ed economiche soprattutto nel Belucistan – potrebbe minare i potenziali benefici del progetto (mappa a lato). Il governo pachistano deve superare molti ostacoli. Il primo è il regionalismo: la rivalità tra le province pachistane, ognuna con una propria forte identità culturale, ha a lungo ostacolato la creazione di un’identità nazionale. In particolare il Belucistan, la provincia meno popolosa del paese, accusa il Punjab, la più ricca e popolosa, di discriminare la sua gente e di aver estromesso autorità a aziende del Belucistan dalla gestione dei lavori relativi al progetto del corridoio. È il caso del porto di Gwadar (una delle due destinazioni del corridoio), la cui gestione è stata affidata a un’azienda cinese con una concessione della durata di 43 anni. Un senatore del Belucistan ha chiamato il progetto “corridoio Cina-Punjab” e ha denunciato il fatto che il corridoio orientale sarà privilegiato rispetto a quello occidentale. Ci sono poi difficoltà di natura burocratica e legalistica. Ma le difficoltà maggiori sono legate alla sicurezza. Il corridoio dovrebbe attraversare il Kashmir (che l’India contende al Pakistan) e il Belucistan, territori dove sono frequenti gli attacchi a infrastrutture e villaggi. A protezione dei tecnici e ingegneri cinesi che lavorano al corridoio è stata predisposta una forza armata di ben 12000 uomini. Da allora i gasdotti in Belucistan non sono più stati attaccati e un gruppetto di combattenti beluci si sono arresi e consegnati all’esercito.

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