L’Egitto negozia un prestito dal FMI

06/08/2016

L’Egitto sta negoziando con il Fondo Monetario Internazionale il più grande pacchetto di prestiti che l’organizzazione abbia mai predisposto per un paese del Medio Oriente o del Nord Africa. Quando la notizia è stata confermata, la borsa egiziana ha avuto un forte rialzo. I dettagli restano da definire, ma Il Cairo spera in un accordo in tempi rapidi. Il finanziamento porterà all’Egitto quasi 12 miliardi di dollari in tre anni, cifra considerevole ma non sufficiente, perché secondo l’agenzia di rating Fitch il paese ha bisogno di 10 miliardi l’anno. Tuttavia dovrebbe bastare per alleviare la carenza di dollari.

I finanziamenti stranieri sono essenziali per l’Egitto, che ha infrastrutture e processi di industrializzazione ancora in via di sviluppo e una popolazione di 91 milioni di persone da sfamare. L’opinione pubblica però è ostile ai finanziamenti esteri, che vengano dai paesi del Golfo o da istituzioni internazionali come l’FMI. Il governo sta cercando di cambiare l’atteggiamento degli Egiziani nei confronti degli aiuti dell’FMI, in passato naufragati per l’opposizione dell’opinione pubblica a misure d’austerità. In questi giorni la TV egiziana parla molto dei benefici che l’accordo potrebbe comportare, negando che l’FMI abbia posto condizioni dure.

L’afflusso di denaro da Kuwait, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita è fortemente diminuito con la caduta del prezzo del petrolio, obbligando l’Egitto a prendere in considerazione il piano dell’FMI. Inoltre il denaro proveniente dal Golfo si accompagna a una serie di richieste non facili da soddisfare; l’Arabia Saudita, per esempio, vuole una maggiore partecipazione delle forze armate egiziane nel conflitto in Yemen. Riyad ha recentemente cancellato miliardi di aiuti miliari al Libano per motivi politici, esempio di come gli aiuti del Golfo non siano mai privi di vincoli.

Il prestito dell’FMI ha meno implicazioni politiche di quelli dei paesi del Golfo, ma impone misure di austerità difficili da propinare all’elettorato egiziano. Per ottenere il prestito dell’FMI l’Egitto deve svalutare la moneta, riformare la politica fiscale e tagliare i sussidi energetici. Deve anche fare un piano di riforme, dimostrare la volontà di andare sui mercati internazionali per finanziare parte del debito e privatizzare parte delle imprese statali. I precedenti piani dell’FMI per l’Egitto si sono arenati perché il governo non è stato in grado di attuare riforme economiche significative. Se ora al Sisi riuscirà a convincere l’opinione pubblica egiziana della necessità di queste misure, il piano potrà davvero contribuire a stabilizzare l’Egitto e a rimettere in carreggiata la sua economia.

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