Dalla Tailandia brutte notizie

02/09/2016

Nei giorni 11 e 13 agosto, compleanno della regina e festa della mamma per i Tailandesi, lungo le coste della Tailandia frequentate dai turisti stranieri si sono avuti una serie di attacchi terroristici paragonabili a quelli del 2012. Pare sia opera delle milizie armate della minoranza islamica di etnia malese che abita la regione al confine con la Malesia, che hanno ucciso più di 6000 persone dal 2004 a oggi con i loro attentati. L’insurrezione della minoranza malese dura da due secoli, ma ha conosciuto lunghe fasi di calma. Anche altri gruppi ribelli radicali compiono violenze in Tailandia con motivazioni politiche, ma la polizia e il governo preferiscono attribuire ogni attentato alla minoranza islamica, per mantenere l’apparenza di armonia nel resto della popolazione e nel resto del paese e non spaventare i turisti, che alimentano il 12 % del PIL annuo.

Nel 2004 l’ennesimo colpo di stato militare depose il governo della sorella di Thaksin, ma le violenze politiche non cessarono: una cinquantina di persone vengono uccise tutti i mesi in dimostrazioni o attentati terroristici. Ora anche l’insurrezione del sud si riaccende in modo acuto e colpisce il turismo, mettendo in pericolo l’economia. Il governo ha deciso di aprire trattative con il gruppo Mara Patani, che rappresenta diverse milizie, ma non tutte. I gruppi ribelli sono molto frammentati e divisi, il che complica i negoziati e ne mette a rischio i risultati. È già successo nel passato che accordi presi con il Mara Patani non fermassero affatto gli attacchi. Perciò insieme alle trattive con il Mara Patani il governo tenta anche di affidare l’ordine locale ad alcune milizie ribelli che non fanno parte del Mara, per indebolire la ribellione dall’interno. Le possibilità di un successo duraturo sono ben scarse, perché l’insurrezione riceve aiuti attraverso la frontiera.

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