L’Uzbekistan a una svolta pericolosa

13/09/2016

Il presidente dell’Uzbekistan Islam Karimov è morto il 29 agosto 2016, dopo 25 anni di governo ininterrotto. Il successore non avrà vita facile e il paese corre il rischio di entrare in un periodo di instabilità.

L’Uzbekistan occupa la parte più vasta della fertile pianura di Fergana in Asia Centrale, circondata da monti e deserti. Ha oltre 30 milioni di abitanti, cioè molti di più degli stati con cui confina. Fu per un millennio il cuore della Via della Seta: Bukhara,Tashkent e Samarcanda ne portano il ricordo nel tessuto urbano. Confina con tutti gli altri stati dell’Asia Centrale − Kazakhstan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e l’Afghanistan a sud – perciò gli avvenimenti uzbeki hanno ripercussioni su tutta la regione.

L’Uzbekistan ha grandi giacimenti di gas naturale. Il primo prodotto di esportazione è proprio l’elettricità che produce in centrali sia a gas sia idriche. Ha anche depositi importanti di oro, uranio e rame. L’agricoltura intensiva fornisce un quarto del PIL, producendo soprattutto cotone e grano. A differenza dagli stati confinanti, l’Uzbekistan è autosufficiente dal punto di vista agricolo.

Tutti questi elementi hanno dato agli Uzbeki un carattere nazionale particolarmente indipendente, che si mantenne tale anche in epoca sovietica. Oggi gli Uzbeki sono collaboratori ma anche contendenti della Russia all’interno del CSTO (Collective Security Treaty Organization). Nel CSTO il Tagikistan e il Kirghizistan approvano sempre le proposte russe, l’Uzbekistan vi si oppone e spesso riesce a farle modificare.

L’Uzbekistan ha una debolezza: la popolazione è divisa in linee claniche (mappa a lato). I cittadini sentono l’appartenenza al clan come prevalente rispetto all’appartenenza alla ‘nazione’ uzbeka. I clan sono connotati non tanto in base a criteri etnici, quanto in base a criteri regionali, religiosi ed economici.

Sappiamo poco delle popolazioni originarie dell’Asia Centrale, perché erano nomadi e non avevano documentazione scritta. Per molti secoli la storia della regione fu un susseguirsi di migrazioni, invasioni e mescolanze etniche. Dapprima prevalsero popolazioni di ceppo persiano, poi arrivarono ondate di Turchi, Mongoli e Siberiani. Attorno al XV secolo emersero gli Uzbeki, che si ritiene fossero originariamente una tribù mongola che prese il nome da Khan Oz Beg, o Uz Bek, che fu a lungo sultano della regione. Divenuti sedentari, gli Uzbeki si stabilirono nella valle di Fergana e nella regione di Samarcanda, cioè nelle due grandi oasi della regione. Nell’arco di un secolo anche le altre etnie della regione presero a definirsi uzbeke e si raggrupparono attorno a tre capitali: Bukhara, Kokand e Khiva. Ma le tribù non erano tre, erano nove: Qungrat, Qarluq, Jalair, Barlas, Kipchak, Oghuz, Yuz, Laquay e Manghit. Raramente c’erano matrimoni o collaborazioni economiche al di fuori della tribù.

I Russi nel XIX secolo assoggettarono la regione e vollero prevenire la formazione di una identità nazionale uzbeka. Chiamarono quelle terre Governatorato Generale del Turkestan, diviso nelle tre provincie di Samarcanda, Bukhara e Tashkent, ognuna governata da un capo-clan. Khiva non era ancora sotto controllo russo. Al crollo dell’impero zarista nel 1918 ci fu un breve tentativo di creare uno stato-nazione, ma dopo pochi mesi la regione divenne la Repubblica autonoma Socialista Sovietica del Turkestan, ma senza Bukhara e Khiva, che nel 1920 formarono due repubbliche indipendenti.

Nel 1924 Stalin riconfigurò gli stati dell’Asia Centrale (mappa a destra) creando cinque repubbliche con confini teoricamente corrispondenti alle etnie, in realtà studiati apposta per evitare che le singole etnie avessero territori separati e che gli stati assumessero connotazioni nazionali. Talora i confini vennero ulteriormente variati dal Cremlino: la Repubblica Autonoma Tagika, ad esempio, fino al 1929 faceva parte dell’Uzbekistan. Nel 1936 all’Uzbekistan venne invece accorpata la Repubblica Autonoma del Karakalpak, che prima faceva parte del Kazakhistan. Nel 1956 e nel 1963 all’Uzbekistan vennero aggiunte parti della Steppa di Mirzachul.

Parte integrante dell’identità clanica degli Uzbeki è l’identità religiosa. Il 97% degli Uzbeki è musulmano, ma c’è un diverso grado di osservanza, che aumenta progredendo da ovest a est, perciò i clan si considerano anche diversi nell’ottemperanza alle ‘giuste’ tradizioni.

In epoca sovietica si evidenziarono sette clan diversi, di cui i più importanti erano quelli di Tashkent, Fergana e Samarcanda. Mosca faceva il possibile per evitare che un clan prendesse il sopravvento economico e politico, preferendo tenere divisa la popolazione. Poiché Samarcanda era tradizionalmente la capitale culturale dell’intera Asia Centrale, nel 1930 Stalin spostò la capitale a Tashkent. Il potere di governo in epoca sovietica era esercitato dal Primo Segretario del Partito, posizione in cui Stalin fece ruotare a turno i rappresentanti dei tre clan più forti. Ma negli ultimi 25 anni il potere è rimasto nelle mani del clan di Karimov, che l’ha gestito con capacità e pugno di ferro, sia cercando di offrire a ogni clan sufficienti possibilità di potere economico e politico, sia reprimendo con la forza i periodici tentativi di ribellione.

Ancora oggi quasi il 9% della popolazione uzbeka lavora in Russia e manda a casa parte dello stipendio − i rapporti economici fra i due paesi sono molto intensi. Ma ora i paesi dell’Asia Centrale hanno un’alternativa al commercio con la Russia: quello con la Cina. I Cinesi sono interessati alle risorse dell’Uzbekistan, potrebbero perciò investire nelle infrastrutture del Paese e proporsi in alternativa alla Russia anche come partner per la difesa.

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